Nuove problematiche nei vigneti DOC “Terre dell’Alta Val d’Agri”

In aumento erinosi e mal dell’esca, ma si segnalano anche fisiopatie come acinellatura verde e colatura dei grappoli
didascalia.

erinosi della vite, pagina superiore.

Data:25 Nov 2019

L’areale della DOC “Terre dell’Alta Val d’Agri”, ben circoscritto e caratterizzato da una altitudine che supera i 600 metri sul livello del mare, è una “pianura di montagna” con estati fresche e inverni rigidi. Tali condizioni limitano drasticamente lo sviluppo e la diffusione di molti parassiti animali tra cui la tignoletta dell’uva (Lobesia botrana), che è l’insetto chiave della vite in molti altri ambienti meridionali.

II rilevamento della presenza di questo fitofago viene eseguito con trappole a feromoni e poi con la conta del numero di individui catturati nelle varie fasi del campionamento. Anche se il numero di catture degli adulti è solitamente elevato, sia la generazione antofaga che quella carpofaga non producono danno e solitamente non richiedono alcun intervento insetticida. Tripidi (Drepanothrips reutieri e Frankliniella occidentalis), cicaline (Empoasca vitis e Scaphoideus titanus), cocciniglie (Planococcus, Pulvinaria e Targionia) e metcalfa (Metcalfa pruinosa) sono poco comuni in Alta Val d’Agri, mentre sono comuni il sigaraio della vite (Byctiscus betulae) e, in vigneti longevi di vecchie varietà locali franche di piede, si riscontrano ancora forti infestazioni di fillossera (Viteus vitifoliae). Tra le malattie fungine, peronospora (Plasmopara viticola) e oidio (Uncinula necator = Oidium tuckerii) sono quelle più virulente e la strategia di difesa, pur privilegiando rame e zolfo, nelle fasi più delicate prevede il ricorso a prodotti sistemici, citotropici o translaminari. In genere non si ricorre a trattamenti antimuffa (Botrytis cinerea). Sulle superfici destinate alla DOC emergono però nel tempo una serie di “specializzazioni” parassitarie. E’ il caso dell’erinosi (Colomerus=Eriophyes vitis) e del mal dell’esca che privilegiano il Cabernet mentre l’acinellatura verde, che è una fisiopatia, si rinviene solo sui grappoli di Merlot.

La DOC

La DOC “Terre dell’Alta Val d’Agri” nasce ufficialmente nel 2003 con il riconoscimento europeo. Nello stesso anno si costituisce il Consorzio di Tutela e valorizzazione della D.O.C. che oggi riunisce 14 soci di cui 8 sono anche produttori. La D.O.C., circoscritta ai Comuni di Viggiano, Grumento Nova e Moliterno, prevede la produzione di vino rosso a base di Merlot e Cabernet Sauvignon, rispettivamente del 50% e del 30% e la rimanente parte con uve autoctone (20%). L’Alta Val d’Agri, composta da dodici comuni, ha una superficie vitata di circa 750 ettari ma soltanto 250 sono quelli afferenti ai tre comuni della D.O.C. e di questi solo una cinquantina sono iscritti all’albo delle DOC. Sono circa quindici le etichette attualmente presenti sul mercato. Anche il 2019 si conferma come una annata eccezionale per le condizioni climatiche caratterizzate da un caldo secco e asciutto.

Erinosi

L’erinosi (Colomerus=Eriophyes vitis) si manifesta con diffuse bollosità presenti sulla pagina superiore delle foglie ed in corrispondenza delle stesse nella parte inferiore della stessa foglia si ha presenza di un feltro biancastro dovuto ad una eccessiva proliferazioni dei peli fogliari (ipertricosi). E’ provocata da un acaro Eriofide che in primavera nella fase di germogliamento si porta sulle tenere foglie e nutrendosi da origine alle galle feltrose dove si susseguono all’interno diverse generazioni. A seguito di una forte infestazione sulla cultivar Cabernet si è intervenuti a gemma cotonosa con una miscela di olio minerale bianco al 5% e zolfo colloidale allo 0,3%. Il risultato, a seguito di campionamento visivo, in termini di efficacia è stato decisamente positivo per la scarsa o nulla infestazione nella primavera successiva.  

Trattandosi di un trattamento effettuato con prodotti tradizionali, ammessi dal biologico e posizionato in una fase fenologica precoce, assume rilevante importanza anche per il contenimento delle popolazioni di tripidi, cocciniglie e metcalfa, pertanto potrebbe rientrare nei piani di difesa ordinari come trattamento “fondamentale”.

Acinellatura

L’Acinellatura è un alterazione fisiologica riconducibile a più concause, ma la più accreditata è quella di condizioni sfavorevoli durante la fioritura, quali l’eccessiva piovosità, l’eccesso di vigore e le carenze nutrizionali. La presenza nello stesso appezzamento di questa fisiopatia solo sulla varietà Merlot lascia supporre che l’evento sia da collegare ad una maggiore sensibilità varietale e ad una carenza da microelementi che non permettono una fecondazione ottimale in fase di fioritura.

Al fine di ridurre o attenuare il fenomeno, nel corso della prossima annata l’Alsia testerà interventi fogliari a base di Boro e Magnesio, quali induttori della impollinazione, che dovrebbero favorire sia la germinazione del polline che l’allungamento del tubo pollinico in fase di fecondazione.

Mal dell’Esca

Il Mal dell’esca è una “sindrome” di carie del legno ovverosia una associazione di funghi che penetrando dal midollo infettano prima i tessuti legnosi circostanti portandoli a morte e successivamente ne provocano un disfacimento secco dove tra i tessuti morti si trova frammisto il micelio sufficiente se a contatto con nuove piante di infettarle. La sindrome del mal dell’esca, è determinata dalla sovrapposizione di funghi quali Phaemoniella clamidospora, Phaeoacremonium aleophylum e Fomitiporia mediterranea. L’aumento di per se esponenziale della malattie è legato ad una moltitudine di operazioni agricole sbagliate e la cultivar Cabernet risulta essere più sensibile negli areali ove insiste la DOC. Sono comunque funghi da ferita e pertanto la prevenzione è molto importante. In genere, laddove non effettuato, si consiglia il trattamento con rame concentrato sui tagli di potatura con diametro superiore ai due centimetri e la potatura tardiva.

Il ruolo dell’Alsia

Per contenere la diffusione della malattia, l’Alsia ha previsto una serie di incontri informativi ai soci del Consorzio di Tutela in modo da divulgare le novità che la ricerca ha indicato tra le possibili soluzioni al problema. Il programma degli incontri prevede l’illustrazione del metodo “Simonit&Sirch” e gli ultimi ritrovati biologici. Il metodo “Simonit&Sirch” risulta essere efficace in quanto prevede di gestire la vite con potature effettute sempre su legno giovane poiché la vite non ha la possibilità di produrre un callo cicatriziale sulle grandi ferite, mentre può farlo su tagli con tessuti più giovani. Queste lesioni non solo sono una via d’accesso per i funghi responsabili del mal dell’esca e dell’eutipiosi, ma provocano la morte progressiva di parti importanti di fusto, riducendone l’efficienza nel trasporto dei soluti e metaboliti. Spesso la presenza di questi tratti di tessuto morto non è avvertita dall’esterno e la morte improvvisa di qualche pianta durante il periodo più siccitoso dell’estate è interpretata come un fatto normale e imprevedibile (decorso apoplettico del mal dell’esca). Quanto alla metodologia biologica ritrovata di recente, buoni risultati sono ottenuti contro il mal dell’esca mediante l’utilizzo un agrofarmaco a base di Trichoderma asperellum e Trichoderma gamsii ad azione fungicida antagonista. La sua applicazione, soprattutto nei vigneti più giovani, al momento del “pianto” della vite e/o comunque alla potatura, ha la capacità di impedire la colonizzazione del patogeno diminuendo di gran lunga le nuove infezioni e pertanto riducendo, col tempo, l’incidenza della malattia nel vigneto.

 

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