A San Paolo Albanese tra "Croce e Basilico"

Una giornata alla scoperta della religiosità, del cibo e del patrimonio culturale e naturale del popolo arbëreshe
didascalia.

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La festa “Croce e Basilico”, organizzata con il Festival del Cibo e delle tradizioni a San Paolo Albanese (PZ), è stata la rappresentazione di vari momenti di vita della comunità arbëreshe: la religiosità, il cibo, la tradizione, il patrimonio culturale e naturale, la biodiversità, il paesaggio, quali componenti di un’unica realtà e di un’unica visione. L’itinerario, il percorso, la visita e la offerta di eccellenze e di tipicità sono stati di grande e suggestivo impatto sia sugli abitanti sia sui visitatori. I luoghi dell’abitato e del territorio, che hanno accolto la festa, la lingua parlata, l’aljbërisht e le donne anziane vestite nei loro tradizionali abiti, insieme alla sacra liturgia greco-bizantina e alla gastronomia “al sapore di basilico”, sono stati un potente attrattore per visitatori che hanno voluto trascorre la giornata nel paese arbëreshe Shen Paljit, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino.

Perché la Festa “Croce e Basilico” a San Paolo Albanese il 22 settembre 2019 

San Paolo Albanese, Shën Palji, è il paese di una minoranza etnico-linguistica di origine albanese rifugiatasi in queste terre più di cinquecento anni fa. Le funzioni religiose nella chiesa madre Esaltazione Santa Croce si svolgono in rito greco-bizantino, come negli altri paesi di origine albanese della diocesi autonoma di Lungro, la prima Eparchia greca in Italia, istituita il 13 febbraio 1919. La festa “Croce e Basilico” ha un posto rilevante nella liturgia di tradizione bizantina ed è commemorata nel giorno della “Esaltazione della Santa Croce”. L’appuntamento del “Festival del Cibo e delle Tradizioni” incentrato sulla festa “Croce e Basilico” è stata la opportunità, anche, per commemorare la istituzione dell’Eparchia di Lungro nella ricorrenza del suo Centenario  1919 – 2019.

La manifestazione

E’ iniziata, al mattino, quando alcuni abitanti Shen Paljit hanno eseguito la “vallja”, la tipica danza popolare accompagnata da canti augurali e dal suono della zampogna, accogliendo e accompagnando il vescovo di Lungro, monsignor Donato Oliverio, alla Chiesa Madre “Esaltazione Santa Croce” per la celebrazione della divina liturgia. L’intera funzione religiosa, nel rito greco-bizantino, molto carica di suggestioni nei suoi canti in greco, ha visto la partecipazione di tanti fedeli che all’uscita dalla chiesa hanno formato un gioioso corteo, accompagnato dal suono della zampogna, e si sono messi “in marcia”, per le vie del paese, con “la coperta della pace”.   

È seguita la visita guidata al Museo della Cultura Arbëreshe: museo di comunità e di territorio, luogo di cultura materiale e immateriale, dove si racconta la storia Shën Paljit. Al suo interno sono allestiti micro-ambienti della cultura agro-pastorale arbëreshe, tra i quali gli attrezzi, i materiali e i tessuti del lavoro di trasformazione della ginestra e i tradizionali abiti femminili.

Dopo aver camminato tra vie, slarghi, luoghi e gjitonie del paese e visitato il Museo, si è passati alla degustazione dei PAT- Prodotti Agroalimentari Tradizionali di San Paolo Albanese. La degustazione è stata l’occasione per far conoscere e valorizzare “Petullat” e “Shtridhëljat” Shen Paljit e per dare l’opportunità di sperimentare il valore del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, quali protagonisti dello sviluppo locale. Il cibo e la biodiversità, in quest’area, assumono, infatti, un ruolo decisivo per la economia locale e, in quanto tale, bisognoso di promozione e di sostegno.   

Nel primo pomeriggio, la visita guidata al giardino botanico “Ka kronjezit” ha fatto conoscere il profumo delle erbe aromatiche e i salutari effetti delle erbe medicinali e ha mostrato il panorama delle cinque vette del gruppo montuoso del Pollino. Il giardino botanico, nato negli anni venti del secolo scorso come vivaio forestale, è diventato, via via nel tempo, un luogo dove, oggi, si conservano, si studiano, si osservano specie di fiori e di piante, di frutti antichi, di piante rare, di specie endemiche da proteggere e conservare, prima fra tutte la peonia selvatica del Monte Carnara, banxhurna ka karnara.

I temi della religiosità e del cibo, nel tardo pomeriggio, hanno impegnato l’attenzione della comunità locale e dei visitatori in una conversazione, introdotta, con una approfondita disamina, da Mosè Antonio Troiano, sindaco di San Paolo Albanese. Il professor Ferdinando Mirizzi, con le sue considerazioni di ordine socio-antropologico, ha contribuito ad arricchire le conoscenze sulla funzione e sul valore del cibo nella tradizione locale. Lo chef  Dino Sabato ha fornito una dettagliata esposizione delle caratteristiche della odorosa erba del basilico. La discussione è stata stimolata dagli spunti di riflessione proposti dal giornalista Salvatore Verde.

È stato significativo ricordare, in premessa, la condizione umana dei nostri paesi e delle nostre famiglie: quando il cibo era scarso, era sacro. La sacralità del cibo, a partire dal pane, per i fedeli di San Paolo Albanese si sostanzia, durante la messa in rito greco-bizantino, nel sacramento della eucaristia data con il pane e il vino. Ecco: “il cibarsi diventa azione spirituale, carica di significato, strumento ed epifania di una grande comunione”.  

La cucina

Per dare spazio alla inventiva, la festa “Croce e Basilico” si è dedicata, anche, alle prove dimostrative di gastronomia “al gusto del basilico”, con le quali sono state presentate le proposte di:

1) Carolina Calabrese : un dolce con biscotto di pasta frolla alle nocciole alla base, una crema chantilly al basilico, scaglie di mandorle tostate e un disco a chiusura del dolce;

2) Flavia De Marco : un dolce di biscottini basilico e limone; frolla al limone e basilico farcita con crema di limone e basilico;

3) Giusy Gentile : una grappa al basilico, alcool, basilico, limone verde, acqua e zucchero;

4) Antonio Pandolfi : un piatto con melanzane rosse, fagioli bianchi e basilico;

5) Emanuele Ricchiuti : un raviolo impastato con basilico ripieno di scampi e scamorza, condito con pomodorini gialli, pistacchio e burrata.

Ai protagonisti delle prove gastronomiche è stato assegnato un attestato di merito per la loro partecipazione.  

Il film

E, dopo una movimentata giornata allietata da momenti di giovialità, al suono di zampogne e “surduline” e di canti tradizionali arbëreshë, “kënkat” e “vhjeshet”, è arrivata la commozione. La comunità si è ritrovata immersa nelle vicende del proprio paese arbëresh e nelle proprie storie personali, quando è stata coinvolta nella proiezione del film “Arberia” e, a seguire, nel confronto con l’autrice e regista Francesca Olivieri.  

“Arberia” racconta, infatti, la storia di una donna che riscopre la sua identità e le tradizioni della sua terra d’origine; una storia ispirata alle vicende di alcune donne della famiglia della stessa autrice, la quale è, a sua volta, una giovane donna migrata arbëreshe. La protagonista del film, Aida, è originaria di un villaggio che mantiene in vita le tradizioni e la lingua di una minoranza, quella degli Arbëreshë. Con il suo parlare pacato, Francesca Olivieri ha creato subito empatia con il pubblico, che ha molto apprezzato il valore umano, culturale e antropologico del film. Ad ispirare il lavoro dell’autrice: “la dispersione del sangue, la doppia cultura, l’appartenenza etnica rifiutata, oppure nascosta”.  

Il successo del Festival è stato un impegno collettivo di tutti e, primi fra tutti, degli abitanti di San Paolo Albanese, con la determinante e preziosa collaborazione dell’Amministrazione comunale, che ha creduto e condiviso il progetto del Festival promosso e organizzato dall’Ente Parco Nazionale del Pollino, dal Gal “La cittadella del sapere”, dall’Alsia e dalla Comunità del Cibo e della Biodiversità dell’Area Sud della Basilicata.

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