Il limone, un’opportunità per il Metapontino?

Problemi economici, ambientali e fitosanitari stanno modificando la base produttiva. Tra le drupacee tiene solo l'albicocco
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Data:31 May 2022

La frutticoltura metapontina negli ultimi anni, per una serie di problematiche economiche, ambientali e fitosanitarie, sta modificando la base produttiva, con l’introduzione di specie e varietà per migliorare la redditività delle imprese agricole. Per le drupacee tiene solo l’albicocco, mentre il pesco, come d’altronde succede in tutta Italia, è in costante declino.

Negli agrumi sta suscitando un certo interesse il limone: infatti, accanto alle produzioni storiche di qualità coltivate ai confini con la Calabria, dove è presente una IGP, questa specie si sta diffondendo in altri areali del Metapontino. La diffusione è stata favorita dalla forte richiesta e dalla buona remunerazione sui mercati registrata nell’ultimo quinquennio. Ormai da alcuni anni il mercato del limone risulta molto più interessante e remunerativo di quello di altre specie agrumicole diffuse in Basilicata, come le clementine e le arance. Il limone nel Metapontino non è interessato da patogeni come il Mal secco, che in regioni storiche come la Sicilia ha determinato una forte perdita di piante con una minore durata economica degli impianti.

Il patrimonio varietale italiano si basa sul Femminello (Figura 1), una cultivar-popolazione, soggetta negli anni ad una forte selezione clonale, che ha consentito di creare nuove cultivar e cloni. Attraverso la tecnica dell’irraggiamento con raggi gamma è stato ottenuto il Femminello 2KR, che resta la varietà di riferimento per gli aspetti vegeto-produttivi. A latere sono stati selezionati cloni nucellari, che se da un lato presentano caratteristiche vegeto-produttive di pregio, dall’altra parte hanno manifestato una maggiore sensibilità al Mal secco.

Il Femminello Siracusano 2 KR sta dimostrando un buon comportamento produttivo negli impianti in cui è stato inserito negli ultimi anni. Questi presenta pianta vigorosa, portamento espanso, frutti di buona pezzatura con buccia liscia e polpa con qualche seme.

Sempre nella fase precoce, interessante è il limone Zagara bianca (Figura 2) che si distingue per la caratteristica di presentare fiori e germogli non violacei. Rispetto al precedente è leggermente più tardivo, con frutti di pezzatura inferiore, anche se con un numero inferiore di semi.

Nella fase tardiva viene coltivato il Limone Antico di Rocca, ecotipo appartenente alla cultivar Femminello comune, con cloni molto produttivi e caratteri qualitativi buoni. La raccolta varia in base al tipo di frutto: il Primofiore si raccoglie da novembre ad aprile, mentre il Bianchetto o Maiolino si raccoglie da maggio a luglio, infine il Verdello in piena estate.

Per la rifiorenza, anche se il prodotto qualitativamente è inferiore, si ricorda il Lunario (Figura 3), mentre Monachello e Interdonato (Figura 4) non presentano livelli qualitativi comparabili con le precedenti varietà, anche se quest’ultmo è apprezzato per la precocità di maturazione. Un certo interesse potrebbe esserci per l’Eureka, semenzale siciliano selezionato in California che presenta caratteristiche pomologiche molto interessanti.

Nella fase più tardiva si sta inserendo il Verna, anche se non di pregevoli caratteri pomologici, la cui tardività di maturazione consente di arrivare fino a giugno. In questi ultimi anni si stanno affermando varietà club come il Summer prime del quale bisognerà verificare il comportamento nei nostri areali produttivi.

I portinnesti che si possono utilizzare sono diversi, e tra questi spicca il Citrus macrophylla che dà i migliori risultati in termini produttivi, induce una buona vigoria alla varietà, anche se rende la stessa più sensibile ai ritorni di freddo. Un altro portinnesto che è possibile utilizzare è il Citrus volkameriana, meglio conosciuto come limone volkameriano, che risulta molto affine anche se più sensibile alla Fitoftora rispetto agli altri soggetti utilizzati. Per l’elevata plasticità è possibile utilizzare l’Arancio amaro, adatto a terreni con pH e calcare attivo elevati, anche se risulta disaffine con il Verna, però tollerante alla Tristeza, in combinazione con il limone, e ai viroidi, presenti nei campi coltivati. Tra i portinnesti si annovera il Citrange carrizo, che induce buona produttività e caratteri qualitativi migliori per il frutto, quali una maggiore succosità.

 

Tipologie di frutti

Nel limone esistono diverse tipologie di frutti distinte per aspetti morfologici:

  • Marzani, che derivano da fioriture precocissime, con frutti di forma tondeggiante e umbone schiacciato e che maturano a settembre;
  • Limoni invernali, che comprendono i limoni ammarsanati, i primofiore, i biancuzzati, questi derivano dalla fioritura principale;
  • Bianchetti o biancuzzi, di colore giallo chiaro che derivano dalla fioritura di giugno e si raccolgono a marzo aprile;
  • Verdelli, maiolini, agostari e bastardi, che derivano da una forzatura effettuata attraverso uno stress idrico e si raccolgono l’estate successiva.

 

Danni da freddo

Le criticità per questa specie, oltre agli appena citati problemi fitosanitari che si risolvono con l’utilizzo di piante certificate ed esenti da parassiti, sono da ricondurre alla scelta delle aree vocate. Queste non devono presentare ritorni di freddo e ventosità, variabili climatiche che potrebbero essere deleterie per questa specie. Difatti il limone, del gruppo degli agrumi, è la specie che ha una maggiore sensibilità al freddo ed al vento, soprattutto a quelli salsi, per cui la scelta dell’ambiente di coltivazione risulta fondamentale ai fini di una redditività costante negli anni, eliminando o limitando le condizioni ambientali che potrebbero avere effetti negativi tanto sulla produzione quanto sulla stessa vita della pianta.

Nel 2017 le minime termiche raggiunte nel nostro territorio hanno consentito di verificare la vocazionalità ambientale, in modo da caratterizzare al meglio le aree maggiormente idonee a questa coltura. I dati climatici sono disponibili grazie alle stazioni meteo del SAL-Alsia presenti su tutto il territorio regionale.

Da un punto di vista commerciale i prezzi finora spuntati da questa specie hanno raggiunto livelli interessanti, tanto da suscitare un forte interesse nelle imprese agricole. Resta da capire però se questo andamento continuerà nel tempo, motivo per cui valutare l’opportunità di effettuare nuovi impianti. Certamente il Metapontino, con i suoi pianori sopravallivi non molto soggetti a ritorni di freddo, possono essere ideali per questa coltura, anche perché essendo poco diffusa non presenta le problematiche fitosanitarie tipiche degli areali storici della limonicoltura italiana.

 

Origine e storia

Il limone, anche se è un agrume agronomicamente ben distinto, ha origine ibrida tra cedro e arancio amaro, questi a sua volta derivato dal pummelo. Dal limone derivano per incrocio naturale diversi ibridi:

  • Limone cedrato, utilizzato per il consumo diretto e in pasticceria;
  • Lemonange, incrocio tra arancio e limone (Limone Meyer) che presenta frutti di colore arancio;
  • Lemonime, ibrido con la lima;
  • Lemandarin, originari della Cina meridionale derivati dall’incrocio con il mandarino.

Alcuni limoni sono utilizzati come portinnesti: limone rugoso (Rough lemon), limone volkameriano (Citrus volkameriana) e l’alemov, meglio conosciuto come Citrus macrophylla.

Il limone sembra originario del nord-est dell’India, e la presenza in Italia di frutti simili è stata riscontrata negli affreschi della casa del frutteto rinvenuta a Pompei, da cui si evince che è un limone piretto. Il limone sembra sia arrivato nel Mediterraneo agli inizi del XII secolo, prima in Sicilia ed alcuni anni dopo in Spagna a Siviglia. Colombo lo portò in America nel 1493, da cui si diffuse in tutti i Paesi del continente.

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Temi
AASD Pantanello-Metaponto
Rubrica
coltivando
Autori
Carmelo Mennone

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