Focus

Valorizzare i borghi rurali, per raccontare e tramandare un patrimonio inestimabile

Dopo oltre 70 anni dall'avvio della Riforma fondiaria, la Basilicata evidenzia importanti trasformazioni sociali, strutturali e imprenditoriali
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Data:13 Mar 2022

Con la Riforma Fondiaria voluta dal Parlamento nel 1950, prese il via una trasformazione dell'agricoltura italiana che segnò in modo profondo soprattutto le regioni meridionali, per le quali la terra rappresentava uno strumento essenziale per la sopravvivenza e lo sviluppo sociale. In quegli anni l'economia e la società italiana vivevano grandi contraddizioni, nonostante il grande sforzo post bellico di ricostruzione. Come riportato da Giovanni Enrico Marciani nel volume “L'esperienza della Riforma agraria in Italia”, l'agricoltura contava allora il 40% della forza lavoro attiva, ma incideva solo per circa il 28% sul prodotto nazionale lordo. Uno squilibrio ancora più forte nel Mezzogiorno, dove queste percentuali salivano rispettivamente al 52% e al 37%.

Dopo oltre 70 anni si registra una profonda trasformazione del territorio sia dal punto di vista sociale che strutturale e imprenditoriale. D’altra parte era lo stesso spirito della Riforma, con la redistribuzione della proprietà in favore dei braccianti, che soffiava verso una vera e propria ristrutturazione dell'agricoltura, e in particolare di quella del Mezzogiorno.

Al comprensorio di Puglia, Basilicata e Molise fu affidato l’ammodernamento di 172 mila ettari, di cui 16 mila unità produttive e 15 mila quote di superfici. Il territorio interessato dalle infrastrutture comprendeva 54 borghi, 8.200 case coloniche, 80 centri agrari: un patrimonio immenso, particolarmente concentrato in Basilicata e soprattutto nel Metapontino. Dopo la stagione degli Enti di Riforma, e quella della regionalizzazione degli sforzi istituzionali attraverso gli Enti di Sviluppo, in Basilicata è toccato all’ALSIA proseguire l’azione di dismissione di quel patrimonio. Ma perseguendo sempre la finalità iniziale della Riforma, cioè quella di consegnare definitivamente la terra a chi la coltiva effettivamente, perché quella esplicasse pienamente il suo ruolo di fattore della produzione.

Accanto a questa priorità produttiva, però, l’Agenzia non poteva perdere di vista il contributo determinante fornito da quei borghi rurali al nostro paesaggio. Pur nella complessa e articolata serie di eventi che si sono susseguiti nel processo di dismissione dei beni rivenienti dalla Riforma fondiaria, si è cercato per quanto possibile di salvaguardare i borghi rurali della Basilicata, anche arrestandone o comunque limitandone la cessione. Perché in quei borghi risiede la nostra storia, un pensiero antico che porta sino ai nostri giorni.

Non si poteva trattare un borgo, che porta con sé una storia culturale e sociale, dove affondano le radici dello sviluppo agroalimentare della nostra regione, al pari di un semplice podere. Con i borghi ci si trova di fronte ad un patrimonio immateriale, che occorre ristrutturare e promuovere anche con il coinvolgimento di diverse istituzioni tra cui gli enti locali, per raccontare e tramandare un territorio composto da tanti elementi di valore inestimabile.