La Cuccìa nojese tra i nuovi PAT della Basilicata

Aggiornato l'elenco ministeriale. Grano carosella, acqua e vincotto gli ingredienti di un piatto semplice ma ricco di tradizione
didascalia.

Gli ingredienti della Cuccìa nojese.

Data:29 Feb 2020

Grano tenero di Carosella, acqua e vincotto. Bastano questi tre semplici ingredienti per preparare la Cuccìa nojese, un piatto povero ma ricco di storia. Un piatto che a Noepoli (PZ) profuma di devozione e tradizione. La cuccìa, infatti, non mancava mai e continua a non mancare su nessuna tavola il 13 dicembre, giorno in cui si celebra Santa Lucia.

Una tradizione ancora talmente viva nel piccolo centro del Pollino che, nell’ultimo aggiornamento dell’elenco nazionale, pubblicato sul SUPPLEMENTO ORDINARIO N. 9 ALLA GAZZETTA UFFICIALE N. 42 DEL 20 FEBBRAIO 2020, il Ministero della Politiche agricole alimentari e forestali ha riconosciuto la cuccìa nojese tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT). Su segnalazione dell’Agenzia lucana di sviluppo e innovazione in agricoltura alla Regione Basilicata, la cuccìa entra dunque nell’elenco dei PAT insieme ad altri 13 prodotti, di cui 9 in tutto curati dall’Alsia.

Il piatto profuma di antiche memorie, ha il sapore di tempi lontani, quando gesti lenti e sapienti accompagnavano con paziente devozione la sua preparazione. L’attesa era esso stesso “ingrediente” fondamentale per la riuscita della pietanza.

Ma perché proprio un piatto a base di grano e vincotto per celebrare Santa Lucia? Perché è al grano che sono legati alcuni miracoli attribuiti alla santa di Siracusa. Il più famoso narra di una grave carestia che nel 1646 aveva ridotto alla fame l’intera popolazione di Palermo (altre fonti dicono Siracusa). A salvare la città da morte sicura fu l’arrivo inatteso di una nave colma di grano proprio il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia. La gente, pur di mangiare, decise di cuocere direttamente il grano senza dover attendere il tempo della molitura. Da qual momento ogni anno, nel giorno che si ricorda il martirio e la morte della Santa, in tutte le case si consuma questo piatto.

A Noepoli, come spiega Giovanna Lopetz nella relazione che ha accompagnato la richiesta di inserimento della cuccìa nojese, nell’elenco nazionale Pat, la cuccìa arriva grazie ai monaci bizantini che, furono presenti dal VIII al XII secolo. Il forte legame tra Santa Lucia e la comunità nojese è riscontrabile anche nella raffigurazione della statua posizionata nella Chiesa madre, dove ai suoi piedi è posta una pignatta colma di grano.

Per preparare la cuccìa occorre pulire il grano, prima di metterlo a bagno per almeno 24 ore. La cottura va eseguita rigorosamente in pignatte di terracotta, al calore del camino. Una volta che il grano, al lento borbottio del fuoco, è bollito nell’acqua, si lascia raffreddare per tutta la notte. E’ solo a questo punto che si può  aggiungere il vino cotto e gustare il piatto.

Per una versione più golosa e più vicina all’opulenza dei nostri tempi, alla ricetta tradizionale possono essere aggiunti altri ingredienti: noci, scaglie di cioccolato, melograno e una spolverata di cannella.

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