Carta e penna

Regina di cuori
didascalia.

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Data:11 Sep 2021

Si ritiene che sia stato Amédée François Frézier, ingegnere militare ed esploratore francese, a riportare dal Cile - agli inizi del '700 - fragole sudamericane. Incrociate con una varietà europee, avrebbero prodotti ibridi, capostipiti della fragola come oggi la conosciamo. Ma miti e leggende su questo straordinario frutto risalgono al medioevo, quando era simbolo di tentazione. E ancor prima ai Romani, che ne consumavano in occasione delle feste in onore di Adone, dopo che lacrime di Venere, cadute sulla terra dopo la sua morte si erano trasformate in cuori rossi.

Un tempo si era convinti che le fragole proteggessero dal morso dei serpenti, se essiccate e composte a formare una cintura. Ma - neanche a dirlo - solo quelle raccolte nel "magico" giorno di San Giovanni, il 24 giugno, quando le streghe danzano sotto i noci, i giovani che aspirano a diventare belli e forti si rotolano sull'erba bagnata di rugiada, la pianta di iperico acquista proprietà prodigiose, e quando si prepara un'acqua purificatrice con la misticanza di erbe e fiori, e l'aglio raccolto rende ricchi. 

Dal mito alla storia. Di fragole, con i quoi 1.000 ettari, la Basilicata è regina, in Italia. La si coltiva nel Metapontino, che con orgoglio ostentato ci piace chiamare la "California del Sud". E' una delle colture più importanti, che si affianca a molte altre di un comparto ortofrutticolo tutto sommato con una sua solidità, che contribuisce in modo corposo alla PLV regionale. Ma che sconta le incertezze trasversali comuni alla nostra agricoltura, e paga un conto salato per la concorrenza spietata sui prezzi da parte dei Paesi dell'area mediterranea.

Agrifoglio n. 104 -  

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Autori
Sergio Gallo

Dirigente ALSIA