Olivicoltura, tignola dell’olivo da monitorare

E i trattamenti prima dell’indurimento del nocciolo sono in genere efficaci anche contro il punteruolo (Coenorrhinus cribripennis),
didascalia.

Oliva con foto di uscita della tignola.

Data:27 Jun 2022

Diverse osservazioni condotte in oliveti del Metapontino e del Lavellese nella sperimentazione di prodotti fitosanitari da parte dell’ALSIA hanno dimostrato che molto raramente i danni della generazione carpofaga della tignola (Prays oleae) giustificano un intervento chimico. Questo vale a maggior ragione attualmente, considerando i costi e l’efficacia dei prodotti insetticidi registrati sulla coltura contro questo lepidottero. In alcune annate e in particolari areali, soprattutto se l’oliveto non ha una carica abbondante, l’intervento contro la tignola potrebbe essere consigliato e, in tal caso, deve essere correttamente posizionato perché sia efficace.

Con il raggiungimento della fase fenologica di “indurimento nocciolo”, infatti, il trattamento non è più efficace perché i prodotti larvicidi, anche se dotati di forte attività citotropica, non riescono più a raggiungere la larva carpofaga che si nutre del seme, protetta dai tegumenti lignificati del nocciolo.

L’eventuale intervento insetticida contro la tignola, quindi, va posizionato prima di questa fase fenologica. Le trappole a feromoni installate già da fine maggio consentono di individuare l’inizio del volo dell’insetto e stabilire il picco di presenza degli adulti che daranno vita alla generazione larvale carpofaga, responsabile della cascola delle drupe infestate.

Come già detto, raramente in Basilicata il trattamento è economicamente conveniente. Infatti, considerando l’abbondantissima cascola fisiologica dell’olivo, intervenire contro la tignola può essere antieconomico, soprattutto in oliveti in annata “di carica”. È raccomandabile, pertanto, un campionamento delle olivine per valutare l’entità dell’infestazione. Soglie prudenziali sono del 10-15% di infestazione per le cultivar da olio e del 2-3% per le cultivar da mensa. Il trattamento andrà effettuato alla fine del picco di volo, prima dell’indurimento del nocciolo, ricorrendo al Bacillus thuringiensis (unico prodotto biologico registrato e attivo sulle larve solo prima che queste penetrino nella drupa), allo spinetoram o all’acetamiprid preferendo i più citotropici registrati sulla coltura, in grado di raggiungere le larve già penetrate nella polpa.

Il trattamento prima dell’indurimento del nocciolo per la tignola ha in genere anche un buon effetto collaterale contro il punteruolo (Coenorrhinus cribripennis), dove l’insetto è presente. I sintomi della sua attività interessano i germogli e le giovani foglie che si presentano deformati mentre le olivine “ferite” dal rostro del punteruolo mostrano aree necrotiche e tendono a cascolare.

Agrifoglio n. 109 -  

Temi
SeDI
Autori
Arturo Caponero

ALSIA