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Borgo Taccone, una sperimentazione prestigiosa di edilizia rurale

E' una delle opere di spicco di Plinio Marconi per la varietà di tipologie insediative e per la qualità delle architetture. Il contributo dell'archivio ALSIA allo studio
didascalia.

Borgo Taccone, Irsina (MT). Chiesa di San Giuseppe.

Data:07 Feb 2022

Il recente intervento di restauro della chiesa dell’Assunta, facente parte nel Centro di Servizio “Lamadacqua”, nel territorio di Noci (BA), costruito per l’Ente Riforma Fondiaria tra il 1959 ed il 1963 e assoggettato alle disposizioni di cui all’art. 10 c.3 lettera d) del Codice dei Beni Culturali con Decreto del 29/06/2016 della Commissione Regionale per il Patrimonio culturale della Puglia del MiBACT, è stato occasione di una approfondita ricerca d’archivio alla scoperta delle vicende che videro la nascita delle borgate rurali realizzate a sostegno delle attività delle popolazioni insediate nelle contrade di Basilicata, Puglia e Molise. L’analisi dei documenti condotta, tra gli altri, anche presso gli archivi dell’ALSIA custoditi nel centro di Pantanello di Metaponto (MT) rivelava, in comune con il centro nocese, il nome di uno dei due progettisti: l’ingegnere-architetto Plinio Marconi. Figura di indubbio valore della cultura urbanistica italiana, fu incaricato dall’Ente, presieduto dall’ing. Aldo Ramadoro, della progettazione dei borghi di Taccone di Irsina (MT), di San Cataldo di Bella (PZ), degli studi organizzativi di insediamenti sull’Alta Murgia Pugliese e, più tardi, con il figlio Paolo Marconi, noto architetto-restauratore, del suddetto intervento nocese e della successiva borgata molisana di Melanico a Santa Croce di Magliano (CB).

Tra tutte le opere progettate per la Riforma, Borgo Taccone spicca per la varietà di tipologie insediative e per la qualità delle sue architetture. Attualmente in abbandono, condizione che paradossalmente ne ha salvaguardato le caratteristiche morfotipologico-costruttive, rappresenta per modernità di linguaggio, riferimenti formali e attenta pianificazione, una delle importanti sperimentazioni architettoniche sui temi dell'edilizia rurale del secondo dopoguerra del progettista veronese. La progettazione di Taccone risale al 1951-52, per una spesa prevista di L. 62.000.000. La programmazione prevedeva un complesso progetto di bonifica con l’esproprio di 3.593 ettari, di cui 2.967 in agro di Irsina e 626 in agro di Genzano e l’intera infrastrutturazione dell’area rurale. La borgata, distante dal fondo valle per evitare rischi di allagamento, si estendeva su alcune pendici collinari e doveva comprendere un complesso di lotti residenziali per abitazioni, edifici sociali e aziendali commisurati alla popolazione residente: un insediamento di tipo «misto» per l’aggregazione di circa 180 famiglie, costituito da case coloniche con orto annesso e abitazioni sparse per altre 620 gravitanti, per i servizi comuni, nello stesso Centro. Il piano doveva stimare correttamente le esigenze e la consistenza della popolazione insediata, prevista su una superficie di 7.842 ettari, in relazione ai servizi che avrebbe fornito; doveva valutare le superfici per le case dei coloni funzionali alla gestione familiare, affinché potessero essere sostenibili nonostante la scarsità di risorse idriche. La pianificazione doveva, inoltre, occuparsi dello studio della viabilità, in relazione a quella già ipotizzata dal Consorzio del Medio Bradano e dal Genio Civile, infine, dell’approvvigionamento delle fonti idriche. Il programma prevedeva poi la realizzazione di ulteriori trentacinque case coloniche in un raggio pari a un chilometro al fine di evitare che i poderi fossero troppo distanti dai terreni da coltivare «evitando gli agglomerati urbani consueti e tipici dei tempi passati». Le case dovevano essere composte da «un’ampia cucina, 2 camere da letto, tettoie, stalle per due capi grossi per una superficie utile complessiva di 80mq», ciascuna con seicento metri quadrati di terreno da adibire a orto. Gli edifici pubblici dovevano comprendere la chiesa con canonica, la scuola (Figura 1) con due aule per la sezione elementare e una per l’asilo, con la possibilità di poterne in seguito aggiungere altre, un edificio comprendente la farmacia, l’ambulatorio, l’alloggio per l’infermiere, la levatrice e due maestre, l’edificio per l’Ente Nazionale Assistenza Lavoratori (Enal), «con sala di riunione da potersi utilizzare nei giorni festivi, a cinematografo» (Figura 2), locali per l’ufficio postale, telefonico, telegrafico, botteghe artigiane (Figura 3), il forno, la caserma dei Carabinieri per un brigadiere con alloggio per tre militi. Doveva, inoltre, essere prevista la locanda dormitorio per operai, con spaccio cooperativo di consumo. Il «Centro Aziendale», da poter trasformare in cooperativa agricola, un magazzino agrario della capacità ricettiva di seimila quintali, un mulino (Figura 4) per lo sfarinamento di sessanta quintali giornalieri di granaglie, un edificio per la falegnameria, un deposito concimi, l’officina meccanica, il deposito carburanti. Per la progettazione delle abitazioni coloniche l’ingegnere-architetto si confronta con i criteri di standardizzazione che l’Ente Riforma aveva previsto per far fronte ai tempi ristretti di realizzazione, senza tuttavia rinunciare al dettaglio compositivo e formale che costituisce la cifra stilistica della moderna progettazione.

Tra tutti gli edifici, spicca certamente per dimensioni, ma anche per potenza espressiva, la chiesa di San Giuseppe, con canonica. In questo edificio è possibile presumere la sintesi operata dal progettista veronese tra le istanze di rinnovamento dello spazio sacro nel solco della tradizione proposto qualche anno addietro da monsignor Giuseppe Polvara, fondatore della Scuola Beato Angelico, e la ricerca sperimentale sull'architettura affrontata in vari contesti culturali italiani sulla scia delle esperienze degli architetti nordeuropei. Quella di Taccone è una chiesa imponente rispetto al contesto rurale nel quale si inserisce, dimensionata in previsione di uno sviluppo poi mancato ed oggi in avanzato degrado. Del progetto conosciamo due versioni: nella seconda e definitiva prevale lo sviluppo in altezza della navata centrale, lasciando a quelle laterali la funzione di deambulatorio che continua anche dietro il presbiterio ospitando, nella parte prossima all’ingresso, il battistero e i confessionali. Il progetto plano-volumetrico richiama, per la sobria spazialità, l’iconografia dell’edificio chiesa, con il campanile dominante e stereometricamente definito da un volume puro e massivo punteggiato da finestre a losanga. Nella configurazione complessiva sembra riecheggiare il linguaggio e l’espressività della chiesa del Corpus Cristi di Aachen di Rudolf Schwarz, degli anni Trenta del Novecento, ma non si può non riconoscervi anche l’influenza esercitata da alcuni progetti di Ludovico Quaroni: Santa Maria Maggiore a Francavilla al Mare (CH) del 1948, come pure il precedente progetto nel quartiere Prenestino a Roma, che proprio nel salto dimensionale fra la nave maggiore e quelle laterali dispiegano la propria forza espressiva. L’ingresso avviene attraverso un portico che filtra e media il passaggio dalla dimensione urbana, a piccola scala e carattere rurale, a quella aulica, che conduce immediatamente a guardare verso l’alto e il centro della composizione, il cui fulcro si riconosce nella croce a mosaico che domina il presbiterio.

La riscoperta oggi del valore culturale di questo borgo, testimone del periodo di maggiore dibattito sull’architettura moderna in ambito nazionale e internazionale, tra consolidate teorie architettoniche e sperimentazioni, ma anche il ruolo del contesto rurale trasformato con la riforma Fondiaria, potrà certamente costituire elemento di volano per il rilancio di un territorio che ritrova la propria identità storica per trametterla alle future generazioni.

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  • 2° Meeting annuale ALSIA - Matera, 2-3 dicembre 2021. SESSIONE III: Giornata della ruralità

Agrifoglio n. 107 -  

Temi
Riforma Fondiaria
Autori
Piernicola C. Intini

Studio Intiniarchitetti, Noci (BA)

Piero Intini

Studio Intiniarchitetti, Noci (BA)

Angelamaria  Quartulli

Soprintendenza A.B.A.P. per la città metropolitana di Bari