Nettarine, da prodotto innovativo al declino nelle superfici

Nonostante le innovazioni varietali, calo soprattutto al Nord. Ampi calendari con varietà di tipologia gustativa potrebbero contribuire a migliorare le vendite
didascalia.

Early Bomba, nettarina a polpa gialla che si raccoglie nella prima decade di giugno.

Data:31 Oct 2021

Da un oltre un decennio la peschicoltura italiana attraversa una fase di crisi che, in termini di superficie, ha determinato una perdita del 40% e del 26% rispettivamente per nettarine e pesche (Tabella 1). Nello stesso tempo l’inserimento di cultivar più produttive e di sistemi colturali moderni ha consentito un aumento delle rese produttive unitarie, grazie anche all’elevata professionalità dei frutticoltori.

Tabella 1. Andamento delle superfici e delle produzioni di pesche e nettarine in Italia nel periodo 2011-2020 (Elaborazione su dati Istat)

  

Considerando le nettarine, la flessione si è verificata soprattutto al Nord dove regioni storiche come Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto hanno avuto perdite di superficie di circa il 50%. Al Sud, invece, le superfici hanno visto una diminuzione di circa il 25% ma l’incidenza delle stesse rispetto al pesco è stata sempre inferiore in termini di superfici investite.

L’oscillazione delle produzioni nel corso degli anni non è sempre strettamente correlata alla diminuzione delle superfici coltivate, ma nell’ultimo decennio è riconducibile ad eventi climatici che hanno fortemente condizionato l’espressione produttiva della specie in tutti i contesti produttivi nazionali.

La crisi commerciale del settore peschicolo nel corso dell’ultimo ventennio si è presentata in maniera ciclica, soprattutto per un surplus produttivo a livello europeo che nelle annate di produzione ordinaria determinava tale stato. Solo nelle annate meno produttive le quotazioni sui mercati erano accettabili e determinavano una migliore remunerazione del prodotto sui mercati e quindi una maggiore redditività per le imprese peschicole.

Tale stato di crisi si è verificato contemporaneamente allo sviluppo, da parte dei vari programmi di breeding mondiali, di innovazioni varietali con caratteristiche differenti in termini di colore della polpa, sapore e aspetto del frutto, adattamento alla coltivazione nei diversi ambienti, determinando una forte segmentazione dell’offerta grazie alle potenzialità delle singole cultivar.

La possibilità di coltivare in diversi areali, con cultivar adatte a specifiche situazioni pedoclimatiche, dovrebbe essere un valore aggiunto per le nostre produzioni, grazie alla complementarietà in ordine temporale fra le produzioni precoci e medie del Sud, e quelle medio-tardive del Nord.

Modulare le produzioni dei diversi areali potrebbe essere un primo approccio verso una migliore collocazione commerciale del prodotto, evitando fin dove sia possibile l’accavallamento delle produzioni. La scelta varietale rimane ovviamente il punto chiave del successo di ogni coltura, per cui anche per le nettarine risulta determinante. Rimane ancora attuale, e purtroppo non del tutto compiuta, la creazione a livello commerciale di gamme varietali distinte per tipologia gustativa, difatti in questa nota verranno proposte le varietà secondo questo criterio pomologico, per creare una distinzione che potrebbe essere un primo approccio verso una segmentazione a livello commerciale.

Nello specifico verranno considerate le varietà maggiormente idonee agli ambienti meridionali, proposte che rivengono dall’attività di sperimentazione e validazione, svolto dai centri sperimentali come l’Azienda Pantanello dell’Alsia ed in campi commerciali dove si può anche procedere con lo sviluppo tecnico-gestionale delle cultivar.

 

Nettarine gialle – linea a gusto “dolce”

Questa tipologia presenta il segmento più ricco di varietà, adatte a tutti gli ambiti territoriali nazionali, e potrebbe prefigurare un calendario di maturazione molto esteso, con conseguenti vantaggi in ambito commerciale e di fidelizzazione del consumatore. Il periodo precoce potrebbe trovare al sud le condizioni più favorevoli, sia in termini di rese ettariali che di qualità finale del prodotto. Nella fase precoce si raccoglie Rebus 028* (-22 Big TopÒ) e Big BangÒ Maillarà* (-19 Big TopÒ) cultivar precoci e affidabili, in quanto rustiche e dal buon sapore. Prima di arrivare a Big Top® si colloca Garofa, produttiva e di sapore dolce, Nectapome Nectaprime, di buona produttività e sapore interessante, e CareneÒ Monecar*, molto produttiva, la pianta ha portamento standard e vigoria media, produce frutti rotondi e completamente sovraccolorati di rosso brillante e con limitata presenza di scatolato, il sapore è discreto, con calibro omogeneo. A sud con Big Top, che si raccoglie a partire dalla III decade di giugno, finisce l’interesse per le nettarine. Qualora ci fosse interesse, comportamento promettente ha mostrato Gea*(+12 Big TopÒ), molto diffusa al nord e in via di diffusione anche in altre aree, caratterizzata da elevata produttività e grossa pezzatura (AA+) (questi sono i punti forti di questa cultivar), con frutti di buon sapore dolce, a polpa spicca e con  tenuta media.

 

Nettarine gialle – linea a gusto “tradizionale”

Non ci sono nuove varietà particolari da segnalare per questo segmento, in quanto quasi totalmente soppiantate da quelle precedentemente descritte. Il calendario si apre con Flariba, varietà precocissima di buona produttività ma che pecca in pezzatura se non ben diradata. Nel periodo precoce viene coltivata al meridione Early Bomba*, cultivar californiana di buon calibro per il periodo, ottima colorazione ma di sapore acidulo che va gestito con un’attenta raccolta. La produzione è elevata e costante. Nel tardivo si segnala la cultivar Alma* (+27 Big TopÒ), di origine italiana, selezionata in Romagna e ben adattata alle nostre condizioni, produttiva, i frutti hanno pezzatura elevata (AA-AAA) con buona tenuta sulla pianta.

Ovviamente questo comparto è ancora coperto con cultivar datate ma ben affidabili, vedi Stark Red Gold, Venus, Orion e serie Morsiani (60 e 90), che si mantengono ancora in impianto perché coniugano elevate rese ettariali, una certa rusticità e tolleranza a fitopatie che spesso non sono presenti in varietà selezionate all’estero. Comunque, esse andranno ben ponderate negli impianti futuri al fine di intercettare il reale spazio di mercato che richiedono questi prodotti più tradizionali.

 

Nettarine a polpa bianca – linea a gusto “dolce”

Si ritiene questo un segmento molto particolare ma interessante, perché caratterizzato da varietà di assoluto pregio gustativo. La prima a maturare è TurquoiseÒ Monprime* (-15 Big TopÒ), con produzione elevata e costante; frutti di discreta pezzatura per l’epoca (B-A); sovracolorazione rosso brillante diffusa; sapore molto buono, dolce e aromatico; polpa fondente. Ad inizio luglio lo standard è rappresentato da RomagnaÒ Red* (-5 Big TopÒ), di origine italiana, a portamento standard e vigoria medio-elevata; rustica e costantemente produttiva, produce frutti di buon calibro (A-AA) e bell’aspetto per sovracolorazione molto estesa; la forma è rotonda ed il sapore buono e dolce; la tenuta in pianta è elevata. Da selezionare con la potatura rami misti di buona vigoria. Il riferimento per questa tipologia è MagiqueÒ Maillarmagie* (+10 Big TopÒ), di origine francese, con pianta vigorosa a portamento assurgente, che richiede sesti più stretti e adeguata gestione della pianta con la potatura verde; rustica e molto produttiva, con frutti molto belli esteticamente, rotondi ed estesamente sovraccolorati di rosso brillante, dal sapore buono e dolce. Successivamente maturano altre due varietà della serie Romagna, segnatamente RomagnaÒ Star* e RomagnaÒ Sweet*, che permettono di allungare il calendario di maturazione per questa tipologia di prodotto fino a tutto agosto.

In conclusione si può affermare che nonostante il ridimensionamento delle superfici, la peschicoltura sta vivendo una fase molto delicata. Resta inteso che per un rilancio del settore risulta indispensabile un rinnovamento varietale che riesca ad offrire un prodotto dalle caratteristiche pomologiche costanti nel tempo. A livello varietale le possibilità di creare un calendario di raccolta secondo questi criteri è reale, e risulta imprescindibile per evitare il continuo declino che la nostra peschicoltura sta subendo.

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Agrifoglio n. 105 -  

Temi
AASD Pantanello-Metaponto
Rubrica
coltivando
Autori
Carmelo  Mennone

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