Smart working e effetto coronavirus, cambia ancora il mondo del lavoro

Il ricorso all'attività "da casa" è utilizzato ormai dal 64% delle aziende, per il timore di contagio sono oltre 15 mila i dipendenti coinvolti

Il ministro della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone

Il ministro della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone

Data : 03 March 2020

La concomitanza con l’emergenza “coronavirus” ha ulteriormente sviluppato il ricorso allo smart working, pratica ormai diffusa non solo nel nostro Paese. La possibilità offerta dalle azienda ai lavoratori, di ricorrere in modo flessibile a orari e strumenti da utilizzare nell’attività quotidiana ha visto infatti in queste settimane un aumento significativo che si aggiunge comunque a dati già interessanti che, secondo il rapporto Asstel sulla filiera delle telecomunicazioni segnala che a utilizzare questa nuova opportunità lavorativa è oltre il 64% delle imprese; in particolare le ricadute del caso-coronavirus hanno promosso il lavoro a casa per 15 mila lavoratori. La ricerca prosegue con riferimenti ancora più attuali: nella settimana compresa fra il 19 e il 27 febbraio, infatti, i tweet dedicati sono stati 4200 con 7300 retweet  per un totale di 3000 utenti.
Virus a parte, il mondo del lavoro è chiamato oggi più che mai a fare i conti con nuovi parametri di riferimento che passa da luoghi, spazi e orari che vengono modificati a seconda delle esigenze.
Secondo Gianni Dominici, Direttore generale di Forum Pa,  si tratta di un provvedimento positivo che potrebbe accelerare la diffusione dello smart working e dello smart learning nel settore pubblico. Per essere davvero una svolta, però, la direttiva non deve restare una misura di emergenza, ma diventare un modello da sperimentare e applicare anche in tempi ordinari e inserirsi in un progetto più ampio di rinnovamento della pubblica amministrazione, in cui l’utilizzo delle tecnologie smart ne è soltanto un elemento”.
La cosiddetta Direttiva Dadone (dal nome del ministro della Pubblica amministrazione) prevede tra l’altro l’introduzione di riunioni, convegni e occasioni formative da svolgere grazie ai supporti informatici per evitare missioni nazionali e internazionali, ad oggi quasi totalmente precluse.
Per quanto riguarda, poi, le prove dei concorsi, si punta a evitare la vicinanza fra candidati rafforzando la pulizia e l’areazione dei locali da unire alla presenza di presidi di igiene e nei casi in cui i sanitari lo prescrivano, la protezione con mascherine e guanti monuso.
 “Questo momento di crisi – conclude il dg di Fpa,  Dominici – può essere un’occasione per comprendere tutte le potenzialità del lavoro e della formazione agile, ma tutti i benefici si potranno manifestare soltanto se si proseguirà su questa strada anche dopo che l’emergenza sarà passata”. 

Antonella Ciervo