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Registri varietali: un’occasione di valorizzazione delle piante officinali

La possibilità di descrivere e identificare i materiali di riproduzione e di propagazione rappresenta il primo passo per ottenere prodotti di qualità.
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Partendo dal presupposto che sia opinione comune che la qualità delle sementi e del materiale di propagazione delle piante officinali debba essere migliorato, la possibilità di descrivere e identificare i materiali di riproduzione e di propagazione rappresenta il primo passo per l’ottenimento di prodotti di qualità. L’elencazione delle specie da includere nella normativa, congiuntamente all’istituzione dei registri varietali delle specie di piante officinali prescelte per l’esistenza e disponibilità di varietà selezionate e di varietà da conservazione, rappresentano perciò il punto di partenza per la definizione di una filiera di qualità del settore. L’iscrizione ad un Registro varietale garantisce la tracciabilità dell’identità genetica del materiale sementiero dato che prevede sia la possibilità di identificare le varietà in modo univoco sia il riconoscimento giuridico della figura costitutore come responsabile del mantenimento in purezza della varietà.

La base normativa

Tra le disposizioni introdotte dal testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali, approvato con DLGS 21 Maggio 2018 n.75, troviamo, in particolare all’articolo 6, quelle che riguardano i registri varietali. Il dispositivo normativo demanda al Ministero delle Politiche Agricole, l’istituzione dei registri delle varietà di specie officinali, allo scopo di valorizzarne le caratteristiche varietali del materiale sementiero e di propagazione.

Le specie interessate saranno quelle definite, in applicazione dell’articolo 1 (comma 3) dello stesso decreto legislativo, d’intesa tra il Ministero delle Politiche Agricole, quello dell’Ambiente e il Ministero della Salute. Per rendere operativo questo dispositivo, seguendo le indicazioni dell’articolo 6, occorrerà classificare le specie in funzione delle loro caratteristiche riproduttive. Su questa base, potranno essere stabilite le categorie di commercializzazione del materiale di propagazione, sia esso seme o materiale vegetativo.

Per quanto riguarda le sementi e, in particolare, la procedura di certificazione, il decreto legislativo fa riferimento alla legge n. 1096 del 1971 che disciplina, anche in applicazione di direttive comunitarie, la commercializzazione di specie agricole e ortive. Oltre alla procedura di certificazione, a garanzia della tracciabilità delle sementi, per ciascuna specie dovranno essere stabilite le caratteristiche tecnologiche delle sementi.

Il registro varietale

Traendo esempio dai settori per i quali vi si ricorre, il registro varietale è una lista di varietà con particolari requisiti prestabiliti. Il registro è compilato e mantenuto da un’autorità, cui il compito è affidato dalla normativa. In maniera ormai pressoché esclusiva il registro è accessibile on line, così come l’interazione tra il richiedente l’iscrizione e l’autorità competente. Per ogni varietà è registrata la denominazione (ed eventuali sinonimi) che risponde a specifiche linee guida internazionali, il responsabile della conservazione, la data di registrazione.

Normalmente, l’ammissione a un registro varietale comporta l’accertamento dei requisiti di distinguibilità, omogeneità e stabilità (DUS), cui si può aggiungere la verifica comparativa del valore agronomico o di utilizzazione (VAU). Le prove di natura morfofisiologica, accompagnate da accertamenti biochimici possono essere svolte da un’entità pubblica o sotto la sua supervisione, ma non mancano esempi, nel panorama mondiale di prove condotte direttamente dal costitutore e acquisite dall’autorità competente.

Per le prove DUS si può fare riferimento, ove esistenti, a protocolli messi a punto dall’Unione per la Protezione degli Ottenimenti Varietali (UPOV) sul piano internazionale o dall’ufficio Comunitario delle Varietà (CPVO) nell’ambito dell’Unione europea. In assenza di questi, si può ricorrere a protocolli nazionali eventualmente appositamente predisposti.

A fianco di registri obbligatori, per le specie agricole e ortive, non mancano esempi di registri volontari (farro, basilico, cece, lenticchia e altre) che possono rappresentare un primo passo di valorizzazione e, per le molte varietà locali, potrebbe farsi riferimento all’esempio delle varietà da conservazione o prive di valore intrinseco per le quali si possono prevedere protocolli e procedure semplificate.

Il titolo di protezione delle varietà

A prescindere dall’identificazione delle specie che ricadranno nell’ambito di applicazione del decreto legislativo n.75/2018 e dell’istituzione di registri varietali, è possibile già oggi proteggere, attraverso il sistema UPOV, le varietà di ogni genere e specie, incluse quelle di uso officinale. Il titolo di protezione varietale, riconosciuto sul piano europeo da CPVO e su quello nazionale dall’Ufficio brevetti e marchi del Ministero dell’Economia, consente di ottenere un’esclusiva sul materiale di propagazione di una determinata varietà. L’esclusiva si estende, a determinate condizioni, anche al prodotto ottenuto dal materiale di propagazione di una varietà protetta. Non mancano, anche in questo caso, esempi di riconoscimento del titolo di protezione varietale per varietà appartenenti a specie destinate a rientrare nella definizione di pianta officinale, come menta, lavanda, salvia, passiflora, coriandolo, origano.

Conclusioni

E' riconosciuto che per le officinali la situazione si presenti molto complessa per la molteplicità delle specie interessate e delle caratteristiche produttive, perciò potrebbe essere conveniente un approccio graduale e differenziato che tenga presente la sostenibilità dei costi. Non vi è dubbio, tuttavia, che l’avvio di un processo di definizione di registri varietali rappresenti un passaggio strategico per dare un quadro di riferimento al concetto di qualità genetica e tecnologica del materiale di propagazione e in definitiva un’occasione di valorizzazione dell’intero settore delle piante officinali.

Agrifoglio n. 90 - Ottobre/Dicembre 2019

Temi
Biodiversita Piante Officinali