Castagneti in Basilicata, concluso un ciclo di incontri dell'ALSIA sulla gestione sostenibile

Iniziativa realizzata di concerto con l'Assessorato regionale alle Politiche agricole nel Vulture, in Val D’Agri e a Trecchina-Rivello
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Data:17 Jun 2022

È molto importante che le istituzioni pubbliche orientate a valorizzare le funzioni ecosistemiche del grande patrimonio legato alla castanicoltura rivolgano sempre più attenzione verso i nuovi strumenti di intervento basati anche sulla conoscenza e in una prospettiva di lungo periodo. Proprio in questa logica, condividere i contenuti della Gestione Forestale Sostenibile dei castagneti può garantire non solo la conservazione, la sostenibilità e la produzione del legno e del frutto-castagne, ma anche i benefici derivanti da altri servizi ecosistemici. Parliamo di protezione dall’erosione, di produzione di prodotti “secondari” e di quelli culturali e turistico-ricreativi, mentre si cerca di limitare l’abbandono dei terreni della parte pedemontana del territorio regionale che vede proprio nella cattiva condizione dei castagneti esistenti la misura del problema.

In Basilicata il castagno è molto diffuso ma le aree castanicole più importanti che si distinguono per elementi di qualità sono tre. In queste tre aree ci sono produzioni di pregio. Oltre al legno si producono castagne, e in tutte e tre le aree è possibile trovare uno o più ecotipi locali ormai diffusi territorialmente e distinguibili nel patrimonio varietale. Un altro elemento caratterizzante è l’organizzazione consolidata di importanti attività culturali e turistiche attorno al tema del castagno - come le sagre storiche, i momenti di raccolta collettiva - che creano un quadro conoscitivo del contesto in cui la castanicoltura è collocata e, quindi, un inquadramento che accoglie gli aspetti paesaggistici, culturali, produttivi ed economici, attraendo numerosi turisti.

Le tre aree sono:

1) il Vulture Melfese (Melfi, Rionero, Rapolla, Barile, Atella e Castelgrande). A Melfi è attiva l’associazione “Castanicoltori del Vulture” che organizza la sagra della “Varola” (il nome della grande padella utilizzata per arrostire sul fuoco le caldarroste). In quest’area riconosciamo almeno tre ecotipi locali: la Montemarano, la Rossina, e la Cesana (che sembra presentare anche caratteri di resistenza al cinipide);  

2) la Val d’Agri (Tramutola, Moliterno, Marsico Nuovo, San Chirico Raparo. In particolare a Tramutola viene organizzata la sagra della Munnaredda (termine che deriva da mondare, ovvero che si sbuccia con facilità) dal nome di un ecotipo locale;

3) l’area Sud Basilicata (Trecchina, Rivello e Lagonegro). Anche qui è attiva un’associazione, “Amici della Castagna di Trecchina”, che organizza una importante sagra e una raccolta collettiva in castagneti privati e del comune. E anche qui è presente un ecotipo locale di castagno, la Nzerta, molto interessante per la dimensione dei frutti e per la costanza della produzione.

Da circa 10 anni anche i castagneti della Basilicata sono stati interessati dalle infestazioni di cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus). Questo insetto di origine cinese è stato introdotto con materiale di propagazione infestato. In poco tempo è passato dal nord al sud della penisola e nel 2010 è comparso anche in Basilicata proprio nel Vulture. Si evidenzia sulle piante con la presenza di galle rossastre sulle foglie, rametti e infiorescenze. Le piante si indeboliscono riducendo la produzione di frutti e legno. Anche in Basilicata i danni alla coltura sono stati ingenti ed è stato grave l’impatto sull’economia legata alla produzione delle castagne e non di meno sugli aspetti turistici collegati a tale produzione agricola.

Come nelle altre regioni d’Italia, la problematica è stata gestita dal Sevizio Fitosanitario Regionale che, per la lotta, ha coordinato tutte le azioni anche in collaborazione con altri soggetti e diversi enti, adottando le indicazioni e le Linee Guida del Ministero delle Politiche Agricole. In particolare, la lotta biologica con il lancio dell’insetto antagonista Torymus sinensis, anch’esso di origine cinese, allevato per l’occasione in biofabbriche e poi distribuito. La lotta biologica (che nel castagneto è la sola possibile) di tipo propagativa (classica) si basa sul concetto di ristabilire un nuovo equilibrio naturale tra l’organismo fitofago e il proprio antagonista, equilibrio che si raggiunge negli anni e tende a permanere nel tempo.

I lanci di Torymus sinensis sono stati fatti adottando un determinato protocollo che tra l’altro prevedeva l’individuazione attraverso coordinate GPS del punto geografico del rilascio al fine di consentire l’individuazione successiva dell’area in cui effettuare i monitoraggi. In regione i lanci sono stati attuati dall’Università della Basilicata che, insieme all’Ufficio Fitosanitario regionale, si è occupata anche della pubblicazione dei dati.

Il 28 aprile scorso, presso l’Assessorato regionale all’Agricoltura, sono stati presentati i dati dei monitoraggi realizzati, in particolare l’ultimo dell’anno 2022. All’incontro, coordinato dallo stesso Assessorato, erano presenti diversi soggetti pubblici e privati del settore: oltre al neo assessore all’Agricoltura Francesco Cupparo, un rappresentante del Dipartimento Ambiente, il Comune di Melfi, le associazioni agricole Cia e Coldiretti, e l’ALSIA. L’incontro era stato proposto dall’Associazione Castanicoltori di Melfi che, all’interno di una sollecitazione più ampia rivolta allo stesso assessorato di attenzionare il settore castanicolo, faceva una richiesta specifica di effettuare nuovi lanci di Torymus sinensis nell’area del Vulture- Melfese.

Nello specifico, per l’area Vulture- Melfese i dati riportati dalla professoressa dell’Università della Basilicata Donatella Battaglia evidenziavano come il Torymus sinensis si è ben insediato, con un “indice di presenza” (N. Torymus/100 galle) di 134, e un’evoluzione dal 2016 ad oggi da 20 a 134 unità. Dopo la presentazione dei dati, tutti i presenti hanno concordato sulla inutilità d’intervenire con nuovi lanci, puntando invece sull’opportunità di realizzare un’attività di informazione a servizio dei castanicoltori delle principali aree castanicole regionali sulle tecniche di gestione del castagneto, con particolare riferimento alle modalità che aiutano l’instaurarsi dell’equilibrio tra Torymus e Cinipide.

 

Gli incontri divulgativi dell’ALSIA

Su richiesta esplicita dell'Assessorato, che come abbiamo visto si è fatto carico di una esigenza espressa dalla base, l’ALSIA ha realizzato una serie di incontri divulgativi nell’area del Vulture, in Val D’Agri e a Trecchina-Rivello che si sono svolti nel mese di maggio ai quali hanno partecipato mediamente una quindicina di castanicoltori oltre a tecnici ed amministratori locali.

In questi incontri sono state trasferite le tecniche innovative di Gestione Forestale Sostenibile per una buona gestione agronomica e colturale del castagneto atte a favorire e mantenere il vigore della pianta e la fertilità del suolo, tutto all’interno del contesto normativo vigente nazionale e regionale. In particolare, la DGR 802 del 10 agosto 2018 Linee guida regionali per al coltivazione dei castagneti da frutto in attualità di coltura è la norma di riferimento per tutte le attività permesse e vietate per la conduzione del castagneto che viene considerato come sistema complesso in cui la buona gestione assume assoluta rilevanza, dove si può immaginare solo una gestione biologica senza nessun trattamento chimico, sia perché l’uso di fitofarmaci risulterebbe inefficace oltre che di difficile applicabilità, sia perché è vietato dalla legge. Nello specifico della lotta al cinipide si mira al raggiungimento di un equilibrio tra il parassita e il parassitoide per mantenere la popolazione del parassita costantemente o prevalentemente a livelli tali da non causare un danno economico alla coltura.

Sono state affrontate anche le altre problematiche fitosanitarie che riguardano i nostri castagneti, con un focus specifico sulle cydie e sul balanino, sul cancro della corteccia, sul mal dell’inchiostro e sulle motivazioni della recrudescenza di questa malattia.

Un ragionamento a parte è stato fatto per il marciume bruno delle castagne, una malattia crittogamica emergente causata dal fungo Gnomoniopsis Castaneae, sicuramente influenzata dall’aumento delle temperature, e che sta preoccupando molto i castanicoltori lucani in quanto è stata evidenziata nella vicina Campania.

Le donne vittime di violenza e stalking attraverso il numero verde 1522, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per le pari opportunità, attivo 24 ore su 24 e accessibile da tutto il territorio nazionale, possono chiedere aiuto e sostegno nonché ricevere informazioni. L'assistenza telefonica consente un graduale avvicinamento ai servizi con assoluta garanzia di anonimato.
Il Comitato Unico di Garanzia dell' ALSIA