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L'ultima foresta incantata: un progetto per salvare il bosco igrofilo del Pantano di Policoro

Già censiti circa 50 esemplari di farnia, la specie simbolo dell'area, e piantati 500 semi in vivaio
didascalia.

Le piantine di farnia coltivate in vivaio.

Data:27 Jul 2020

La Riserva Regionale Orientata “Bosco Pantano” di Policoro (MT), in Basilicata, custodisce al suo interno la testimonianza di quella che fu una delle formazioni planiziali forestali più interessanti dell’Italia Meridionale e probabilmente uno dei pochissimi lembi rimasti nel sud-Europa. L’obiettivo del progetto “L’ultima foresta incantata”, sostenuto da Fondazione con il Sud, è proprio quello di salvare quel bosco igrofilo e la sua specie simbolo, la farnia (Quercus robur L.).

Tante le belle scoperte che questa prima fase del progetto ha regalato. Circa 50 gli esemplari di  Farnia censiti e mappati nel bosco Pantano, poco meno di  500 i semi raccolti, piantumati in vaso e conservati in serra presso un vivaio locale (Dichio Vivai Garden – Metaponto).  Saranno queste piantine giovani il bosco del futuro.

Le piantine di farnia attualmente si trovano in ottime condizioni vegetative. Prezioso è stato il lavoro svolto dal personale del vivaio, nonostante le numerose difficoltà legate all’emergenza coronavirus. Questo fa ben sperare per la successiva fase di rinaturalizzazione che si intende progressivamente avviare per l’area, utilizzando esclusivamente materiale vegetale locale proveniente dalla selezione degli individui più resistenti che scongiuri un possibile inquinamento genetico.

Fondamentale sarà la raccolta del seme anche da altre specie (Fraxinus oxycarpa, Populus canescens, Alnus glutinosa) in modo da produrre il materiale vegetale necessario al processo di rinaturalizzazione che si intende progressivamente avviare per l’area. Su un campione di 50 individui sono state inoltre prelevate delle carotine legnose per le successive analisi dendro-climatiche, al fine di studiare l’andamento di crescita nel tempo ed evidenziare le variazioni di stato fisiologico, i periodi di stress climatici ed antropici che ne hanno determinato il deperimento. Sugli stessi individui, da un campione di foglie raccolto è stato estratto il DNA ed analizzate le principali caratteristiche genetiche. Grazie alla disponibilità di campioni di popolazioni “pure” di querce raccolti nell’ambito del progetto europeo GenTree, che vede il coinvolgimento di uno dei partner (CNR), sarà possibile indagare la similarità tra le querce presenti nel Bosco Pantano e altre popolazioni sud-Europee. Innanzitutto si potrà comprendere quali siano le dimensioni effettive della popolazione e quando siano avvenute eventuali marcate riduzioni demografiche. Il lavoro è volto all’identificazione degli individui con caratteri genotipici e fenotipici più resistenti da selezionare per la successiva raccolta del seme al fine di garantire la conservazione della variabilità genetica locale e fornire linee guida sulla conservazione del germoplasma.

Nell’area posta a nord della Riserva vi è una presenza massiccia di specie alloctone (Pinus spp., Eucaliptus spp., Acacia spp.) utilizzate in passato in rimboschimenti a protezione dei terreni agricoli retrostanti. Tra queste, in particolar modo le acacie hanno un maggior grado di invasività e tendono a diffondersi a scapito delle essenze autoctone. Anche la rinnovazione del pino e dell’eucalipto è comunque da considerarsi come minaccia potenziale. Tali rimboschimenti oltre ridurre la qualità e l’eterogeneità ambientale e paesaggistica costituiscono una grave minaccia per gli incendi. Si interverrà quindi con tagli selettivi volti ad eliminare le sopra citate specie esotiche per innescare il successivo processo di rinaturalizzazione. Si tratterà di formare dei nuclei di impianto in cui al centro si collocheranno le plantule delle specie arboree più vulnerabili (farnia, frassino) che necessitano di maggior protezione negli stati precoci di sviluppo. Nelle parti periferiche troveranno posto invece arbusti pre-forestali con funzione di colonizzazione del terreno nudo, protezione per gli alberi e rifugio per lo sviluppo di specie erbacee e arbustive del sottobosco che rivestono inoltre un ruolo di grande importanza per la produzione di bacche e piccoli frutti appetiti da ornitofauna, micromammiferi ed invertebrati che contribuiscono alla disseminazione delle specie stesse ripristinando un elevato livello di biodiversità nel popolamento floro-faunistico del sito.

Si prevede di realizzare un orto botanico che permetterà di ricreare i diversi habitat presenti nel SIC (Sito di interesse comunitario) e renderne possibile la fruizione attraverso un percorso senza barriere, di facile accesso anche per i diversamente abili.

In programma la piantumazione di specie arboree, arbustive ed erbacee: bosco planiziale (specie igrofile), macchia mediterranea, vegetazione dunale e retrodunale, vegetazione palustre, vegetazione fluviale, bosco termofilo (lecceta e pineta), bosco di collina (specie caducifoglie).

Altrettante sorprese ha regalato il monitoraggio faunistico di mammiferi, rettili e anfibi nelle aree interessate dal progetto. Tra gli abitanti de “L’ultima foresta incantata”,  una lontra con i suoi tre piccoli e una coppia di lupi.

Le opere realizzate in passato per regimare le acque hanno innescato un processo che sta inesorabilmente portando alla scomparsa delle specie tipiche del bosco meso-igrofilo; pertanto le strutture idrauliche a tal scopo realizzate in passato verranno gestite in modo da favorire il mantenimento o il miglioramento dei livelli idrici. L’obiettivo primario di questa azione è quello di cercare di ripristinare le condizioni stazionali favorevoli allo sviluppo dei pochissimi nuclei di farnia e di altra vegetazione igrofila ancora esistenti nell’area, caratterizzati da uno sviluppo stentato ed avviati alla senescenza precoce.

Sono previsti, inoltre, interventi di ripristino della vecchia sentieristica e delle vie di accesso all'area protetta, finalizzate a migliorare la fruibilità dell'area e l’istallazione di un sistema di video-sorveglianza da utilizzare per il servizio antincendio nel periodo di massima allerta e rischio di incendi.

Ad affiancare  le attività sul campo, iniziative di formazione, informazione e divulgazione per  sensibilizzare la comunità locale sui temi ambientali.

A conclusione dell’attività di studio, il progetto - della durata complessiva di 36 mesi - prevede piccoli interventi idraulico-forestali per cercare di migliorare le condizioni idriche ideali allo sviluppo del bosco igrofilo e la creazione di un orto botanico, che consentirà di ricreare le fisionomie vegetali principali da utilizzare a scopo didattico e turistico.

Nove i partner del progetto: Legambiente Montalbano, Organizzazione Aggregata WWF Costa Ionica Lucana, Università degli Studi della Basilicata, Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Bioscienze e Biorisorse – Bari, Amministrazione Provinciale di Matera, Associazione culturale "I Colori dell'Anima", Associazione Protezione Civile Gruppo Lucano - Viggiano, Centro servizi impresa soc. coop e Centro Studi Appennino Lucano.

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Agrifoglio n. 97 -  

Temi
SeDI
Autori
Margherita Agata

Fpa srl

Maria Castellaneta

SAFE- Università degli studi della Basilicata