Clima, l'allarme arriva anche in Basilicata

Bartolomeo Dichio, dell'Università: "Occhi puntati sui danni da alte temperature per l'ortofrutta"
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Desertificazione, ma soprattutto modifica delle varietà ortofrutticole e ripercussioni sulle filiere di coltivazione. E’ questo l’effetto-domino che i cambiamenti climatici rischiano di provocare, a breve termine, anche in Basilicata. Lo spiega Bartolomeo Dichio, docente dell’Unibas, l'Università di Basilicata: “Stiamo già percependo modifiche nella fascia climatica, che hanno cambiato le temperature medie invernali, più alte rispetto agli ultimi 50 anni. La prima conseguenza, perciò, si riscontra nelle piante da frutto per il mancato raggiungimento fabbisogno di freddo. Negli anni la nostra fascia climatica non ha mai raggiunto le 700 ore di freddo (temperature inferiori a 7,2°), mentre col passare del tempo come conseguenza di questi cambiamenti non sempre si raggiungono le stesse ore di freddo e quindi le piante da frutto fioriscono e fruttificano male. Servirà, dunque, in futuro attuare un miglioramento genetico per individuare piante da frutto a basso fabbisogno di freddo (300-400 ore). L’imprevedibilità delle  temperature comporta infatti problemi anche a colture come l’albicocco o il pesco  e il carciofo che hanno un forte peso nell’economia lucana”. 

C’è il rischio di perdere varietà tipiche? “No - sostiene Dichio. L’obiettivo è intervenire sulle varietà all’interno della stessa specie, migliorandole e adattandole al territorio. In passato si utilizzavano sostanze per interrompere la dormienza. Oggi questi trattamenti sono vietati per puntare invece sul perfezionamento genetico. In quanto all’introduzione di nuove specie, si tratta di soluzioni estreme ma che ci chiamano a riflessioni ad esempio su specie tropicali che cominciano a svilupparsi in Italia. E’ fondamentale, invece, tutelare la biodiversità”.

A preoccupare è anche il tema climatico. “L’innalzamento medio della temperatura del globo - aggiunge Bartolomeo Dichio - impone strumenti di controllo dei territori, anche perché è cambiata la frequenza e l’intensità delle piogge. Viene a mancare così l’equilibrio del suolo, un fenomeno che anche in Basilicata è presente da più di dieci anni. Lo dimostra la diffusione dell’utilizzo delle reti antigrandine per proteggere le piante”.

Non tutto è perduto, però. “Bisogna tornare a ragionare sulla riduzione dell'anidride carbonica nell’ambiente – dice ancora Dichio – e per questo ci siamo posti un obiettivo come previsto dall’organizzazione intergovernativa che se ne occupa: entro il 2040 l’incremento della temperatura non dovrà superare 1,5 gradi. Con il trend attuale, però rischiamo di superare i 2 gradi e questo vorrebbe dire accentuare tutto ciò che accade ora, ovvero l’avanzamento della desertificazione e la drastica trasformazione dei territori”.

Agrifoglio n. 90 - Ottobre/Dicembre 

Temi
Agrometeorologia Biodiversita