Carta e penna

Appia
didascalia.

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Data:29 Feb 2020

Un progetto del Mibact, il Ministero per i beni e per le attività culturali e per il turismo, che è un atto di giustizia. Venti milioni di euro per realizzare "la valorizzazione e messa a sistema del cammino lungo l'antico tracciato romano", coinvolgendo anche  la Basilicata. Parlo dell'Appia, “la madre di tutte le vie”, per i Romani “la regina della strade”, che collegava Roma a Brindisi, uno dei più importanti porti da cui partivano le rotte commerciali per la Grecia e l’Oriente. E che il progetto renderà "il primo cammino nazionale laico a matrice culturale".

<<l’Appia è l’unico cammino europeo leggibile nei due sensi di marcia. Mentre Santiago è “one way”, una via, solo in direzione ovest, la via romana racconta due grandiose storie parallele, una soprattutto per i laici, e un’altra per i cercatori del sacro. La strada verso Brindisi appartiene alle legioni, quella verso Roma è di Pietro e Paolo, del cristianesimo che sbarcava in occidente. Due visioni del mondo diverse e complementari, che sull’Appia mettono quasi a confronto due stirpi antogoniste di viaggiatori.”

Lo diceva qualche anno fa Paolo Rumiz, giornalista e scrittore, nel suo libro-reportage, “Appia”, ispiratore di questo immenso progetto che restituirà dignità ad una via oggi quasi dimenticata dalla maggior parte di noi, se non fosse per alcuni sprazzi di “resistenza” quasi partigiana che l'hanno sottratta alla totale incuria e allo sfacelo. 29 tappe di circa 20 km ciascuna, attraverso 11 Province e 87 Comuni: un lunghissimo cammino, con livelli di difficoltà diversi, che narra di agricoltura, di armenti, di comunità complesse e combattive, di pellegrini e di santi. In Basilicata "entra" all'altezza di Melfi e Venosa, e ne costeggia il lato nord orientale rasentando Matera, prima di proseguire per Taranto e quindi per Brindisi. Rumiz le ripercorse tutte con il suo gruppo di viandanti, avvalendosi anche delle preziose mappe disegnate da Riccardo Carnovalini, camminatore e fotografo.

L'Appia era una fantastica direttrice italica, la diagonale d’Oriente, voluta da Appio Claudio Cieco che nel 312 a.C. ne avviò la costruzione. Era la via dell’imperialismo romano: in tutto, oltre 500 km fino a Brindisi, un porto sicuro per raggiungere appunto l’Oriente evitando pericolose circumnavigazioni. Quel romanzo-reportage di Paolo Rumiz era una scommessa sulla quintessenza di un’Italia minore, colma di meraviglie nascoste. Appia, ascoltatene il suono mentre la parola si forma. Un nome che, diceva Rumiz, <<seduce anche solo per quella doppia “A” che è come un “do” di petto>>.

Appia” di Paolo Rumiz si apriva con una citazione tratta dal primo libro di “Omeros”, di Derek Walcott, un poema epico composto in lingua inglese premiato nel 1992 con il Nobel per la letteratura. Le rime dei versi seguono un po’ lo schema dantesco della Divina Commedia di Dante, anche se ovviamente la traduzione in italiano non può rendere il ritmo della lingua originale:

Loro camminano, tu scrivi;

segui lo stretto cavalcavia senza guardar di sotto,

filando passo dopo passo quel lento ritmo ancestrale

di quanti salgono i sentieri dei monti; la tua opera è loro debitrice

perché i distici di quegli innumeri piedi

fecero le tue prime rime.

Questo era Derek Walcott. E il protagonista di questo suo poema è il viaggiatore dei viaggiatori: Odisseo, Ulisse. 

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Sergio Gallo