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Le produzioni vivaistiche italiane ed il nuovo quadro normativo fitosanitario

Per vivaisti e frutticoltori è previsto il ruolo di “risk manager”, per eradicare o contenere l’insediamento e la diffusione di organismi nocivi e malattie
didascalia.

Astoni in vivaio.

Data:22 Jul 2020

Il vivaismo professionale italiano è internazionalmente noto per la sua capacità innovativa nel produrre know how sotto forma di nuove varietà e tipologie di piante, oltre a proporre soluzioni tecniche in grado di assicurare i migliori strumenti per i distretti frutticoli delle varie aree produttive mondiali.

I dati del settore possono essere così riassunti:

Settore

N. imprese

Valore produzione (in migliaia di €)

Valore quota export (in migliaia di €)

% export

N. ettari investi

N. addetti

Fruttiferi

850

285.800

109.769

38,3

5.000

28.000

Ornamentali

3.000

1.300.000

520.000

40,0

16.000

80.000

Vite

500

152.800

60.140

39,4

6.500

6.000

Totale

4.350

1.738.600

689.909

39,2

27.500

114.000

 

Questi dati dimostrano come il settore del vivaismo professionale opera in comparti sensibilissimi dell’intero sistema socio-economico nazionale:

  • impiego forza lavoro;
  • produzione di valore aggiunto destinato per il 40% all’export;
  • gestione e cura del territorio.

Negli ultimi anni, la globalizzazione degli scambi commerciali - piante comprese - ed i cambiamenti climatici hanno incrementato l’introduzione di nuovi organismi nocivi tristemente noti ai frutticoltori italiani ed europei. Considerata la riconferma dell’approccio UE di “sistema fitosanitario aperto”, ossia è permesso importare tutto fuorché quello che è vietato, il rischio di nuove introduzioni è elevato ed inevitabile, tanto più che non esiste un sistema di quarantena comunitario.

La Commissione UE ritiene strategica la materia fitosanitaria alla luce anche di ricerche, stime e proiezioni elaborate a seguito delle innumerevoli emergenze fitosanitarie degli ultimi anni, che indicano un rapporto costo benefici di 1:500, ossia per ogni Euro investito nella prevenzione fitosanitaria si risparmiano e si genera una plusvalenza di 500 Euro. Per questo motivo, il regime fitosanitario (Reg. UE 2016/2031) e le norme che regolamentano produzione e commercializzazione delle piante, ad esso strettamente correlato, hanno subito una profonda rivisitazione che di fatto richiederanno un totale differente approccio, nuovi ruoli, responsabilità e modi di fare da parte di quanti impegnati nella filiera frutticola dal vivaismo alla produzione in capo.

Il comparto vivaistico nazionale sarà chiamato all’ennesima riorganizzazione nel corso di pochi anni, che richiederà ancora una volta sforzi ed investimenti significativi per operare nelle nuove regole e per non perdere la competitività rispetto agli altri competitors internazionali. Per quanti volessero approfondire gli aspetti normativi che interessano i materiali di propagazione vegetale, i riferimenti regolamentari possono essere consultati sul sito del CIVI – Italia (Centro Interprofessionale per le attività vivaistiche). Essi si riferiscono sostanzialmente a due recenti atti legislativi: il Decreto 19 marzo 2019 (supplemento G.U. n. 119 del 23/5/2019) che definisce il Sistema nazionale volontario di qualificazione del materiale di propagazione vegetale ed il Decreto 18 maggio 2020 (G.U. n. 168 del 6/7/2020) che recepisce l’intero pacchetto delle norme di attuazione della legge fitosanitaria con riferimento alla certificazione delle piante.

Le maggiori novità

Gli organismi nocivi sono stati ri-categorizzati e classificati in base alla loro pericolosità come di seguito riassunto:

  • da quarantena: identità accertata e capacità di insediarsi in un territorio con impatto economico ambientale o sociale inaccettabile;
  • da quarantena RILEVANTI per la UE: organismo nocivo da quarantena per il quale il territorio di riferimento è la UE;
  • da quarantena rilevanti per la UE PRIORITARI: organismi nocivi da quarantena rilevanti per l'Unione, il cui potenziale impatto economico ambientale o sociale sul territorio dell'Unione è più grave rispetto ad altri organismi nocivi da quarantena;
  • non da quarantena regolamentati: organismi diffusi prevalentemente attraverso specifiche piante da impianto.

Per quel che riguarda il vivaista (fornitore), ma anche il frutticoltore, il nuovo regolamento europeo prevede inedite responsabilità. Per entrambi è previsto il ruolo di “risk manager”, ossia di primi responsabili dell’adozione di opportune misure atte ad eradicare o contenere l’insediamento e diffusione di organismi nocivi e malattie. Per questo potranno inoltre essere assegnatari di ruoli e compiti ufficiali, come quelli previsti dalla nuova figura di “agente fitosanitario”.

Per la riduzione del rischio di diffusione degli organismi nocivi dovranno essere predisposti “Piani di emergenza” che definiscono le linee di azione, i ruoli, le responsabilità, le strutture coinvolte da approntare per ogni potenziale minaccia incombente. Essi troveranno applicazione negli specifici “Piani d’azione” che si basano sulla tracciabilità completa dei materiali vegetali e sulla responsabilizzazione del produttore. 

La documentazione dei materiali di propagazione gestiti dovrà essere conservata per 3 anni al fine di permetterne la piena tracciabilità. I vivaisti che avranno approvato il piano di gestione dei rischi dalle autorità fitosanitarie, potranno essere sottoposti a ispezioni e controlli con minor frequenza. Per le piante, è importante ricordare che è ormai obbligatorio propagare (e di conseguenza commercializzare) portinnesti e varietà esclusivamente iscritte al Registro nazionale delle varietà che costituisce parte di quello comunitario FRUMATIS (Fruit Reproductive Material Information System).

Quali materiali di propagazione disponibili

Il vivaismo gioca un ruolo molto importante nel rinnovamento della frutticoltura ma recentemente, il mutato concetto di Qualità a livello comunitario, rende più difficile un reale apprezzamento da parte del frutticoltore.

Quali categorie di piante sono oggi disponibili e che garanzie prevedono? Quali piante può mettere a dimora un frutticultore? Esse sono sostanzialmente tre, come di seguito illustrato:

  1. CAC (Conformitas Agraria Communitatis)

Rappresenta il livello qualitativo minimo obbligatorio con responsabilità e garanzia a totale carico del vivaista (Fornitore autorizzato) per gli aspetti riguardanti l’assenza di un ridotto numero di organismi nocivi non di quarantena e la corrispondenza varietale.

A livello comunitario saranno contraddistinte da un cartellino di colore giallo.

  1. CERTIFICAZIONE EUROPEA, livello qualitativo volontario che prevede una serie di requisiti da rispettare che possono essere così riassunti: Fornitori identificati; Filiera produttiva organizzata in fasi; Tracciabilità del processo produttivo; Controllo dei punti critici di processo; Controlli a carico degli Organismi Ufficiali o sotto sorveglianza; Responsabilità condivisa tra fornitore e Servizio Fitosanitario Regionale; Etichettatura ed imballaggio secondo modalità definite.

Esso è così del tutto simile al livello indicato dagli standard EPPO, ed è piuttosto vicino allo stato sanitario Virus-controllato dei vecchi protocolli nazionali di certificazione volontaria; tali produzioni saranno riconoscibili da un cartellino di colore blu. Chi aderisce a questo sistema, opera all’interno di procedure che determinano e definiscono una Certificazione di processo.

  1. SISTEMA NAZIONALE VOLONTARIO DI QUALIFICAZIONE del materiale di propagazione vegetale (QVI), livello qualitativo volontario che, fatti salvi i requisiti previsti dalle direttive comunitarie - Certificazione Europea compresa - vede l’implementazione di alcuni punti ed aspetti fondamentali quali:
  • La partecipazione volontaria dei soli operatori aderenti al Sistema; mantenimento dei materiali iniziali in condizione di isolamento (screen house); materiali iniziali di comprovata sanità e identità varietale precedentemente ufficialmente riconosciuti dal Sistema; adozione di disciplinari tecnici di produzione che identificano i punti critici del processo;
  • L’assenza e il controllo di un maggior numero di organismi nocivi rispetto alla Certificazione europea;
  • Un maggior numero di controlli sulle produzioni, indicando i tempi di esecuzione e le modalità di saggio.

Tutto ciò meglio definisce un sistema di Certificazione di processo e di prodotto.

La categoria QVI (Qualità Vivaistica Italiana), che sarà meglio identificata da un marchio di prossima istituzione da parte del Mipaaf, identificherà le produzioni di più elevato livello qualitativo e sarà contrassegnata da un cartellino-certificato come quello di seguito riportato.

Questo permetterà all’Italia di proseguire la positiva esperienza dei programmi di certificazione volontaria delle produzioni vivaistiche, avviati su scala regionale nel 1980 e poi confluiti in un unico sistema nazionale a partire dal 2003. Sarà così possibile qualificare l’offerta in maniera chiara e ben distinguibile, rispetto a quanto oggi previsto dal Certificato Europeo.

Il quadro nazionale

A livello italiano, le aziende vivaistiche che partecipano al SNVQ sono circa 70, ubicate in 12 differenti regioni. La Basilicata nell’ultima stagione ha partecipato con 2 vivai produttori di piante di agrumi. Le produzioni sviluppate negli ultimi anni sono riassunte nella tabella che segue:

In generale, le produzioni vivaistiche certificate interessano la quasi totalità delle produzioni di piantine di fragola e portinnesti micropropagati in vitro. Per quel che riguarda gli astoni di fruttiferi, le percentuali sono ancora basse, a causa del vorticoso rinnovamento varietale di drupacee e melo, che non permette di disporre subito fonti certificate per alimentare la filiera, già dal momento del rilascio delle nuove varietà. Per il melo la situazione è diversa; il calo del 50% rispetto ai volumi del passato è dovuto al cambiamento in atto delle varietà coltivate che vedono un forte ridimensionamento della Golden delicious a favore di tanti cloni mutanti di Gala e Red delicious, caratterizzati da minime differenze, che rendono difficile il rilascio delle privative vegetali, il successivo riconoscimento come entità varietali stabili e, di conseguenza, la disponibilità di fonti certificate.

Obiettivi futuri

Il CIVI-Italia è impegnato a tutelare e valorizzare le produzioni sviluppate dalle aziende della propria base sociale (che rappresentano oltre il 90% del panorama nazionale) e, allo stesso tempo, opera per allargare la base partecipativa ai programmi di certificazione volontaria di quanti credono in essi come un valido strumento di qualificazione delle proprie produzioni.

Tutto ciò necessita di una costante opera di sensibilizzazione, professionalizzazione e aggiornamento tecnico su queste tematiche e sul loro risvolto nella pratica giornaliera delle singole aziende.

Considerato l’obbligo di attuare le nuove norme, lo sforzo è quello di tradurle in un incremento di competitività dell’intero sistema vivaistico, ricchi di una tradizione e di patrimoni tecnici di grande valore, permettendo di segmentarsi verso l’alto per non disperdere professionalità e capacità imprenditoriali internazionalmente riconosciute. Tutto ciò avviene in totale convergenza ed armonia con il Mipaaf e con la gran parte dei Servizi Fitosanitari delle diverse Regioni, in un’ottica di rapporti win-to-win, lavorando assieme per fare sistema, non contrapposti, ma uniti nel solo interesse delle filiere frutticole nazionali, dai vivaisti ai frutticoltori. Un’azione ed una modalità difficili da sviluppare ed attuare nel nostro Paese, sempre pronto ai distinguo ed alle diverse interpretazioni delle regole in ogni regione.

Le nuove regole fitosanitarie, la consapevolezza di sapere che gli organismi nocivi non conoscono barriere, l’aggressività mostrata da nuovi concorrenti internazionali, il ruolo attivo che i vivaisti hanno nella tutela dell’ambiente e del mantenimento di condizioni di sanità fitosanitaria, tracciano ed impongono di intraprendere questa che è l’unica strada da percorrere se non si vuole andare verso un destino che annullerebbe o farebbe regredire le faticose conquiste professionali del vivaismo italiano.

Agrifoglio n. 97 -  

Temi
SeDI
Tags
Vivaismo
Autori
Luigi  Catalano

CIVI – Italia Centro Interprofessionale per le attività vivaistiche

Giandomenico  Consalvo

CIVI – Italia Centro Interprofessionale per le attività vivaistiche