Per salvare la Farnia creato un vivaio di nuove piante dalla selezione dei semi

Prosegue il progetto "L'ultima foresta incantata" per la tutela e il recupero del Bosco Pantano di Policoro

Le piantine di Farnia messe a dimora in vivaio

Le piantine di Farnia messe a dimora in vivaio

Data : 29 May 2020

L’obiettivo  del progetto “L’ultima foresta incantata”, sostenuto da Fondazione con il sud, è proprio quello di salvare il bosco igrofilo e la sua specie simbolo che è la farnia (Quercus robur L.). “A seguito dell’identificazione e del censimento degli alberi di farnia- spiega il referente della comunicazione Maurizio Rosito -  con il supporto del gruppo di ricerca dell’Unibas, si è proceduto alla raccolta del seme, al fine di produrre plantule di ecotipi locali. I semi – prosegue- sono stati messi in vaso e fatti germinare nel vivaio Dichio Vivai Garden  di  Metaponto, con esperienza su specie forestali, in attesa della creazione del piccolo vivaio previsto dal progetto”.

Nell’arco di 36 mesi verranno realizzate una serie di azioni di studio, censimento e monitoraggio dei pochi nuclei di bosco igrofilo rimasti, sui quali poi verranno effettuati piccoli interventi idraulico forestali per cercare di ripristinarne le condizioni originarie ideali allo sviluppo ed interventi di rinaturalizzazione nelle aree con presenza di specie esotiche. La realizzazione del vivaio, che si affianca alla fase di studio, consentirà di allevare le specie igrofile principali a rischio di estinzione per poterle impiegare direttamente negli interventi di ricostituzione e per  un orto botanico che consentirà di ricreare le fisionomie vegetali principali da utilizzare a scopo didattico e turistico.

“Le piantine di farnia attualmente – fa sapere Rosito- si trovano in ottime condizioni vegetative. Prezioso è stato il lavoro svolto dal personale del vivaio, nonostante le numerose difficoltà legate all’emergenza Coronavirus. Questo fa ben sperare per la successiva fase di rinaturalizzazione che – conclude- si intende progressivamente avviare per l’area, utilizzando esclusivamente materiale vegetale locale proveniente dalla selezione degli individui più resistenti che scongiuri un possibile inquinamento genetico”.

Nove i partner del progetto, hanno deciso di unire le forze per fare in modo che questo patrimonio naturale di valore inestimabile non vada definitivamente perduto: Legambiente Montalbano, Organizzazione Aggregata WWF Costa Ionica Lucana, Università degli Studi della Basilicata, Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Bioscienze e Biorisorse – Bari, Amministrazione Provinciale di Matera, Associazione culturale "I Colori dell'Anima", Associazione Protezione Civile Gruppo Lucano - Viggiano, Centro servizi impresa soc. coop e Centro Studi Appennino Lucano.

M. Agata