Focus

Emergenza cinghiali in Basilicata

Nonostante gli sforzi e i piani di intervento, il numero dei capi presenti sul territorio non sembra diminuire
didascalia.

Terreno rivoltato da cinghiali .

Data:31 Mar 2020

L’impatto dell’aumento della popolazione del cinghiale, in Basilicata come in altre Regioni, rappresenta una problematica preoccupante e complessa. Gli Enti responsabili del controllo e della gestione della fauna selvatica del territorio regionale portano avanti piani per il contenimento della specie che prevedono tutti gli strumenti consentiti, ma gli sforzi sembrano essere ancora insufficienti a determinare una inversione nella dinamica della popolazione mentre crescono le richieste di risarcimento e l’ammontare delle somme pagate per danneggiamenti alle colture e per incidenti stradali provocati dai cinghiali.

Proveremo di seguito a fare un quadro della situazione partendo dai dati ricavabili da atti e documenti ufficiali regionali degli ultimi 5 anni. Prenderemo a riferimento in particolare le relazioni sul censimento degli ungulati del 2015 e 2016, il “Piano di abbattimento selettivo e controllo del cinghiale 2018-2020”, il “Piano di prelievo selettivo anno 2019” e il “Piano di prelievo selettivo anno 2020” della Regione Basilicata, questi ultimi approvati rispettivamente con DGR n. 207/2018, DGR n. 191/2019 e DGR n. 1006/2019.

Le stime della popolazione

In Basilicata dal 2013 al 2016 è stata condotta un’attività sistematica di censimento e stima della popolazione degli ungulati da parte dell’Osservatorio Regionale degli Habitat naturali e delle Popolazioni Faunistiche del Dipartimento Ambiente della Regione.

Nelle conclusioni del Rapporto sul censimento 2015 si legge testualmente: “Alla luce di quanto esposto, in definitiva, si evince che il territorio può sopportare una popolazione massima di cinghiali pari ad una media di circa 22.800 capi, ma se si raffronta al dato della popolazione ipotetica pari a circa 123.000 esemplari, si può tranquillamente asserire che la situazione della popolazione di questo ungulato in Basilicata è totalmente fuori controllo”.

Nello stesso documento veniva rilevata l’insufficienza degli sforzi fino ad allora posti in campo per contrastare la crescita delle popolazioni e si auspicava il coinvolgimento fattivo di tutti gli attori istituzionali, soprattutto gli Enti gestori delle aree naturali protette. Fino a quella data, infatti, erano pochi i parchi lucani ad aver messo in atto prime misure di controllo selettivo della specie, per cui le aree protette avevano creato una sorta di “effetto spugna" offrendo rifugio ai cinghiali che sfuggivano alla pressione venatoria esercitata nelle aree esterne limitrofe.

Dunque la situazione era considerata emergenziale già nel 2015.

Le metodologie utilizzate nella campagna di censimento 2015 avevano recepito le direttive dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) contenute nel commento alla relazione dell’anno precedente e furono reiterate per l’annualità 2016, stimando una “popolazione ipotetica” sostanzialmente invariata di 121.000 capi, che comportava un esubero di circa 98.000 capi sul territorio regionale. Il calcolo della popolazione ipotetica, anche se teorico e certamente non preciso rispetto all’esatta consistenza numerica, permette comunque di valutare l’andamento della popolazione rispetto ad una situazione di partenza.

Considerato l'elevato tasso di prolificità del cinghiale, anche se la popolazione ipotetica di 121.000 esemplari fosse stata di molto sovrastimata, si comprende comunque la necessità urgente di ridurre l’esubero di popolazione per raggiungere il livello consigliato di circa 22.800 capi.

In ordine ai monitoraggi delle specie faunistiche oggetto di prelievo venatorio, e quindi anche del cinghiale, la titolarità delle azioni e delle competenze dell’Osservatorio Regionale degli Habitat naturali e delle Popolazioni Faunistiche (O.R.H.P.F.) di cui all’art. 7 della L.R. n. 2/1995 (D.G.R. N. 1484 DEL 09.10.2006), furono trasferite a partire dal 2017 all’Ufficio Foreste e Tutela del Territorio del Dipartimento Politiche Agricole e Forestali (D.G.R. n. 209/2017).

Le attività di controllo del cinghiale

In questi anni, tutti i Parchi hanno messo in atto Piani di controllo della popolazione di cinghiale, anche se con diverse velocità e grado di realizzazione. Tra le azioni previste si parla di controllo selettivo da esercitare con l’abbattimento da postazione fissa, l’abbattimento con tecnica della girata e la cattura attraverso l’installazione di chiusini o gabbie. Dal lato della prevenzione, alcuni parchi promuovono o sostengono direttamente l’adozione di sistemi di prevenzione dei danni come i recinti elettrificati.

La Regione, dal canto suo, per la parte del territorio su cui si può esercitare l'attività venatoria (territorio ripartito in ATC - Ambiti Territoriali di Caccia - di dimensioni sub-provinciali), ha adottato di recente il già citato Piano di abbattimento selettivo e controllo del cinghiale 2018-2020 e i piani di prelievo selettivo 2019 e 2020. Oltre agli interventi di controllo con la caccia di selezione, la Regione prevede la possibilità di autorizzare l’installazione di chiusini di cattura ai conduttori di aziende agricole che ne facciano richiesta. Per quanto riguarda la prevenzione dei danni, la regione Basilicata nell’ambito del PSR 2007-2013 ha finanziato due bandi, nel 2012 e nel 2014 per un importo complessivo di 3,5 mln di euro per la realizzazione di recinti elettrificati. Le pratiche finanziate sono state 155 in tutta la regione.

Dai documenti sopra citati si possono trarre informazioni rispetto all’evoluzione dei danni e del prelievo venatorio nel tempo.

Circa le richieste di risarcimento per incidenti stradali, queste hanno subito un’impennata a partire dal 2016, come si può vedere nella tabella (il dato 2019 è parziale).

Sinistri stradali causati da cinghiali in Basilicata dal 2009 al 2019 

Anno

Numero pratiche

Risarcimenti (€)

2009-10

29

19.451

2011

37

9.268

2012

28

21.141

2013

44

19.286

2014

11

22.796

2015

20

36.339

2016

137

121.913

2017

157

130.000

2018

256

179.490

2019

180

75.302

Totale

899

635.080

Per i danni alle colture le richieste di risarcimento dal 2010 al 2019 (dato parziale per quest’ultimo anno) ammontano a 5.051, per un importo totale dei risarcimenti di 4,7 milioni di Euro.

Danni alle colture in Basilicata dal 2010 al 2019

Anno

Numero pratiche

Risarcimenti (€)

2010

298

276.658

2011

351

473.935

2012

301

562.555

2013

539

461.367

2014

776

670.508

2015

750

585.112

2016

470

414.458

2017

581

315.690

2018

619

493.250

2019

366

460.000

Totale

5051

4.713.537

 

Il prelievo venatorio nel periodo 2013-2018 ha visto una crescita costante come si vede in tabella.

Prelievo venatorio in Basilicata nel periodo 2013-2019

Annata

 2012/13  

 2013/14  

 2014/15  

 2015/16  

 2016/17  

 2017/18  

 2018/19  

N. capi

1.617

4.058

6.142

6.912

7.081

9.367

9.009

L’evoluzione quantitativa dei danni, insieme ai dati del prelievo venatorio ordinario, permette di avere un’idea indiretta dell’andamento della popolazione e quindi anche l’efficacia dei piani di controllo rispetto agli obiettivi di contenimento. Già i pochi dati fin qui ricavati fanno pensare che non ci sia una tendenza alla diminuzione della popolazione di cinghiale in Basilicata.

Conferme del fenomeno vengono anche dall’osservazione diretta sul territorio di danni in aree dove non si erano mai osservati fino a qualche anno fa. E’ il caso, ad esempio, dei pascoli naturali nelle aree interne di collina e montagna, prima quasi indenni, che ora sono spesso interessati da danni molto evidenti dovuti ad intense ed estese attività di scavo dei cinghiali, al pari di ciò che si osserva nei seminativi. L’ipotesi è che il fenomeno sia dovuto ai maggiori fabbisogni alimentari di una popolazione in crescita.

Obiettivi e indicatori di risultato

Basandosi sui dati del censimento 2016, il piano regionale 2018-2020, al fine di ridurre gli impatti negativi causati dalla specie di almeno il 15% l’anno, si poneva come obiettivi un controllo selettivo di 4.500 capi nel triennio nelle aree non vocate, ai sensi dell’art. 19 della legge n. 157/92 ed un prelievo selettivo nelle aree vocate e non vocate di 2.500 capi nel 2018, ai sensi dell’art 11 quaterdieces, comma 5 del D.L. 30 settembre 2005 n. 203.

Il Piano di prelievo selettivo per il 2019 ricalca il precedente, con un numero di capi da abbattere di 2.200, leggermente inferiore al 2018.

Il Piano di prelievo selettivo per il 2020, invece, ha portato il prelievo ad un numero ben più alto di 5.600 capi da abbattere entro il 31 dicembre 2020, segno di una maggiore necessità di contenimento della popolazione.

Gli indicatori individuati per valutare i risultati ottenuti sono gli stessi dal 2018:

  • il numero di richieste di risarcimento di danni alle colture;
  • l’entità dei danni annuali periziati per colture agricole (scostamento percentuale rispetto alle annate precedenti);
  • il numero dei sinistri stradali (scostamento percentuale rispetto alle annate precedenti);
  • rapporto tra entità dei danni liquidati annualmente e numero di capi abbattuti;
  • indice cinegenetico, derivante dalla valutazione degli abbattimenti effettuati negli anni precedenti in ciascun Ambito Territoriale di Caccia e dello sforzo di caccia (capi/giornata di caccia, capi/Kmq, capi/n. cacciatori, capi/classe di età-sesso).

Conclusioni

Dalla breve analisi fatta dell’attività dei diversi Enti e dell’andamento dei danni negli ultimi anni, si può affermare che ancora non si registrano tendenze alla diminuzione del numero di cinghiali in Basilicata. Naturalmente, i piani sono ancora in atto e si auspica che abbiano una più incisiva efficacia per gli anni a seguire.

A livello nazionale sarebbe auspicabile, per il futuro, un concreto coinvolgimento della ricerca scientifica per individuare nuove strategie di intervento che tengano conto della genetica e della biologia del cinghiale e che possano contribuire a raggiungere e mantenere l’equilibrio della specie con l’ambiente nel lungo periodo.

Circa i chiusini di cattura, in grado di intrappolare decine di esemplari per volta, da più parti emergono aspettative che il loro impiego possa dare l’impulso ad attivare una filiera di valorizzazione della carne di cinghiale. In questo senso va letta anche la possibilità data agli agricoltori di utilizzare questo strumento in modo diffuso sul territorio. Tuttavia, ogni volontà di strutturare una filiera deve prevedere adeguati studi di mercato per non rischiare di vanificare gli investimenti, pubblici o privati che siano. Infatti, più che le difficoltà di ordine tecnico legate al trasporto degli animali selvatici e alla loro macellazione (impegnative ma superabili), il vincolo maggiore risiede nella oggettiva difficoltà di creare un mercato locale della carne e dei salumi di cinghiale o di affrontare in modo adeguato altri mercati, per cui andrebbero preventivamente pianificate bene tutte le fasi della filiera.

Agrifoglio n. 93 -  

Temi
Produzioni agroalimentari di qualità
Autori
Nicola Liuzzi

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