Pasta: l'origine rimane in etichetta. L'annuncio di Unione Italiana Food

Dal 1 aprile entra in vigore il Regolamento UE che cancella l'obbligo

Data : 06 March 2020

L’origine della pasta rimane in etichetta. Lo assicura Unione Italiana Food . Nonostante il 1° aprile, con l’entrata in vigore dell’articolo 26 del regolamento europeo 1169/2011,  specificare  l'origine degli ingredienti di pasta, riso, latte e passata di pomodoro  non sarà più un obbligo, ipastifici aderenti a Unione Italiana Food hanno annunciato che continueranno ad indicare in modo volontario la provenienza del grano sulle confezioni di spaghetti & co. Tra di essi spiccano nomi come Barilla, Agnesi, Maffei, Divella, La Molisana, Garofalo e Felicetti. Marchi che sono in buona compagnia di altre aziende produttrici di pasta che hanno deciso di continuare a riportare le indicazioni sull’origine del grano utilizzato.

“Gli italiani, così come fatto finora, continueranno a trovare nelle confezioni le informazioni sull’origine della materia prima. A prescindere da qualunque quadro normativo in materia, non cambierà la nostra trasparenza nel far sapere al consumatore da dove arriva il grano utilizzato per fare la pasta”. – dichiara in un comunicato Riccardo Felicetti, presidente dei Pastai italiani di Unione Italiana Food, che aggiunge – Non bisogna confondere l’origine con la qualità o con la sicurezza del prodotto. La sicurezza è garantita da stringenti normative comunitarie e da un rigido sistema di controlli nazionali”.

Il nuovo regolamento stabilisce l’obbligo di indicare la provenienza dell’ingrediente primario, solo quando non coincide con l’origine del prodotto o con il paese di ultima trasformazione, e solo quando questi vengono dichiarati. Questo vuol dire che la pasta italiana, preparata prevalentemente con miscele di grano italiano e di grano di ottima qualità importato da paesi come Stati Uniti, Francia e Canada dal mese di aprile non dovrebbe più dichiarare l’origine della materia prima in etichetta come accade adesso.

Margherita Agata