Focus

Diminuisce il consumo di vino: si giocano la carte della tipicità e della unicità

Centro-Sud in calo: in 15 anni, perso un terzo della superficie vitata
didascalia.

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Data:22 Sep 2020

Nel mondo risultano impiantati circa 7,5 milioni di ettari (fonte: CREA anno 2017) con una superficie vitata concentrata per il 50% in cinque Paesi: Spagna 13%, Francia 10%, Cina 11%, Italia 9% e Turchia 6%. (Figura 1)

Figura 1. Il 50% della superficie vitata mondiale è concentrata in cinque Paesi. 

 

La gamma varietale e la relativa incidenza della superficie vitata nel mondo risulta maggiore di 10.000 varietà. Di queste, solo 13 coprono il 33%, 33 il 50% e soltanto in cinque Paesi sono coltivate più di 20 varietà importanti.

  • In Francia       10 vitigni coprono il 75% dell’intera gamma varietale coltivata;
  • In Spagna       10 vitigni coprono il 75% e 2 vitigni il 40%;
  • In Argentina   10 vitigni il 75%;
  • In Italia           80 vitigni coprono il 75% (Sangiovese 8%; Montepulciano 4%).

Nel 2016 risultano utilizzate 251 varietà.

 

Situazione nazionale

La superficie totale vitata in Italia al 2018 ammontava a 619.210 ha (fonte: ISTAT).

Nella figura 2 viene riportata la situazione dettagliata per regione in cui si può ben notare che solo in Trentino, Veneto e Friuli, tra gli anni 2000 e 2015, c’è stato un incremento della superficie vitata, mentre in tutte le altre è stata registrata una accentuata riduzione delle superfici.

Figura 2. Variazione della superficie vitata nelle regioni italiane nell'arco di 15 anni.

Si è assistito, quindi, ad una riduzione della superficie a vite: in 15 anni si è ridotta del 19,6%.

Le regioni del Centro-Sud in 15 anni hanno perso quasi un terzo della superficie vitata.

La coltivazione del vigneto in biologico, pur se in crescita, non basta a frenare la perdita di superficie: in Italia sono 72.562 ettari, di cui 42.711 al Sud e Isole (59%), 19.272 al Centro (26,6%) e al Nord 10.179 (14,3%). (Dati 2014 -fonte: CREA)

Alla luce di quanto sopra, sorgono spontanee alcune considerazioni:

  • Il consumo del vino è in calo costante, -17% in 15 anni, negli ultimi 5 anni -10%;
  • Se continua questo trend, saranno sufficienti 440.000 ettari a vite in Italia;
  • Le preferenze del consumatore verso prodotti a soddisfazione immediata;
  • E’ forte lo sviluppo dei distretti viticoli orientati all’export;
  • Il consumo del futuro sarà sempre più concentrato su poche e note varietà.

Pertanto, appare improcrastinabile l’esigenza di sostenibilità ambientale ed economica per il vigneto Italia. Inoltre, per attrarre consumatori nuovi è necessario pensare a soluzioni innovative, identitarie per tipicità e unicità.

 

Situazione regionale 

La viticoltura riveste in Basilicata una notevole importanza sul piano economico, ambientale, sociale e culturale. Il settore, seppure quantitativamente contenuto, rappresenta un elemento trainante nei confronti delle altre produzioni agricole, grazie anche al crescente riconoscimento riscosso a livello nazionale e internazionale.

Effettivamente, se il vino Made in Italy ha potuto mantenere negli anni le sue posizioni sui mercati internazionali, ciò è dipeso non soltanto dalle performance produttive delle regioni del Nord e del Centro, storicamente vocate, ma anche da un incremento sia della qualità e sia delle quantità prodotte nel Mezzogiorno, Basilicata compresa.

 

Figura 3. Aziende viticole e superfici vitate per provincia (fonte ALSIA)

 

La dimensione media regionale della superficie vitata per azienda (potenziale viticolo) è piuttosto limitata, pari solo a 0.81 ha.

La maggior parte delle aziende dedite alla coltivazione di uva per “vini IGT” e “vini da tavola” (termini che la nuova normativa ha sostituito in “vini IGP” e semplicemente “vino”) è situata in aree per lo più montuose e collinari, come è evidenziato dai dati per la provincia di Potenza; ciò si inverte per la produzione di uva a DOC e DOCG, dove la quasi totalità delle superfici (99%) e delle aziende si colloca in collina. Più omogeneo si presenta il dato per la provincia di Matera, dove in generale le superfici vitate si concentrano maggiormente nelle zone collinari e pianeggianti (98%) e solo una piccola percentuale in montagna (2%). Anche in questo caso la distribuzione delle aziende segue proporzionalmente la ripartizione delle superfici per morfologia del territorio.

 Figura 4. Distribuzione territoriale delle Denominazioni di Origine Controllata regionali

 

L’assegnazione dei riconoscimenti al comparto vitivinicolo lucano si è intensificata nell’ultimo decennio, tanto che ad oggi la produzione regionale consta complessivamente di quattro vini DOC, una DOCG e un IGT. 

L’Aglianico del Vulture DOC è stata la prima DOC regionale; il riconoscimento con Decreto del Presidente della Repubblica è del 18 febbraio 1971. Il disciplinare di produzione è stato modificato nel 2010 con l’introduzione di alcune novità relative alle tecniche di coltivazione e alle modalità di imbottigliamento e confezionamento. Nello stesso anno è stata ottenuta la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, DOCG, per le due tipologie “Superiore” e “Riserva”. La DOCG rappresenta il riconoscimento di maggior prestigio, previsto dalla normativa italiana, concesso solo a quei vini che si collocano al vertice della piramide della qualità. L'Aglianico del Vulture DOC è prodotto in due tipologie, base e spumante, da uve Aglianico del Vulture, provenienti da vigneti situati nei 15 comuni dell’area del Vulture in provincia di Potenza, con una produzione massima di 10 tonnellate per ettaro. La menzione DOCG è riservata al vino prodotto con uve Aglianico del Vulture provenienti dalla stessa area della DOC, ma da vigneti che abbiano una produzione massima di 8 tonnellate per ettaro.

Il vino Terre dell’Alta Val d’Agri DOC è prodotto nell’Alta Val d’Agri, in provincia di Potenza, nei vigneti situati fino alla quota di 800 m.s.l.m. nei comuni di Viggiano, Moliterno e Grumento Nova. Le tipologie produttive sono tre: Rosso, Rosso Riserva (Merlot minimo 50%, Cabernet S. minimo 30%) e Rosato (Merlot minimo 50%, Cabernet S. minimo 20%).

Nella provincia di Matera, dalle dolci colline delle aree interne fino al litorale jonico, si realizza la DOC Matera in undici tipologie produttive: Rosso (Sangiovese 60 % e Primitivo 30%), Rosato (Primitivo minimo 90%), Primitivo e Primitivo passito (Primitivo minimo 90%), Moro e Moro Riserva (Cabernet s.60%, Primitivo 30%, Merlot 10%), Bianco e Bianco Passito (Malvasia bianca di Basilicata 85%), Greco (Greco bianco min. 85%), Spumante (Malvasia bianca di Basilicata 85%), Spumante rosé (Primitivo minimo 90%). Questi vini riproducono tutta la ricchezza del patrimonio ampelografico regionale che si esprime in quest’area nelle forme più alte.

Il DOC Grottino di Roccanova è la denominazione più recente e prende il nome dalle tipiche grotte in cui il vino viene posto a invecchiare. La zona di produzione è compresa tra i comuni di Roccanova, Sant’Arcangelo e Castronuovo di Sant’Andrea, tutti in provincia di Potenza; i vitigni utilizzati, Sangiovese e Malvasia sia bianca che nera di Basilicata, sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area.

I vini IGT Basilicata sono ottenuti dalle uve prodotte sull’intero territorio regionale seguendo un disciplinare produttivo specifico. Le tipologie produttive base sono: Rosso (anche novello, passito e frizzante), Bianco (anche passito e frizzante), Rosato (anche frizzante). La gradazione alcolica volumica minima per l’immissione in commercio è di 10,5% per i Bianchi, 11% per i Rosati e i Rossi.

 

Caratteristiche strutturali e dinamiche di produzione

Nel 2010 la superficie viticola regionale iscritta all’Albo dei Vigneti DOC è stata pari a 1.283,66 ettari, dislocati nelle seguenti aree:

  • 93,0% nell’area del Vulture;
  • 4,5% nel territorio materano;
  • 1,5% nell’Alta Val d’Agri;
  • 1,0% nel territorio di Roccanova.

Tale superficie, potenzialmente produttrice di vini a denominazione di origine controllata, corrisponde al 32% del totale della superficie vitata regionale; solo 692,19 ettari di vite sono, però, effettivamente interessati da denuncia di produzione, praticamente poco più della metà di quelli iscritti nei rispettivi albi vigneti DOC. In questo contesto appare importante caratterizzare e valorizzare le produzioni vitivinicole della Basilicata attraverso progetti che caratterizzino l’importante patrimonio viticolo “antico” della nostra Regione.

Strategie da perseguire per un miglioramento del comparto

I campi collezione a salvaguardia della biodiversità viticola lucana, oltre ad avere l’obiettivo di “conservare e tutelare”, persegue l’obiettivo principale della valorizzazione della biodiversità per ampliare la piattaforma ampelografica regionale al fine di esaltare la “tipicità” e fornire agli operatori vitivinicoli l’opportunità di sviluppare e migliorare le proprie produzioni.

Al raggiungimento di tale obiettivo, il materiale genetico salvaguardato nei campi di conservazione, deve essere utilizzato per ulteriori programmi di ricerca e sviluppo sperimentale. Pertanto nasce nell’estate del 2016 il progetto Pro_Basivin, finanziato da ALSIA, che permette di utilizzare una parte dei cloni autoctoni recuperati attraverso l’iscrizione al Registro Nazionale delle varietà di vino e la Classificazione Regionale.

Le attese del mondo vitivinicolo regionale su questo progetto sono molte, anche perché sono state avviate le procedure di iscrizione, all’albo nazionale dei vitigni di diversi ceppi autoctoni studiati che potranno rappresentare una valida prospettiva economica di sviluppo del settore vivaistico e vitivinicolo regionale. I diritti di proprietà ed i brevetti appartengono ad ALSIA.

Per questi validi motivi, in prospettiva futura, l'ALSIA ha inteso puntare su una “specializzazione di comparto” della AASD (Azienda Agricola Sperimentale Dimostrativa) "Bosco Galdo" a servizio di tutto il territorio regionale, cercando di “concentrare” tutte le accessioni lucane in un campo catalogo unico nella sua fattispecie, implementando nuove superfici dedicate alla “conservazione del germoplasma” e nuove prove-collaudo per testarne le peculiarità viti-vinicole attraverso “micro-vinificazioni” in fermentini allocati presso la struttura di Villa d’Agri, divenendo così punto di riferimento per la conservazione del materiale genetico storico della viticoltura e dell’enologia regionale.

Agrifoglio n. 99 - Settembre 2020

Temi
Autori
Rocco Sileo

Dirigente Alsia