Albicocco, indicazioni sulla gestione della potatura

Il ricorso alla meccanizzazione è una possibilità concreta da tenere in considerazione. La sperimentazione in Romagna
didascalia.

Cimature dei germogli a inizio giugno per indurre lo sviluppo di legno a fiore.

Data:03 Aug 2022

(La giornata tecnico-dimostrativa sulla potatura dell'albicocco tenuta dall'autore del presente articolo, dott. Gianluca Cembali, è stata organizzata dall'ALSIA e si è svolta presso l'azienda agricola "Dipinto Giuseppe" in agro di Rotondella (MT), nell'ambito della sagra dell'albicocca del 1° e 2 luglio 2022).

 

In questi anni l’albicocco ha attraversato un profondo rinnovamento varietale ed in un contesto così dinamico appare evidente quanto sia impegnativa ed indispensabile l’opera di valutazione di tutto questo materiale genetico e quanto sia complesso, per il mondo della produzione, districarsi correttamente in mezzo a tutte queste proposte di varietà, al fine di individuare quelle più idonee alle singole realtà di coltivazione ed alle richieste di un mercato sempre più esigente.

La forte spinta all’innovazione varietale ha richiesto un radicale aggiornamento delle tecniche di coltivazione tra cui la potatura, la gestione del suolo, la nutrizione e l'irrigazione, che ovviamente devono integrarsi tra loro e raggiungere un equilibrio sostenibile tra costi e benefici.

Se da un lato le rese produttive devono garantire un reddito adeguato all’azienda agricola, dall’altro non si può trascurare la qualità del prodotto e l'abbattimento dei costi di produzione.

 

Potatura differenziata in base alle varietà ed alle epoche

Osservando le nuove varietà è chiaro come ognuna di esse abbia caratteristiche vegeto-produttive diverse ed uniche e che risulta impossibile generalizzare quando si parla di tecnica colturale.

La potatura resta certamente il nodo centrale da cui partire, considerando l’habitus vegetativo (assurgente, espanso, ecc.) e quello produttivo (dardi, brindilli, ecc.) a seconda della varietà con cui ci si confronta. Se si guarda al passato tale operazione era svolta principalmente nel periodo invernale (al “bruno”) e gli interventi rivolti alla gestione della chioma al “verde” erano spesso trascurati o si limitavano ad un veloce sfoltimento dei germogli più sviluppati (“succhioni”).

Oggi invece la potatura dell’albicocco si esegue quasi totalmente in estate, sia con interventi precoci per la gestione della chioma, sia subito dopo la raccolta per eseguire tagli più importanti e correttivi. Così facendo, in inverno si esegue solo una piccola rifinitura con tagli per lo più rivolti al legno più sottile per adeguare il carico fiorale in base alle caratteristiche della varietà ed agli obbiettivi commerciali.

Più la varietà è precoce e vigorosa (es. Mikado*, Wondercot*) maggiore è l’importanza di anticipare la potatura subito dopo la raccolta in modo da attenuare la risposta a legno e generare, dai tagli sui rami di maggior calibro, una buona percentuale di germogli produttivi per l’anno successivo.

Su varietà molto assurgenti come Lady Cot® è fondamentale una cimatura dei germogli vigorosi entro la fase fenologica di indurimento del nocciolo in modo da ottenere, dai successivi ricacci, dei germogli di calibro medio-piccolo rivestiti di fiori invece che dei germogli eccessivamente sviluppati e poco produttivi.

Varietà poco vigorose come Kioto* e Flopria* si avvalgono invece di una potatura invernale molto accurata soprattutto sui tagli di ritorno di maggior diametro, per stimolare la vigoria ed il ricaccio di nuovi germogli; mentre in estate ci si limita a piccoli interventi di potatura “verde” per eliminare i germogli in eccesso. Queste due cultivar inoltre presentano pezzature dei frutti medio-basse ed è utile invecchiare il legno in modo da ottenere dei rami rivestiti di dardi fioriferi che per loro caratteristica danno frutti di calibro maggiore.

Varietà vigorose ed espanse come Faralia®, Farbela® e Milord* devono essere potate in maniera importante subito dopo la raccolta al fine di evitare un eccesso di vigoria nell’anno successivo, come invece accadrebbe se si procedesse con una severa potatura invernale.

In generale, potare in post raccolta è fondamentale per dare luce al legno che non viene asportato, al fine di garantire un’ottimale maturazione delle gemme a fiore e consentire, anche ai tagli di maggior diametro, una veloce cicatrizzazione utile a prevenire futuri problemi fitosanitari (batteriosi, disseccamenti, ecc…).

 

L’opportunità di meccanizzare

Nell’attuale contesto produttivo gli imprenditori agricoli sono sempre più attenti al contenimento dei costi di produzione ed il ricorso alla meccanizzazione delle operazioni colturali più onerose, come il diradamento e la potatura, è una possibilità concreta da tenere in considerazione. A tal fine oggi sono disponibili sul mercato diverse macchine concepite appositamente per questi scopi; ad esempio, sul fronte del diradamento meccanico, è possibile intervenire sia precocemente sui fiori, sia successivamente sui frutti appena formati, con buoni risultati sia dal punto di vista economico che agronomico. Riguardo alla potatura meccanica, diversi costruttori hanno creato attrezzature dotate di barre falcianti o dischi rotanti che si prestano facilmente alle diverse tipologie di taglio, a seconda dell’età dell’impianto e del parco macchine aziendale, dimostrando elevata versatilità.

 

Impianti strutturati per semplificare le operazioni

Un altro aspetto che bisogna considerare è la difficoltà nel reperire manodopera specializzata che sappia operare correttamente sia nella potatura di allevamento, sia in quella di produzione. È quindi indispensabile fornire ad operatori che spesso hanno poca o nessuna esperienza, istruzioni semplici e ripetitive, che lascino meno spazio possibile ad interpretazioni personali e consentano di intervenire in campo senza commettere errori grossolani.

Per la formazione della pianta il concetto di “semplificare” si attua riducendo i “tagli ragionati”, importanti e correttivi, a favore invece delle legature che, nel caso sia presente un’efficace struttura di sostegno e guida (pali e fili), diventano operazioni semplici da eseguire ed estremamente intuitive perché ripetitive.

In seguito, in fase di produzione, si può attuare una potatura meccanica eseguita principalmente in post-raccolta, spesso talmente efficace da rendere il successivo passaggio manuale una semplice rifinitura finale da compiere durante l’inverno. I tagli vengono così ridotti e sono poco impegnativi poiché la pianta è già stata riportata in “sagoma” dalla macchina potatrice che ha compiuto la parte più gravosa del lavoro.

Le piante devono essere inquadrate in una struttura di sostegno ben precisa e realizzata in modo da renderle il più possibile ordinate ed accessibili. Oltre alla meccanizzazione, questo approccio giova anche ad altre importanti operazioni come la raccolta, che risulta più veloce e scorrevole, aumentando la resa oraria degli operatori, e la difesa fitosanitaria che risulta ottimizzata grazie ad una migliore copertura della chioma delle piante.

La sperimentazione in Romagna si è concentrata sulle due forme di allevamento più diffuse in base agli areali di coltivazione dell’albicocco.

Per quanto riguarda le forme in volume, tipiche delle zone collinari, il vaso, sia “classico” che “ritardato”, è stato soppiantato dal “vaso strutturato” dove le piante vengono allevate con l’ausilio di un sistema di sostegno molto simile ad una pergoletta. La struttura si realizza posizionando due fili paralleli alla direzione del filare e collocati ad una altezza generalmente compresa tra 1,7 e 1,8 m e distanziati tra loro di 1,8-2 m; serviranno per creare e sostenere lo scheletro produttivo della pianta. Grazie alla presenza della struttura di sostegno, la densità delle piante può essere aumentata in virtù del facile controllo della chioma ed è compresa tra 1.000 e 1.300 per ettaro, con una distanza sulla fila da 1,5 a 2 m, a seconda della vigoria e del portamento della varietà prescelta.

Nelle zone di pianura, spesso soggette ad importanti gelate invernali e primaverili, si preferisce adottare forme di allevamento sviluppate in altezza per salvaguardare il più possibile le produzioni.

Si è così giunti al “fusetto palmettizzato” optando per un approccio più versatile, superando il concetto dei palchi numerati ed equidistanti, tipici della classica palmetta, a favore, invece, di una forma più semplificata. Mantenendo una densità d’impianto elevata (1.500-1.700 alberi/ha) si possono adottare distanze sulla fila a partire da 1,2 metri per le varietà meno vigorose o in combinazione con portinnesti deboli, fino ad arrivare a 1,8 metri per quelle più vigorose ed espanse. Partendo da una struttura di sostegno ben realizzata, con una buona palificazione e un numero adeguato di fili (uno per ogni metro di altezza), si procede legando i rami che la pianta genera durante la sua crescita, in modo da coprire gli spazi ancora vuoti e ottenere una parete piena, ma al tempo stesso sottile, per dare luce e facilitare la raccolta.

Agrifoglio n. 110 -  

Temi
AASD Pantanello-Metaponto
Rubrica
coltivando
Autori
Gianluca  Cembali

Ufficio tecnico Agrintesa soc. coop. agricola, Faenza (RA)

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