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Pollino, biodiversità e "servizi ecosistemici"

Conoscere e conservarne la ricchezza è un’esigenza imprescindibile per garantire il futuro del territorio e dei suoi abitanti
didascalia.

Il bosco Capillo e all'orizzonte il massiccio del Pollino.

Data:28 Oct 2020

Il cielo è grigio stamattina. Le vedute dei panorami sono sfocate. Si apre allo sguardo una campagna autunnale con vecchi ex-coltivi abbandonati, con vigne che non ci sono più perché espiantate decenni fa, con gli uliveti lasciati incolti e inselvatichiti. Spazi sempre più ampi si sono liberati, da anni, per piante ed erbe spontanee, aromatiche, mangerecce, medicinali.

Lungo gli argini e nei terreni abbandonati abbondano, in questi giorni, il “finocchietto selvatico” e le piante di “rosmarino” e di “nepeta”, una menta in piena fioritura particolarmente odorosa. Tutto l’opposto di ieri: cielo terso, sole e luce da est di prima mattina, splendente e radente sulle case, sui monti, sul bosco, sul paesaggio, sull’orizzonte disegnato dai 2267 metri del Dolcedorme, la vetta più alta di tutto l’Appennino meridionale, dai 2248 metri del Monte Pollino e dalle altre vette: Serra delle Ciavole, di Crispo, del Prete.

La neve della settimana scorsa, che aveva imbiancato l’intero massiccio facendo d’improvviso scendere di molti gradi la temperatura, si è già sciolta.

Nel Bosco Capillo, quest’anno, unito al freddo che sta arrivando, è rimasto, però, il segno di tanta siccità, che dura da mesi. Perciò niente o quasi niente funghi, né ghianda. La natura è in grande sofferenza, anche se il paesaggio sa di miracoloso per come resiste. È un’area forestale di notevole pregio naturalistico caratterizzata da una specie endemica di farnetto di alto fusto.

In questo bosco, ai confini nordorientali del territorio del Parco Nazionale del Pollino è iniziata da qualche mese una campagna di ricerca per lo studio dei cambiamenti climatici che hanno sottoposto a stress gli alberi in forte declino ormai da decenni.

Tra questi monti, fiumi e vallate del più vasto territorio protetto dell’Italia meridionale, dentro i confini dell’Antica Lucania (dal Coscile al Sele), e nel contesto territoriale, socio-economico, culturale e naturalistico-ambientale di tre grandi aree protette: Pollino, Appennino lucano, Cilento-Vallo di Diano-Alburni, si trova un immenso giacimento di biodiversità naturale e culturale. Dalle basse quote agli oltre 2200 metri delle vette più alte, la gran parte del territorio del Parco è ricoperto da boschi di Leccio, di Roverella, di Castagno, di Cerro, di Faggio, e da nuclei di Pino loricato. Il Pino loricato, simbolo del Parco, è una rara specie arborea di eccezionale valore naturalistico e scientifico. Ogni esemplare plurisecolare di Pino loricato è un piccolo ecosistema che ospita vari insetti, tra i quali il rarissimo “Buprestide splendente”, considerato il coleottero più raro d’Europa. Di grande valore naturalistico e scientifico sono anche i boschi caratterizzati dall’associazione Faggio-Abete bianco, che sul Pollino sono particolarmente estesi rispetto ad altre faggio-abetine dell’Italia meridionale. L’articolazione orografica molto varia e la ricchezza di formazioni vegetali e di acque, che costituiscono preziosi habitat, è alla base della diversità delle popolazioni animali che vivono nel massiccio. La specie più maestosa dell’avifauna del Pollino è l’Aquila reale. Tra i mammiferi presenti sul territorio del Parco, la specie che merita più attenzione èil Capriolo di Orsomarso, molto importante geneticamente perché è forse una delle ultime popolazioni della sottospecie Appenninica. Altra specie, da citare, presente in alcuni corsi d’acqua del Parco, è la Lontra. Grazie alla morfologia molto accidentata, il Pollino è la zona di maggior interesse di tutto l’Appennino meridionale per la conservazione del Lupo, presente stabilmente nel territorio del Parco. Il Pollino è, inoltre,una terra di rocce dolomitiche, di rocce di origine magmatica, di morfotipi di origine glaciale, di gole, di grotte e di stretti rapporti tra geomorfologia e geobotanica. Ed è anche la terra del Bosprimigenius  della Grotta del Romito e dell’Elephasantiquus della Valle del Mercure, delle civiltà lucana, magno-greca, bizantina, longobarda, normanna e delle minoranze etnico-linguistiche arbëreshe. Con le azioni di tutela realizzate nei quasi 200 mila ettari durante i 25 anni di vita, il Parco Nazionale ha conseguito rilevanti riconoscimenti internazionali, dalla Carta Europea del Turismo Sostenibile al patrimonio dell’UNESCO del Geoparco e della faggeta vetusta di Cozzo Ferriero. Si aggiungono, inoltre, gli esiti particolarmente significativi delle indagini genomiche ed eco-fisiologiche e dell’indagine dendrocronologica del Pino loricato, la specie più longeva d’Europa su habitat di rupe, e la individuazione di un esemplare vivo di 1.230 anni. Come significativa è, infine, la costituzione di risorse genetiche agrarie vegetali e la conservazione, in situ, di antiche varietà di fruttiferi del Pollino, realizzata sia in campi coltivati sia in ambienti seminaturali, che ha messo in sicurezza una preziosissima parte del patrimonio genetico del Parco, salvaguardando l’elevata biodiversità agraria presente.

Conoscere e conservare la ricchezza di biodiversità e la complessità delle forme di vita, che hanno un’importanza ecologica, economica, sociale ed etica intrinseca, è un’esigenza imprescindibile per garantire il futuro del territorio e dei suoi abitanti. Le numerose specie viventi e la loro variabilità genetica mettono a disposizione sostanze naturali e principi attivi indispensabili alla riproduzione di piante e all’allevamento di animali. Gli ecosistemi naturali che formano sono un prezioso magazzino di informazioni, quali quelle sugli adattamenti ambientali, accumulate nel materiale genetico di milioni di specie e di sottospecie in oltre 3,5 miliardi di anni di evoluzione. La stima, poi, del valore economico delle foreste, dell'acqua dolce, del suolo, così come dei costi sociali ed economici della loro perdita, rende più esplicito ed immediatamente intellegibile l’importanza del patrimonio naturale e il suo contributo al benessere, alla salute e alla cultura. Proteggere la natura significa, infatti, tutelare l’ambiente di vita dell’essere umano; significa, perciò, farsi carico contestualmente delle componenti sia naturali sia antropiche. Significa farsi carico di una agricoltura che faccia bene alla salute, una agricoltura che tuteli il territorio rurale, una agricoltura che abbia una qualità non solo alimentare, ma anche culturale e sociale. Nelle aree agricole del Pollino sono stati condotti diversi studi, ricerche e sperimentazioni; sono state svolte molte attività di conservazione e di valorizzazione del patrimonio biogenetico e colturale. Per salvare la biodiversità agroalimentare, per salvare la biodiversità della terra, coltivata dalle passate generazioni con usi sedimentati in millenni di storia, viene costantemente incentivato e sostenuto il lavoro degli agricoltori custodi: quei contadini che alla fertilità dei suoli aggiungono la loro bravura, la loro passione, la loro sapienza, garantendo alle materie prime agroalimentari qualità ecosostenibile ed ecocompatibile; agricoltori che custodiscono semi antichi, come ad esempio: il seme di “carosella”, il seme di peperone di Senise, il “cece ribelle” di Latronico, e varietà locali in grado di fronteggiare il cambiamento climatico.

La biodiversità del Pollino e i processi sistemici che la riguardano, da quelli chimico-fisici e idro-geomorfologici a quelli biologici e più in generale ecologici, forniscono un supporto insostituibile alla qualità di vita dei suoi abitanti e forniscono le fondamenta di uno sviluppo economico durevole di tutto il contesto territoriale di riferimento. Sono, cioè, ecosistemi molto utili che muovono processi con ricadute positive per l’intero territorio. Sono “Servizi Ecosistemici” che erogano un insieme di beni, come il cibo, l’acqua, l’aria, il suolo, le materie prime, e di funzioni e di processi, come la protezione dall’erosione e dalle inondazioni, la regolazione dello scorrimento superficiale e il mantenimento della qualità delle acque, la formazione dei suoli, l’assorbimento degli inquinanti, il controllo delle malattie, la fissazione del carbonio atmosferico, il controllo della siccità, la stabilizzazione del clima. Sono, cioè, tutti beni e funzioni di interesse vitale per le popolazioni e per le loro attività antropiche, di cui è possibile stimare il valore economico e riconoscerne il ruolo di bene comune.

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Agrifoglio n. 100 -  

Temi
Biodiversità
Autori
Annibale  Formica

Presidente Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare dell'Area Sud del Pollino