Focus

I danni da cinghiale alle colture agricole della Basilicata

Panoramica, prevenzione e risarcimento
didascalia.

Albero di noce scortecciato da cinghiali.

Data:01 Jan 1970

In ambito agricolo, salvo pochissime colture come gli oliveti, i cinghiali danneggiano tutto. Sono attirati in particolare dai frutti maturi, pertanto dalla granella dei cereali, dall’uva, dagli agrumi con una particolare predilezione per le clementine, dalla frutta in guscio, dalle ortive. Con l’attività di scavo e grufolamento provocano anche danni indiretti alle colture, il che si verifica in tutto il periodo dell’anno: i cinghiali prediligono terreni appena arati o irrigati, rovinando così le semine e le piantagioni meno appetite, come potrebbero essere alcune officinali.

Alla ricerca di piccole prede e radici danneggiano opere come muretti a secco. È sufficiente anche solo il loro passaggio, soprattutto quando si spostano in grossi branchi, a provocare con il calpestio l’allettamento di cereali e prati compromettendone lo sfalcio. Ma è sufficiente la loro semplice presenza diurna, sempre più invadente nelle coltivazioni, a disturbare il lavoro di chi opera in campagna, preoccupato per la propria e altri incolumità.

Le zone con maggiore presenza di cinghiali sono quelle meno antropizzate, come le aree interne, le aree protette e quelle in prossimità di esse. A titolo di esempio, nelle vicinanze del lago Rendina che è una zona S.I.C.–Z.P.S. di ca. 670 ettari il cui territorio ricade nei comuni di Venosa, Rapolla, Lavello e Melfi, l’entità dei danni da cinghiale è molto elevata, in particolare sulle colture ortive, mais e vigneti.

L’elevata presenza di cinghiali riesce a vanificare risorse pubbliche destinate a progetti di filiera. Il grano tenero Carosella, ad esempio, è uno dei grani antichi che ben si adatta ad essere coltivato in territori marginali, dai 6-700 metri fino a 1.000-1.200 metri di altitudine, lì dove altre colture avrebbero difficoltà a rendere qualcosa. La resa si attesta tra i 15 – 18 quintali ad ettaro e la granella pulita riesce a spuntare anche 50 € al quintale. Con un impegno che dura da oltre 7 anni, l’ALSIA è riuscita a salvaguardare la Carosella sia dal punto divista della biodiversità (certificando il seme ed ottenendo il riconoscimento ministeriale come Miscuglio da conservazione) sia da punto di vista della valorizzazione (ha richiesto e ottenuto che la “farina di Carosella” divenisse uno dei PAT della Basilicata; inoltre, ha presentato istanza per l’ottenimento della DOP). Ai fini della sua valorizzazione, ha promosso l’avvio di una filiera di prodotti da forno e questo ha fatto aumentare la domanda, ma ai tre mulini che hanno aderito alla filiera non arriva tutta la granella di cui avrebbero bisogno. La causa è da attribuire sostanzialmente ai cinghiali che, sempre più numerosi di anno in anno, distruggono i campi coltivati. Nel giro di pochi anni, per questo motivo, si è passati da quasi 500 ha coltivati nella parte lucana del Parco ai circa 100 ha attuali.

Appare chiaro quindi, che il cinghiale provoca anche danni indiretti, come appunto l’abbandono dei campi e il mancato presidio del territorio. E dove l’agricoltura svolge soprattutto funzioni di presidio ambientale ed è l’unico settore capace di attivare una economia locale in sinergia con il turismo, il risarcimento del danno che considera il valore della mancata produzione spesso non risolve il problema, che invece si estende ad interessare le micro filiere agroalimentari e agrituristiche.

Prevenzione dei danni

L’unico modo per prevenire i danni è al momento il ricorso alla recinzione delle superfici da salvaguardare, che può essere fatta con rete metallica o con filo elettrificato. La prima soluzione, molto più costosa e impegnativa, ha il vantaggio di richiedere minore manutenzione. L’installazione di recinti elettrificati è molto più semplice, di facile rimozione ed economica. In entrambi i casi, esse funzionano bene se vengono ispezionate con una certa frequenza poiché lungo il perimetro della rete metallica si potrebbero trovare dei punti di rottura che vanno subito riparati, mentre nel caso del filo elettrificato occorre provvedere periodicamente allo sfalcio dell’erba spontanea affinché questa non lo tocchi, evitando così che faccia massa e la batteria si scarichi in poco tempo rendendo inefficace il sistema.

È bene informarsi sulla possibilità di usufruire di contributi nel caso si volesse recintare un campo, rivolgendosi agli ATC (Ambito Territoriale di Caccia) o all’Ufficio Foreste del Dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata, oppure agli Enti Parco. Di solito chi usufruisce o ha usufruito di finanziamenti per opere di recinzione idonee a prevenire i danni di selvatici, non potrà inoltrare domanda di risarcimento o indennizzo per quei terreni.

Risarcimento e indennizzo

La possibilità di ottenere una somma di denaro per il fatto di aver subito un danno da cinghiale, è legata principalmente al luogo in cui ricade, amministrativamente parlando, il suolo. Sostanzialmente abbiamo due casi:

  1. Aree soggette a prelievo venatorio, anche dette “aree libere”;
  2. Aree protette.

Nel primo caso, la richiesta va inoltrata all’ATC di competenza, che in totale sono cinque di cui tre in provincia di Potenza e due in quella di Matera. In alternativa, la richiesta si può presentare all'Ufficio Foreste del Dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata, che provvederà comunque a recapitarla all’ATC di competenza. In passato, gli ATC facevano capo alle Provincie ma poi le competenze in materia di Caccia e Pesca, a partire dal 01/04/2016, sono state trasferite alla Regione. Di seguito l’elenco delle ATC della Basilicata:

  • A.T.C. n. 1 - Via Umberto I - 85028 Rionero in Vulture (PZ) Tel. 0972/724605 - Fax 0972/724856;
  • A.T.C. n. 2 - Via Mantova, 45 - 85100 Potenza Tel. 0971/410023 - Fax 0971/330018;
  • A.T.C. n. 3 - Via Leonardo Da Vinci, 11 - 85037 Sant'Arcangelo (PZ) Tel. e Fax 0973/611416;
  • A.T.C. “A”, Via Cappelluti, 35 - 75100 Matera, Tel. 0835/1653595;
  • A.T.C. “B”, Via G. Fortunato, 1 - 75018 Stigliano (MT), Tel. e Fax 0835/566051.

Possono richiedere il risarcimento (si parla di “risarcimento” ovvero il pagamento totale del danno accertato) coloro che detengono il fascicolo aziendale e rientrano riguardo al vincolo “contributi de minimis”. I Regolamenti in base ai quali gli ATC risarciscono i danni erano stati elaborati dalle Provincie.

Nel secondo caso, la richiesta va inoltrata all’Ente Parco. In Basilicata ce ne sono cinque:

  • Parco nazionale del Pollino, Complesso monumentale Santa Maria della Consolazione, 85048 - Rotonda (PZ) Tel. 0973/669311;
  • Parco nazionale dell'Appennino Lucano-Val d'Agri-Lagonegrese, Via Manzoni, 1 - 85052 Marsico Nuovo (PZ) Tel. 0975/344222 Fax: 0975/343407;
  • Parco regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, Località Palazzo - 75011 Accettura (MT), Tel 0835/675015 Fax 0835/1673005;
  • Parco regionale della Murgia Materana, Via Sette Dolori, 10 - 75100 Matera, Tel: 0835/336166 - Fax 0835 337771;
  • Parco regionale del Vulture, c/o Regione Basilicata Dipartimento Ambiente ed Energia, Via Vincenzo Verrastro, 5 - 85100 Potenza.

Possono fare richiesta di indennizzo (si parla di indennizzo in quanto si tratta di un contributo al danno stimato) tutti coloro che hanno subito danni alle colture agroforestali. Ciascun parco, in base all’art 15 della Legge istitutiva delle aree protette n. 394 del 1991, è dotato di un regolamento che stabilisce le modalità per la liquidazione e la corresponsione degli indennizzi. Questi regolamenti sono sottoposti alla valutazione del Ministero dell’Ambiente per i parchi nazionali, alla valutazione della Regione (Dipartimento Ambiente) per quelli regionali.

Considerazioni 

I tempi di attesa tra la richiesta e il sopralluogo dei tecnici ispettori può arrivare al massimo a 30 giorni. Nel frattempo non si deve procedere alla raccolta affinché il danno resti visibile e quantificabile. Il problema può sorgere nei casi in cui non sia possibile ritardarla neanche di un solo giorno, come ad esempio la mietitura in conto terzi: in questi casi non resta altro da fare che valutare se convenga rinunciare alla raccolta per attendere il sopralluogo.

Talvolta i danni si verificano molto tempo prima della raccolta e, se sono estesi, conviene fare subito richiesta. Sui cereali, ad esempio, si possono avere danni già dopo la semina o in primavera. Sulle superfici danneggiate cresceranno al massimo erbacce, e successivamente sarà difficile attribuirne la causa al cinghiale in quanto potrebbe dipendere da altri fattori, come ad esempio una cattiva lavorazione del terreno o una semina fatta male. Eventuali ulteriori danni che si dovessero verificare sullo stesso campo, possono essere comunque segnalati agli ispettori.

 

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Agrifoglio n. 93 -  

Temi
Produzioni agroalimentari di qualità
Autori
Maria Assunta Lombardi

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