Basilicata, 248 Prodotti Agroalimentari Tradizionali: Alsia promotrice della nascita di una associazione
Si è svolto ieri un seminario tecnico tra i portatori di interesse per la valorizzazione del PAT
Un momento dell'evento
Data : Sat Mar 14 00:15:00 CET 2026
Si è tenuto venerdì 13 marzo 2026, presso la Sala Inguscio della Regione Basilicata a Potenza, il seminario tecnico "La valorizzazione delle produzioni agroalimentari tradizionali (PAT) della Basilicata", organizzato da ALSIA e Regione Basilicata. L'incontro ha riunito istituzioni, rappresentanti dei Comuni, GAL, Pro Loco, ANCI Basilicata e APT per fare il punto su un patrimonio enogastronomico unico e delineare strategie concrete di valorizzazione.
La Basilicata conta oggi 248 Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) riconosciuti, un risultato straordinario se si considera che nel 2000 erano appena 41. Un percorso di crescita che posiziona la regione come custode di un patrimonio agroalimentare autentico, distribuito su tutto il territorio e strettamente legato alle pratiche produttive locali.
Ad aprire e moderare i lavori è stato il dott. Michele Blasi, Direttore Alsia, che ha illustrato il progetto di valorizzazione in corso: la costituzione di un'associazione che coinvolga i principali stakeholder del territorio — Comuni, ATP, GAL, ProLoco — con l'obiettivo di diffondere la conoscenza dei PAT attraverso iniziative concrete. Tra queste, "Piazza PAT", un evento itinerante nei Comuni lucani pensato come momento di incontro e divulgazione, e il riconoscimento di "Ristorante custode" per le attività che valorizzano i PAT nella propria offerta gastronomica.
Il dott. Domenico Cerbino (Alsia) ha restituito il quadro numerico e qualitativo dei PAT lucani: su 5.813 prodotti riconosciuti a livello nazionale, 248 appartengono alla Basilicata, con il 70% delle produzioni legate a una denominazione comunale. La distribuzione per categoria vede in testa i prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati (36,29%), seguiti da paste fresche e prodotti da forno (28,62%), carni e preparazioni (11,69%), prodotti della gastronomia (9,27%) e formaggi (6,45%); una minima percentuale è rappresentata da preparazioni a base di pesce e molluschi, prodotti di origine animale come miele e lattiero-caseari, bevande alcoliche e distillati. Tra i Comuni con il maggior numero di PAT figurano Castronuovo S.A., Rotonda, Maratea e Valsinni. Cerbino ha sottolineato con forza come i PAT non siano affatto "meno importanti" delle DOP e IGP: sono espressione viva delle buone pratiche produttive, presidio del territorio, generatori di economia locale e strumenti di salvaguardia dell'agrobiodiversità. Tra i nodi critici emersi: la difficoltà nel rispettare i disciplinari di produzione, la scarsa idoneità di molti prodotti alla commercializzazione, la limitata visibilità e — sul piano normativo — l'impossibilità di utilizzare in etichetta la dicitura "Tradizionale" sostituita dal riferimento formale al decreto ministeriale sui PAT.
Il dott. Gerardo Salvatore, Responsabile settore veterinario e sicurezza alimentare Regione Basilicata, ha affrontato il tema della normativa, con riferimento al principio di flessibilità dei regolamenti comunitari, nazionali e regionali, che consentono il mantenimento di metodi tradizionali in tutte le fasi della produzione e distribuzione degli alimenti.
Il dott. Raffaele Beccasio, Dirigente dell'Ufficio delle Produzioni Animali e Vegetali Regione Basilicata, ha illustrato le procedure di iscrizione dei PAT nell'elenco ministeriale e ha ribadito l'importanza di garantire continuità produttiva per rispondere alla crescente domanda dei consumatori.
Gerardo Larocca, Presidente di ANCI Basilicata, ha posto l'accento sulla necessità di costruire una rete di sviluppo territoriale capace di coinvolgere tutti gli attori della filiera, aumentare la consapevolezza dei produttori di nicchia e rendere i PAT protagonisti degli eventi locali. ANCI ha confermato il proprio impegno a sostenere iniziative per la divulgazione e la valorizzazione dei territori.
Dal dibattito con i rappresentanti dei GAL, delle Pro Loco e i Sindaci dei Comuni interessati è emersa con forza la valenza sociale dei PAT come strumento di contrasto allo spopolamento dei borghi lucani. Significativa la presenza di studenti dell’Istituto tecnico agrario di Potenza, a testimonianza di un interesse concreto delle nuove generazioni verso le produzioni tradizionali del territorio. Coinvolgere i giovani, accompagnare i produttori lungo tutto il processo produttivo e nella commercializzazione, e sviluppare una filiera dell'accoglienza turistica integrata con le produzioni locali sono le priorità condivise. Molto apprezzato è stato l’intervento di un’agricoltrice di Valsinni che ha denunciato i punti critici che mettono in serio pericolo non solo il futuro dei PAT ma quello dell’intera produzione agricola, soprattutto riguardo alle piccole aziende che presiedono il territorio regionale: danni da fauna selvatica; mancanza di manodopera sia generica che specializzata; ricambio generazionale ai minimi termini; e, negli ultimi tempi, anche furti di mezzi agricoli.
Il convegno si è concluso con l'intervento dell'Assessore alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Basilicata, Carmine Cicala, che ha rilanciato l'impegno istituzionale per la valorizzazione dei PAT come leva di sviluppo economico sostenibile e identità territoriale della Basilicata.
Redazione