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"Restoincampo", la app per combattere il caporalato

Direttamente sul cellulare un'applicazione di Anpal e Ministero del Lavoro per far incontrare direttamente domanda e offerta di manodopera in agricoltura
didascalia.

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Data:23 Jun 2020

Le loro storie vengono da lontano, da luoghi come la Siria, la Tunisia, la Costa d'Avorio o l'Algeria, e le loro vite sono simili nella tragedia che li ha costretti a lasciare la terra d'origine. E' la guerra la causa del fenomeno migratorio che si trasforma in alcuni casi in manodopera nelle campagne italiane.

Meno di cinque euro per un cassone da centinaia di chili di prodotto, ma anche condizioni disumane di vita, dall'alloggio all'assistenza medica, dai diritti al sostegno sociale, la vita dei braccianti sembra essere oggi più miserevole di quella che le donne lucane, calabresi e pugliesi vivevano già moltissimi anni fa. Quella dei braccianti è una storia che appartiene al racconto di terre povere e senza istruzione, cresciute attorno al concetto di sfruttamenti che veniva fatto passare come opportunità per chi non avrebbe potuto permettersi altro che la povertà. I racconti di giovani africani, oggi, descrivono una realtà che era quella vissuta dalle donne stremate dalla fatica nel sud d'Italia. 

Nei primi quattro mesi del 2020, secondo i dati del Coordinamento del Tavolo Nazionale Anticaporalato, in Basilicata sono stati assunti 11.500 lavoratori agricoli sul totale dei braccianti che, secondo stime del ministero dell'Agricoltura è di 150 mila unità. Numeri che fanno riflettere e che richiedono misure adeguate, anzi vere e proprie sfide sociali. “Restoincampo”, la app che Anpal (Agenzia nazionale Politiche attive del lavoro) ha creato in collaborazione il Ministero del Lavoro, operativa dall'inizio di giugno, potrebbe essere il primo passo: nata per far incontrare domanda e offerta in un contesto trasparente e legale, rivolto a una platea che si stima possa essere di almeno 200 mila perso apre anche una fase di confronto diretto fra domanda e offerta che toglie forza e potere al caporalato, da decenni “capo” assoluto dei territori del Mezzogiorno.

La modulistica da compilare consente di ottenere informazioni sul luogo da raggiungere per chi cerca lavoro e sulla disponibilità di spostamenti per le aziende che hanno bisogno di personale. Nella app, poi, ci sono tutte le altre informazioni relative anche alla nazionalità dei lavoratori e a ulteriori informazioni, importanti per chi decide di assumerli per le campagna di raccolta. 

Lo strumento messo in atto dal Ministero rappresenta una azione che potrebbe contrubire a scardinare un sistema purtroppo consolidato in regioni come la Basilicata, la Puglia e la Calabria nel quale la domanda e l'offerta si "collegano" attraverso modalità illegali. E' solo di poche settimane fa una delle operazioni più ampie contro il caporalato fra Calabria e Basilicata, nata da una indagine coordinata dalla Procura di Castrovillari che ha portato al sequestro di 14 aziende fra Cosentino e Materano e all'individuazione di 60 persone indagata per associazioni a delinquere finalizzata al caporalato. 

Per il Direttore Generale dell'Agenzia, Paola Nicastro, “l’app Restoincampo è una grande opportunità per sostenere le imprese e i lavoratori autonomi del settore, duramente colpiti dalla crisi derivante dall'emergenza sanitaria e chiamati a fronteggiare una stagione cruciale per i propri cicli produttivi. L'app è pensata in modo agile, intuitivo e semplificato per rispondere efficacemente alle esigenze di lavoratori e aziende agricole”.

 

 

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