Vino e cibo, la corsa della Basilicata nella classifica italiana

I dati del Rapporto Qualivita di Ismea rivelano cifre interessanti per DOP e IGP lucani
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Data:23 Mar 2020

Sono molte le ragioni che motivano la presenza della Basilicata nel Rapporto di ISMEA “Qualivita”, a cominciare dalle caratteristiche morfologiche, agricole e territoriali della regione che ne fanno una delle aree a maggiore vocazione agroalimentare d'Italia.

Un'area che parte dalla costa jonica e raggiunge le vette del Parco del Pollino, inserisce a pieno titolo la Basilicata in un contesto che si apre a quella “identità del patrimonio nazionale” richiamata da Raffaele Borriello, direttore generale dell'ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) nella introduzione al Rapporto annuale “Qualivita”.

I numeri della Basilicata la collocano in una posizione per così dire di nicchia, che però rende giustizia alle eccellenze che la distinguono e che vanno dai 10 prodotti DOP ai 7 riconosciuti dal marchio IGP. Prodotti come l'Aglianico del Vulture o l'olio del Vulture, o i fagioli di Sarconi, fino al caciocavallo silano e alla melanzana rossa di Rotonda, rappresentano realtà di straordinario valore nate non solo da tradizioni imprenditoriali familiari, ma anche dal coraggio di chi ha deciso di non lasciare la propria terra e di impegnarsi a valorizzarne le peculiarità agroalimentari.

Il risultato muove un valore economico non marginale, pari a 1,4 milioni di euro alla produzione nel settore food suddivisi fra l'area potentina (1,3 milioni) e quella materana (0,1 milioni). Numeri che lasciano ben sperare arrivano in particolare dal settore vinicolo, che muove un mercato alla produzione pari a 12 milioni annui dei quali 10,3 nel potentino e 1,4 nel materano.

Il lavoro da fare è ancora molto, ma confortano le parole del direttore generale della Fondazione Qualivita, Mauro Rosati: “Una analisi più approfondita dei dati economici e dei fenomeni che investono il sistema delle DOP e IGP italiane attraverso l’Osservatorio permanente della Fondazione Qualivita – spiega - può focalizzare meglio, nel corso degli anni, un progressivo <<ruolo duale delle Indicazioni geografiche>>: da una parte, l’affermarsi di un legame della DopEconomy con l’industria alimentare italiana nella quale riesce a generare un valore aggiunto nel segno della qualità; dall’altra, la capacità del sistema Ig di rappresentare un elemento di qualità diffusa nei territori e un collettore per lo sviluppo del tessuto locale”.

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Agrifoglio n. 93 -  

Temi
Biodiversità DOP IGP
Autori
Antonella Ciervo

FPA srl