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La frutticoltura metapontina tra vecchie e nuove problematiche fitosanitarie

Il rapporto dinamico tra colture, avversità e clima è influenzato da molti fattori e richiede un costante controllo del territorio e adeguamento delle tecniche di gestione fitosanitaria
didascalia.

Alcuni insetti nocivi alla frutticoltura di cui si teme l'introduzione o la diffusione nella regione Basilicata: (A) Bactrocera dorsalis; (B) Aromia bungii; (C) Anoplophora chinensis; (D) Aleurochantus spiniferus.

Data:09 Sep 2021

La frutticoltura metapontina, che è il settore economicamente più importante dell’agricoltura della Basilicata e che ormai caratterizza il paesaggio agrario della piana di Metaponto, ha una storia relativamente recente, essendosi sviluppata solo dopo la riforma fondiaria, a partire dagli anni ’60, grazie alla disponibilità per vaste superfici coltivate di acqua per irrigazione proveniente dalle dighe lucane.

Nonostante siano passati solo poco più di sessanta anni da quando la pianura era dominata da paludi e i pianori collinari da vaste estensioni di oliveti o cereali, la frutticoltura si è rapidamente affermata nel Metapontino ed è in continua e rapida evoluzione, sia per le specie e le varietà introdotte che per le tecniche di coltivazione.

Le drupacee, pesco e albicocco in particolare, continuano ad essere le colture frutticole preponderanti, anche se la superfice è in contrazione, dopo la rapida diffusione degli anni ’80-’90. Gli agrumi, un tempo prima coltura frutticola, sono nuovamente in espansione ma le varietà sono molto diverse da quelle dei primi impianti, offrendo un calendario di maturazione sempre più ampio. 

La fragola, che non è una coltura arborea ma che comunque viene annoverata tra le “frutticole”, con i suoi circa mille ettari di coltura protetta concentrati nel Metapontino, fa della Basilicata una delle principali regioni fragolicole italiane. Da citare anche la crescita di superfici investite a kiwi giallo, coltura che richiede importanti investimenti strutturali ed un alto grado di specializzazione mentre i tendoni di uva da tavola occupano solo piccole superfici, prevalentemente in coltura protetta.

In anni più recenti, a queste “tradizionali” colture frutticole se ne stanno affiancando altre che riscuotono crescente interesse tra gli agricoltori per le richieste di mercato ma anche per la possibilità di ridurre i costi di gestione, della manodopera in particolare. Tra queste sono da citare il nocciolo (spinto da un programma nazionale della Ferrero), il mandorlo, il kaki ed il melograno.

Una coltura arborea in espansione, infine, è l’olivo da olio superintensivo che, sebbene non sia certo “da frutta”, per certi versi deve essere gestito come una frutticola e che sta sostituendo soprattutto vecchi impianti di drupacee.

 La continua e rapida introduzione di nuove colture e varietà frutticole nella piccola pianura metapontina (una fascia di territorio che si affaccia sullo Jonio per circa trenta chilometri e verso l’interno fino alle prime colline per non oltre 15 chilometri) non impone solo l’aggiornamento delle tecniche di gestione agronomica ma anche di quelle fitosanitarie. Ed a complicare le cose contribuiscono gli intensi scambi commerciali che aumentano il rischio di introdurre nuove avversità, i cambiamenti climatici (tropicalizzazione) che possono creare migliori condizioni ambientali per vecchi e nuovi patogeni, le norme europee in materia fitosanitaria che limitano sensibilmente la disponibilità di prodotti fitosanitari un tempo largamente utilizzati.

Succede quindi che “vecchie” (nel senso di ben note) avversità che eravamo abituati a gestire senza grossi problemi diventino molto più dannose e richiedano nuove strategie di controllo (ad es. la cidia del susino, dopo la scomparsa di tradizionali insetticidi della classe degli esteri fosforici, o i “banali” scolitidi gestiti con la potatura negli oliveti tradizionali che possono diventare un serio problema negli impianti superintensivi). E’ il caso, ancora, della fitoftora degli agrumi a cui il portinnesto arancio amaro resiste bene mentre i portinnesti dei nuovi impianti, introdotti perché tolleranti al CTV (virus della tristeza), sono più suscettibili. L’introduzione delle cultivar di albicocco a buccia rossa e glabra ha comportato forti attacchi di batteriosi che, sulle cultivar tradizionali erano quasi inesistenti. Quasi paradossale, nei vigneti, è una conseguenza dell’ottimo successo ottenuto con la confusione sessuale contro la tignoletta della vite: la completa eliminazione dei trattamenti insetticidi ha consentito alla popolazione di fitofagi “minori” di crescere fino a diventare dannosi, come le cocciniglie cotonose e la tignola fasciata. Quest’ultima, tra l’altro, ben nota ma non dannosa su agrumi, si è dimostrata una temibile “perforatrice” dei frutti nei nuovi impianti di melograno, con forti danni alla produzione.

Come tutte le aree con agricoltura intensiva di nazioni con intensi scambi commerciali, anche il Metapontino è costantemente esposto al rischio di introduzione di nuove avversità che possono trovare condizioni idonee e diventare particolarmente dannose. Gli esempi (negativi) non mancano: il ceppo “Marcus” del PPV (plum pox virus, agente della “sharka” o vaiolatura delle drupacee) è arrivato in Basilicata una quindicina di anni fa – probabilmente con materiale di vivaio infetto – e si è rapidamente diffuso, fino a diventare endemico con forti danni soprattutto per le pesche, le cui varietà coltivate erano particolarmente suscettibili. Anche il già citato CTV, agente della tristeza, è arrivato nel Metapontino con materiale infetto colpendo diversi agrumeti e consigliando l’adozione di portinnesti resistenti per i nuovi impianti. Ed a riuscire ad insediarsi nelle nostre aree frutticole lucane non sono gli agenti di malattie ma anche diversi insetti sono arrivati in tempi recenti, obbligando i frutticoltori a rivedere anche drasticamente le proprie strategie di gestione fitosanitaria delle colture. Il “moscerino dei piccoli frutti” (Drosophila suzukii), ad esempio, è un dittero di origine asiatica che è stato ritrovato per la prima volta solo qualche anno fa in Italia, nel Trentino, e che in pochi anni ha colonizzato la Penisola. In Basilicata i principali fitofagi della fragola erano ben controllati con ridotti trattamenti insetticidi ed il lancio di antagonisti naturali ma la presenza in fragoleto della drosophila (particolarmente temibile poiché parassitizza i frutti prossimi alla maturazione) obbliga ad eseguire interventi insetticidi che agiscono anche sugli insetti utili.

Anche l’aleurodide (“mosca bianca”) Aleurochantus spiniferus era una specie sconosciuta in Italia ma, in qualche anno dal suo primo ritrovamento su agrumi in un giardino privato in Basilicata, si è diffuso in tutto il Metapontino creando problemi anche in agrumeti e vigneti commerciali dove i trattamenti insetticidi erano stati ridotti o annullati.

La storia dell’agricoltura insegna che prevenire l’introduzione di nuove, pericolose avversità è estremamente difficile ma non è un buon motivo per non provarci, anche in considerazione dei sistemi che le moderne tecnologie rendono disponibili. La ben nota e disastrosa strage di olivi che la Xylella fastidiosa (batterio xylofago trasmesso dalla ubiquitaria cicalina “sputacchina”) sta compiendo nella vicina Puglia e che rischia di interessare anche il nostro patrimonio olivicolo ha suggerito alle istituzioni europee di rafforzare e riorganizzare le strutture della Comunità preposte alla vigilanza fitosanitaria, sia alle frontiere che a livello nazionale e regionale, con nuove normative che, ad esempio, rendono obbligatoria la realizzazione di programmi nazionali di monitoraggio per organismi nocivi.

Tra i numerosi organismi fitopatogeni “attenzionati” dalla Comunità europea, diversi rappresenterebbero un serio pericolo per l’attuale frutticoltura metapontina e, ovviamente, il miglior modo di combatterli è evitare che arrivino o individuare e distruggere tempestivamente eventuali focolai di inoculo.

Quest’anno, in Basilicata, sono oltre una quarantina le specie nocive oggetto di monitoraggio, all’interno di una rete nazionale. Di queste, diverse rappresentano un rischio elevato per gli agrumi e le specie frutticole (vedi tabella 1). Si tratta di virus e dei loro vettori, di batteri, di funghi e di insetti, alcuni dei quali già segnalati in Regioni vicine alla nostra, come la Campania.

Tabella 1. Elenco degli "organismi nocivi" considerati dalla rete di monitoraggio fitosanitario nazionale che interessano gli agrumi e le principali colture frutticole della Basilicata 

Coltura Organismo nocivo Tipologia
Agrumi Candidatus Liberibacter africanus Batterio
Candidatus Liberibacter americanus Batterio
Candidatus Liberibacter asiaticus Batterio
CTV Virus
Trioza erytreae Insetto
Elsinoë fawcettii Fungo
Elsinoë citricola Fungo
Elsinoë australis Fungo
Aleurocanthus spiniferus Insetto
Phyllosticta citricarpa Fungo
Xanthomonas citri pv. citri  Batterio
Xanthomonas citri pv. Aurantifolii Batterio
Toxoptera citricida  Insetto
Thaumatotibia leucotreta  Insetto
Scirtothrips aurantii Faure  Insetto
Scirtothrips citri Insetto
Dacus (Bactrocera) dorsalis Insetto
Anoplophora glabripennis  Insetto
Anastrepha ludens Insetto
Anoplophora chinensis   Insetto
Diaphorina citri Kuwayana  Insetto
Fruttiferi Anoplophora chinensis Insetto
Anoplophora glabripennis  Insetto
Anastrepha ludens Insetto
Conotrachelus nenuphar Insetto
Aromia bungii Insetto
Dacus (Bactrocera) dorsalis Insetto
Dacus (Bactrocera) zonata Insetto
Erwinia amylovora Batterio
Popillia japonica Insetto
Acrobasis pyrivorella Insetto
Anthonomus quadrigibbus Say Insetto
Rhagoletis pomonella Insetto

 

A vigilare sul territorio lucano, anche con attività di monitoraggio specifico, è l’Ufficio fitosanitario regionale ma ovviamente sono gli agricoltori ed i tecnici agricoli le prime “sentinelle” del territorio, a patto che sappiano riconoscere le avversità, siano consapevoli dei rischi e informati su come comportarsi. E grazie alla diffusione degli smartphone, da quest’anno qualunque cittadino può contribuire facilmente al controllo fitosanitario del territorio: il Servizio fitosanitario centrale del MIPAAF ha attivato una web-app che permette a chiunque di segnalare potenziali organismi dannosi alle piante, inviando foto e informazioni ad una struttura tecnica centrale che effettuerà i controlli, attivando eventualmente i Servizi fitosanitari locali. Si tratta di uno strumento importante di “citizen science” che tutti possono utilizzare e che tutti i tecnici agricoli dovrebbero conoscere e avere a portata di mano sul proprio cellulare.

Agrifoglio n. 104 -  

Temi
SeDI
Autori
Arturo Caponero

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