Fragoleti, superare la crisi di trapianto

Una concimazione non oculata può creare problemi alle radici delle giovani piante
didascalia.

Danni da eccesso di salinità su piantine di fragola. Sono evidenti le necrosi ai bordi delle fogliole.

Data:28 Sep 2020

E’ tra settembre e ottobre che si completano i trapianti delle piantine fresche e delle cime radicate nei fragoleti lucani, concentrati nella pianura metapontina. Quest’anno le superfici investiste sono probabilmente in lieve flessione, rispetto alla scorsa campagna (circa 800 ettari di coltura protetta, in serre tunnel) con una larga prevalenza di Candonga, sebbene altre varietà iniziano a trovare maggiore diffusione.

Poiché la nostra fragolicoltura è basata quasi esclusivamente sul trapianto delle piantine fresche, al contrario di quella dell’Italia settentrionale dove ancora prevalgono gli impianti con piante frigoconservate, le varietà che si sono affermate sono state appositamente selezionate per partire con materiale di vivaio fresco che da migliori risposte produttive e consente di programmare la raccolta in modo più scalare, evitando un’eccessiva concentrazione della raccolta. Le diverse possibilità di spingere la coltura per una produzione concentrata in inverno o in primavera piuttosto che distribuita nelle due stagioni, permette di adottare varie strategie economiche ed agronomiche del fragoleto ma sicuramente complica la gestione fitosanitaria, che può essere molto diversa a seconda del periodo a cui si punta ad avere la maggiore produzione.

Dopo il trapianto delle piantine, se le temperature dovessero mantenersi alte, potrebbe essere opportuno intervenire con irrigazioni climatizzanti soprachioma. In tal caso, però, per la fertirrigazione va comunque utilizzato l’impianto irriguo a goccia posto sotto la pacciamatura per evitare l’accumulo di sali nel terreno esplorato dalle radici. A causa dell’evaporazione l’irrigazione soprachioma tende a concentrare i sali sulla superficie della baulatura. L’irrigazione a goccia, invece, li allontana verso l’esterno.

Una concimazione non oculata può creare problemi alle radici delle giovani piante (la fragola è piuttosto sensibile alla salinità) se si somministrano al terreno eccessive quantità di concimi. Danni da salinità per eccessi di concimazione sono generalmente evidenziabili da un gradiente sulla fila dei sintomi (crescita stentata delle piantine, necrosi dei margini fogliari, clorosi etc.) che sono più marcati verso la fine dell’ala gocciolante dove, appunto, tendono a concentrarsi i soluti. In tal caso un’irrigazione “dilavante” dovrebbe rapidamente migliorare lo stato delle piantine.

Nei primi giorni dopo il trapianto è preferibile evitare interventi chimici che potrebbero avere effetto fitotossico sulle piantine in fase di attecchimento. Ai primi sintomi di marciumi radicali da fitoftora (Phytophthora spp.), dopo averne accertato la causa, intervenire con distribuzioni di fosetil-alluminio o metalaxil. Se il clima sarà piovoso potrebbe essere utile effettuare un trattamento preventivo con rame contro la vaiolatura (Mycosphaerella fragariae) e la maculatura batterica (Xanthomonas fragariae) ma con cautela su foglioline molto giovani. Eventuali attacchi di oidio (Sphaeroteca macularis) potranno essere combattuti intervenendo con prodotti IBE, azoxistrobin, bupirimate, quinoxifen (il cui uso scadra a marzo del prossimo anno), meptildinocap, pyraclostrobin+boscalid, zolfo o bicarbonato di potassio. Alla comparsa dei primi sintomi di antracnosi (Colletotrichum acutatum), asportare fiori e stoloni infetti o le intere piante compromesse. Si potrà intervenire con boscalid+pyraclostrobin, registrato su fragola contro botrite, oidio e antracnosi. Anche l’antibotritico ciprodinil+fludioxonil esplica un effetto collaterale sull’antracnosi.

 

Agrifoglio n. 99 - Settembre 

Temi
SeDI
Autori
Arturo Caponero

ALSIA - Regione Basilicata