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Le maggiori patologie dell’ape nel 2021 in Basilicata e il monitoraggio della varroa

Ma occorre incrementare l’attività di raccolta dati nelle tre finestre di rilevazione per ottenere informazioni più attendibili
didascalia.

Ape con varroa al centro della foto.

Data:28 Apr 2022

Valutare lo stato di salute degli alveari è una delle attività svolte nell’ambito dell’assistenza tecnica aziendale prevista dal Reg. UE 1308/2013 - Programma triennale per il miglioramento della produzione e commercializzazione dei prodotti della apicoltura.

Anche le api come tutti gli esseri viventi hanno i loro nemici con i quali devono convivere, questi appartengono a varie classi animali e comprendono sia macro che microorganismi. Tra i primi si annoverano mammiferi, uccelli, insetti che possono causare danni più o meno significativi alle api. I microrganismi comprendono gli agenti eziologici in grado di causare malattie vere e proprie provocando una serie di danni a volte anche molto gravi alle colonie. Generalmente le malattie delle api vengono distinte in malattie delle api adulte e in malattie della covata, oppure secondo la natura della malattia (parassitarie, batteriche, virali, fungine, protozoarie).

 

La varroatosi

Tra le malattie attualmente più importanti sicuramente bisogna annoverare la varroatosi, la aethinosi, la nosemiasi, la peste americana e quella europea e le virosi. Fra queste, la varroatosi rappresenta in Italia la più grave malattia parassitaria. Causata da Varroa destructor, colpisce sia le api adulte sia la covata e, da quando è arrivata in Europa, ha cambiato profondamente le modalità di gestione degli alveari da parte degli apicoltori. Nel tempo si è capito che, non potendo eradicare la malattia e dovendoci convivere, è fondamentale condurre un’attività di monitoraggio del grado di infestazione degli alveari al fine di identificare il momento ottimale per effettuare interventi di lotta attraverso strategie mirate. Anni di pratica e osservazioni riguardo al problema varroa hanno evidenziato i limiti dell’uso degli acaricidi sia di sintesi (sviluppo di resistenza e presenza di residui) sia di origine naturale (l’efficacia è variabile e alcuni richiedono una buona manualità e le giuste precauzioni per l’uso) e le difficoltà di applicazione delle biotecniche (costi elevati e risultati non costanti). Oggi, la lotta alla varroa non può limitarsi alla scelta di un trattamento a priori basato solo sull’esperienza, perché quello che ha funzionato in passato potrebbe non dare più gli stessi risultati. Inoltre, le condizioni ambientali e climatiche con la loro estrema variabilità ci presentano situazioni in cui la sola esperienza spesso non è sufficiente per effettuare una scelta giusta.

È importante valutare il grado di infestazione perché da questo, in funzione del periodo dell’anno, può dipendere il futuro della famiglia. Non bisogna dimenticare che il danno si manifesta inizialmente con una perdita di produzione, per poi arrivare al danno sanitario e alla conseguente perdita della famiglia. Il danno economico non riguarda solo la produzione di miele, ma tutte le produzioni (api, regine, pappa reale, polline e propoli). L’infestazione deve essere quindi mantenuta sotto la soglia di danno economico (tasso di infestazione pari al 3%) e non solo sanitario (tasso di infestazione pari al 5%).

Ma come si misura il grado di infestazione da varroa? Per separare e contare le varroe dalle api, si possono utilizzare diversi procedimenti. Quello maggiormente utilizzato in campo fino ad oggi dagli apicoltori prevede l’utilizzo dello Zucchero A Velo (ZAV), affiancato ultimamente dal Varroa Easy-Check (VEC) che prevede l’utilizzo di un liquido (alcol o anticongelante) al posto dello zucchero a velo. Il metodo consiste nel prelevare 100 ml di api, che corrispondono a 300 individui circa, da favo di covata. Se si utilizza lo ZAV, le api si mettono in un barattolo con il tappo a rete, altrimenti nel contenitore del VEC se si vuole utilizzare l’alcol. Nel primo caso sarà aggiunto un cucchiaio di zucchero a velo, lo si lascia agire per un minuto, poi si capovolge il barattolo e scuotendo vigorosamente si fa cadere la polvere e le varroe in un contenitore contenente un po' di acqua sul fondo (Foto 1 e 2). Lo zucchero a velo si scioglie e le varroe restano ben visibili. Nel secondo caso, l’aggiunta di alcol e una moderata agitazione per circa un minuto permettono di staccare le varroe che si rendono visibili dopo circa un minuto sul fondo del barattolo (Foto 3). L’operazione si ripete su 8-10 alveari, scelti a caso per ogni apiario. La somma delle varroe contate, divisa per il numero di alveari testati, e poi ancora per tre, ci permette di valutare la stima della percentuale d’infestazione dell’intero apiario. Le molteplici esperienze hanno confermato e validato l’efficacia predittiva del metodo in campo in fase primaverile e nei vari momenti stagionali.

In definitiva si è capito che a inizio stagione i livelli di varroa foretica devono essere estremamente bassi, cioè dall’uscita dell’inverno e sino all’inizio dei raccolti primaverili importanti dovrebbero essere molto prossimi allo 0%. Prima dei raccolti tardo primaverili/estivi, i livelli di varroa non dovrebbero superare la soglia del 3%, poiché valori superiori (3-5%), pur non ponendo immediato rischio per la famiglia, sono comunque in grado di diminuire la capacità produttiva delle colonie. Prima dei trattamenti estivi, quanto più sono bassi i valori, maggiore sarà l’efficacia e la capacità di reagire positivamente da parte degli alveari. Valori superiori al 5% mettono a rischio la riuscita di qualunque trattamento. La misurazione periodica e ripetuta negli anni può permettere ad ogni apicoltore di tararsi sulle proprie infestazioni e adottare strategie aziendali di lotta mirata.

Dal 2011, da quando i tecnici e gli apicoltori della rete Unaapi (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani) hanno iniziato ad usare e a promuovere il monitoraggio, prima con lo ZAV e poi anche con il VEC, sono stati raccolti molti dati. Dal 2019 il CRT (Centro Riferimento Tecnico) dell’Unaapi propone a tutti gli utilizzatori di questa metodica, dopo aver misurato il grado di infestazione della propria varroa, di inserire i dati nel sito http://www.crt-pau.it/ e di cooperare quindi alla possibile realizzazione di un bollettino della varroa. L’esperienza di campo ha portato a individuare tre finestre: 10-20 giugno, 10-20 luglio e 20-30 giorni dopo il trattamento estivo. I livelli di varroa misurati in giugno sono utili in quanto ci permettono di ragionare sul prosieguo della stagione e allo stesso tempo di valutare la riuscita del trattamento invernale. I valori di luglio ci restituisco la percentuale di infestazione sulla quale tarare i trattamenti estivi e quantificare la crescita rispetto a quanto misurato in giugno. L’ultima finestra di monitoraggio post trattamenti estivi permette una valutazione puntuale di quanto effettuato e, in caso di valori troppo alti, di intervenire tempestivamente prima dell’inverno. Analizzando le tre rilevazioni, effettuate in diverse regioni italiane nel corso degli anni, si è notato che l’infestazione a giugno e a luglio è minore negli apiari trattati in assenza di covata, dopo aver effettuato l’ingabbio delle regine, nel periodo invernale.

In tabella 1 sono riportati i dati raccolti in Basilicata negli ultimi tre anni nei mesi di giugno e luglio. È possibile notare che l’infestazione media nel mese di giugno 2021 è risultata simile a quella del 2019. Nel 2020 sono stati rilevati valori più alti. I dati a disposizione riguardanti il mese di luglio sono solo quelli del 2019 e 2020, ed è evidente l’incremento dell’infestazione in entrambi gli anni rispetto ai valori rilevati a giugno.

Tabella 1. Monitoraggio Varroa in Basilicata

Anno

Giugno

Luglio

Apiari

Infestazione

Apiari

Infestazione

2019

3

0,4

5

1,7

2020

5

3,6

7

5,5

2021

6

0,4

-

-

 

In conclusione, il monitoraggio della varroa è un lavoro in itinere e in crescita, e la Basilicata è una di quelle regioni in cui c’è bisogno di incrementare l’attività per avere dati utili sui quali basare scelte di intervento che possono andare oltre la singola azienda ed interessare interi territori. Al fine di perfezionare la raccolta dei dati e metterne in evidenza i punti deboli, alla luce dei primi risultati, l’auspicio è che molti altri, tra tecnici ed apicoltori, vogliano contribuire a far crescere l’attività di raccolta dati nelle tre finestre di rilevazione.

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Video

  • L'intervento integrale di Filomena Montemurro al Consuntivo Apistico 2021 della Basilicata

Agrifoglio n. 108 -  

Temi
Apicoltura
Autori
Filomena Montemurro

Medico veterinario

Le donne vittime di violenza e stalking attraverso il numero verde 1522, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per le pari opportunità, attivo 24 ore su 24 e accessibile da tutto il territorio nazionale, possono chiedere aiuto e sostegno nonché ricevere informazioni. L'assistenza telefonica consente un graduale avvicinamento ai servizi con assoluta garanzia di anonimato.
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