Miele, scarsa la produzione 2019

Rese disomogenee in Basilicata, dove hanno in qualche modo resistito i raccolti da arancio, sulla e trifoglio alessandrino
didascalia.

Sciame nuovo appena formatosi.

Data:31 Mar 2020

Il 2019 è stata un’annata che ha penalizzato ancora una volta l’apicoltura nazionale. In generale in Italia la produzione è stata scarsa e difforme e, in controtendenza rispetto alla già insufficiente produzione, si è assistito ad una grave crisi di mercato con prezzi a ribasso e difficoltà a collocare il prodotto a causa della concorrenza del miele d’importazione. Mai come quest’anno si sono susseguiti eventi meteorologici caratterizzati da episodi anche violenti che hanno determinato perdite di produzione elevate, soprattutto per quanto riguarda i mieli primaverili. La produzione di acacia, che al Nord rappresenta il raccolto più importante e rispecchia lo stato di salute dell’apicoltura professionale, è stato praticamente azzerato. Al Sud la produzione di miele di agrumi è stata molto irregolare e generalmente insoddisfacente.

A partire dalla seconda metà di aprile e per tutto il mese di maggio si sono susseguiti abbassamenti termici e piogge continue anche a carattere temporalesco, nonché grandinate, che hanno danneggiato le fioriture ed ostacolato l’attività delle api, la cui stessa sopravvivenza è stata messa in pericolo a causa della mancanza di nettare e polline nel periodo di maggior sviluppo. Sono stati riportati numerosi casi di famiglie morte per fame e diffusa necessità di ricorrere all’alimentazione di soccorso a frequenti spostamenti che hanno dilatato i costi di produzione sommandosi al danno economico derivante dalle perdite produttive.

È stata una primavera caratterizzata da numerose e frequenti sciamature che hanno complicato ulteriormente il lavoro degli apicoltori. Il mese di giugno ha registrato temperature in rapido aumento: in Basilicata nella prima settimana del mese è stato registrato un aumento di circa 10 °C in 5-6 giorni, che si sono mantenute sopra la media stagionale per gran parte dell’estate. L’innalzamento termico ha favorito la ripresa delle famiglie e permesso di ottenere qualche raccolto nonostante le numerose famiglie indebolite dal prolungato maltempo e dalle ripetute sciamature.

Anche per il 2019 si sono registrati episodi, anche gravi, di spopolamento delle famiglie a causa di avvelenamenti da fitofarmaci, sia al Nord che al Sud.

Altro fattore che ha aggravato il quadro già critico è rappresentato dalla difficoltà del mercato in stagnazione sia a causa della concorrenza del miele d’importazione, spesso di bassa qualità, che della contrazione dei consumi. Secondo quanto riportato dall’Osservatorio Nazionale Miele (Report 1/2019) la stima della produzione, effettuata sulla base dei dati medi produttivi per regione rilevati nel corso dell’anno, conferma le criticità produttive del 2019 con una produzione stimata in appena 15000 tonnellate.

Uno sguardo alla Basilicata

In tabella 1 è riportato il confronto tra le stime delle produzioni medie dei vari tipi di miele della Basilicata, espressa in kg/alveare, ottenute nel triennio 2017-2019.

Tabella 1. Stima della produzione media dei vari tipi di miele in Basilicata – Triennio 2017/2019

 TIPO DI MIELE

     2017     

      2018     

     2019     

Acacia

7-10

5

0

Agrumi

25-30

6

20

Sulla

30

7,5

25

Tiglio

r.n.v.

r.n.v.

r.n.v.

Castagno

5-7

7

7

Eucalipto

0

3

5

Melata

r.n.v.

r.n.v.

r.n.v.

trifoglio

0

0

20*

Millefiori primaverile

0

0

0

Millefiori estivo

10-15

17,5*

12,5

Timo

0

12

0

r.n.v.= regione non vocata         *limitatamente alla provincia di Matera

In particolare, nel 2019 non sono state registrate produzioni di miele di acacia. Sulla costa jonica, nonostante le condizioni climatiche poco favorevoli abbiano comunque condizionato negativamente i raccolti, si registra una discreta produzione di miele di agrumi, stimato in circa 20 kg/alveare. In netto miglioramento rispetto alle produzioni del 2018. Per quanto riguarda il miele di sulla, i raccolti sono andati bene soprattutto nelle zone entro i 30 km dalla costa, mentre nelle zone più interne i raccolti sono stati inferiori. Una produzione dunque abbastanza disomogenea per la quale si stima una resa media a livello regionale di 25kg/alveare. Anche per il miele di castagno i raccolti sono stati disomogenei, si stimano rese in media di 7 kg/alveare e quelli di miele di eucalipto, nella zona della costa ionica, sono stati molto scarsi, stimabili in 5-6 kg/alveare. Nella provincia di Matera l’annata è stata favorevole alla produzione di trifoglio alessandrino, con una resa stimabile in 20 kg/alveare. Non sono stati registrati raccolti di millefiori primaverile, mentre per quello estivo si stimano produzioni di 10-15 kg/alveare.

In un contesto produttivo estremamente negativo per l’intera apicoltura nazionale, la Basilicata ha rappresentato un’eccezione nella produzione del miele di agrumi i cui raccolti sono stati soddisfacenti. Anche la sulla e il trifoglio alessandrino, limitatamente alla provincia di Matera, hanno dato un discreto raccolto. La seconda parte della stagione ha consentito, seppur in maniera lenta, una ripresa delle famiglie, tuttavia le temperature estive hanno raggiunto rapidamente valori molto elevati con frequenti ondate di caldo accompagnate da venti secchi e scarse precipitazioni che hanno ridotto la disponibilità nettarifera delle fioriture estive. Non si rilevano infatti soddisfacenti produzioni né per il millefiori né per i monoflora estivi. Insoddisfacenti i raccolti di miele di eucalipto e di castagno.

In conclusione si può affermare che l’andamento produttivo del 2019 ha confermato ed evidenziato la gravità degli effetti del cambiamento climatico, in atto già da alcuni anni, sull’apicoltura. Non rimane che sperare in un 2020 migliore almeno dal punto di vista meteorologico. Infatti in questo particolare momento di emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da coronavirus le attività agricole e zootecniche sono garantite, tuttavia in questi primi mesi dell’anno si è assistito ad un anticipo di primavera che ha risvegliato api e fiori che potrebbero essere messi in pericolo da eventuali ritorni di freddo, cosa prevista proprio in questi giorni di fine marzo.

Agrifoglio n. 93 -  

Temi
Produzioni agroalimentari di qualità
Rubrica
zootecnia
Autori
Filomena  Montemurro

Veterinario