Inquinamento in pianura padana ridotto dal cambiamento climatico e non dal lockdown

È quanto emerge da uno studio dell’Università della Basilicata condotto nell’ambito del progetto OT4CLIMA

Le mappe di monitoraggio mensile del diossido di azoto dell'Unibas

Le mappe di monitoraggio mensile del diossido di azoto dell'Unibas

Data : 29 July 2020

Si deve al cambiamento climatico più che al lockdown la riduzione dell’inquinamento da diossido di azoto (NO2) nell’area della pianura padana. È quanto emerge da uno studio  condotto dall’Università della Basilicata nell’ambito di “OT4CLIMA, tecnologie Ot innovative per lo studio degli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente” finanziato dal Miur nell’ambito dei “Progetti di ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale nell’area specializzazione: aerospazio” di cui è capofila il Cnr.

Durante la quarantena, la diminuzione dell’inquinamento in quell’area è stata collegata al blocco delle attività industriali. Sono state mostrate immagini da satellite, ampiamente riprese dai media, che fotografavano la riduzione del carico di NO2 sulla pianura padana, una delle regioni più inquinate al mondo.

Il lockdown di marzo, in un inverno tipico del Nord Italia, con tutte le persone chiuse in casa, come conseguenza di una maggiore uso del riscaldamento domestico, avrebbe invece dovuto aumentare il livello di diossido di azoto, o quantomeno compensarne la riduzione dovuta allo stop del traffico e dell’attività industriale.

Un’analisi più approfondita, condotta dal gruppo di ricerca dell’Unibas di cui fanno parte i docenti Angela Cersosimo, Guido Masiello e Carmine Serio, ha permesso di stabilire che “la diminuzione dell’inquinamento è piuttosto il risultato di un inverno particolarmente dolce, conseguente al cambiamento climatico in atto. Potrebbe sembrare un evento positivo, tuttavia indica che il cambiamento climatico modifica gli ambienti naturali e antropici”.  I ricarcatori dell’Unibas hanno analizzato l’inquinamento da NO2 sulla pianura padana, come osservato dallo strumento “Tropomi” a bordo del satellite europeo “Sentinel 5P”. Le osservazioni satellitari sono state validate con stazioni a terra.

È  uno dei primi studi realizzati per dimostrare che l’osservazione satellitare è in grado di stimare i livelli d’inquinamento vicino al suolo. Il team ha usato questa metodologia per analizzare l’inquinamento di NO2 anche durante il lockdown.

Dal confronto dei dati con l’inverno passato (2018-2019) si evince che “quest’anno l’inquinamento è diminuito soprattutto per conseguenza dell’inverno più caldo da quando sono disponibili misure quantitative della temperatura dell’aria (fonte Ecmwf). Il lockdown si è sovrapposto a un effetto di riduzione già notevole dovuto a un inverno praticamente inesistente.  Confrontando le mappe mensili di diossido di azoto  tra dicembre 2018 e marzo 2019 e tra dicembre 2019 e marzo 2020  è emerso con chiarezza “che la diminuzione dell’inquinamento è già presente a dicembre 2019 e prosegue a gennaio e febbraio 2020, ben prima del lockdown iniziato a partire dal 9 marzo 2020”.

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