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Fanelli: "La Basilicata del Vino è trainante per il nostro agroalimentare"

Con le misure su enoturismo e vendemmia verde, dalla Regione un sostegno importante al comparto per rafforzare l'identità delle produzioni
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Francesco Fanelli, assessore regionale alle Politiche agricole e Forestali.

Data:30 Sep 2020

La vitivinocoltura è uno dei settori di punta del comparto agroalimentare della Basilicata con punte di eccellenza riconosciute ormai non solo a livello nazionale ma internazionale. Per fare il punto su quanto stiano facendo le istituzioni in Basilicata, la Redazione di AGRIFOGLIO ha intervistato l'assessore regionale alle Politiche Agricole e Forestali, Francesco Fanelli.

 

Assessore,  la vitivinicoltura è un settore importante per l’agricoltura lucana, può essere definito trainante del comparto agroalimentare?

La “Basilicata del Vino” è molto apprezzata fuori dai confini regionali e in molti contesti esteri grazie a un prodotto immagine, quale l’Aglianico del Vulture, vera icona del nostro paniere agroalimentare. Negli anni è aumentata la produzione, sono migliorate le tecniche colturali e tanto è stato investito in ricerca e promozione. Oltre all’Aglianico, hanno fatto passi importanti il Matera Doc, il Grottino di Roccanova Doc e il Terre Alta Val d’Agri Doc, segno che i produttori credono fortemente nel loro prodotto e nelle opportunità offerte dal settore, nonostante non manchino criticità e problemi. A dimostrazione della qualità dei nostri vini, tanti i riconoscimenti nazionali e internazionali che non mancano di premiare la passione e il lavoro costante dei nostri viticoltori e di quanti partecipano al successo dei nostri vini. Abbiamo un patrimonio vitivinicolo che bisogna preservare e incentivare sempre di più, mettendo in campo, anche con la prossima programmazione europea, strategie e occasioni per chi voglia scommettere e investire in questo settore.

A proposito di promozione, lei è stato fautore di un provvedimento di Giunta per incentivare lo svolgimento dell’attività enoturistica da parte degli imprenditori agricoli. Di cosa si tratta?

La Regione, recependo la legge nazionale che regolamenta il settore dell’enoturismo, attraverso un’apposita delibera da me proposta, ha voluto potenziare questo segmento di attività extra-agricola nel difficile momento di ripartenza post covid-19. Si punta così ad offrire ai cultori del vino un’offerta di qualità anche in termini di accoglienza, organizzando tour e servizi connessi con personale altamente specializzato. Proprio per questo, la Regione ha inteso istituire un elenco regionale degli operatori che svolgono attività enoturistica. L’idea è quella di strutturare al meglio il mondo che ruota intorno al business del vino attraverso la mappatura delle aziende in grado di proporre pacchetti turistici che prevedano visite guidate e degustazioni, aprendo le porte delle proprie cantine ai “wine travellers”, pronti a gustarne ogni elemento di racconto e a vivere esperienze nuove.

Puntando ovviamente sul legame imprescindibile con quello che i francesi definiscono terroir, vero?

Il legame con il territorio è un elemento imprescindibile che testimonia “l’identità delle produzioni”. La scommessa è proprio questa, puntare sul connubio produzioni-territorio-turismo. Il turismo del vino è un fenomeno culturale ed economico in crescendo, a cui la Basilicata non può sottrarsi, considerata la ricchezza del suo patrimonio paesaggistico, naturalistico, culturale e delle eccellenze dell’agroalimentare.  Patrimonio che le permette di inserirsi quale meta per un turismo di prossimità, rurale, sostenibile e slow, nonché luogo privilegiato di narrazioni di storie di uomini e donne che rendono ancora più preziose le singole produzioni. Ed è così che la degustazione diventa offerta di un’esperienza autentica, personale ed unica, nonché veicolo di una più mirata strategia di marketing territoriale.

A cosa ha puntato l’azione di promozione “Compra lucano” messa in campo dal Dipartimento Politiche Agricole in pieno periodo lockdown?

La campagna promozionale Compra Lucano, di cui ci siamo fatti promotori, è nata dall’esigenza di dare una mano concreta ai nostri imprenditori agricoli, invitando “il consumatore” a comprare prodotti lucani, sostenendo in tal modo il reddito e la competitività delle nostre aziende in una sorta di economia solidale, con la garanzia di un consumo di prodotti sani e di qualità.

Assessore, tra i provvedimenti del periodo dell’emergenza da covid-19, è stato approvato anche quello della “vendemmia verde”. Di cosa si tratta?

Si tratta essenzialmente di una misura di “salvaguardia”, volta a fronteggiare la crisi che ha colpito duramente il settore vitivinicolo. Un intervento dovuto alla straordinarietà del momento, e volto a evitare eccedenze di prodotto che poteva rischiare di rimanere invenduto. L’intervento eccezionale è stato attivato anche in Basilicata su sollecitazione e con il confronto delle organizzazioni agricole e dei produttori di vino.

Le filiere agricole, in questo particolare momento, possono rappresentare una risposta alla crisi dei mercati?

Le filiere rappresentano una modalità organizzativa importante per migliorare i processi interni del comparto agroalimentare e contrastare quelli esterni, garantendo la giusta remunerazione tra i diversi attori. Noi crediamo fortemente nella competitività e nella forza delle filiere come risposta concreta al rafforzamento del sistema dell’agroalimentare e alla sua capacità di penetrare nuovi segmenti di mercato; pertanto i nostri sforzi, anche con le azioni della programmazione futura, saranno rivolti a sostenere il protagonismo delle filiere.

Agrifoglio n. 99 - Settembre 2020

Temi
Produzioni agroalimentari di qualità
Autori
Redazione AGRIFOGLIO

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