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Pomodoro urbano? E' presto per parlare di futuro

L'esperimento lanciato dal Cold Sping Laboratory negli USA commentato dal docente di Orticoltura dell'Unibas, Vincenzo Candido
didascalia.

Pomodori urbani a grappoli, quelli coltivati per il progetto del Cold Spring Harbor Laboratory.

Data:26 Jun 2020

L'aspetto è simile a un bouquet o a un grappolo d'uva. Ma il ‘pomodoro urbano’ messo a punto da un gruppo di ricerca dello Cold Spring Harbor Laboratory guidato da Zach Lippman presenterebbe diversi vantaggi, a cominciare dalla possibilità di coltivazione in spazi limitati, e quindi risulterebbe particolarmente adatto agli orti di città. Considerando poi la brevità del ciclo colturale, in soli 40 giorni si riuscirebbe ad ottenere un prodotto pronto al consumo. È questo il futuro? L'agricoltura 4.0 passerà dal lavoro sui geni delle piante? 

Quanto questo metodo sia efficace dal punto di vista qualitativo è un discorso che merita un approfondimento a parte. Un commento arriva da Vincenzo Candido, docente di Orticoltura dell'Università della Basilicata, che ritiene interessante questa innovazione di prodotto. “Ma c’è bisogno di ulteriori verifiche – spiega - anche in considerazione delle notevoli differenze morfo-fisiologiche esistenti tra questo nuovo genotipo e le comuni varietà di pomodoro coltivate nei nostri territori. Ad esempio, è da valutare se la ridotta copertura fogliare delle piante e la conseguente esposizione diretta delle bacche alla radiazione solare possa influenzare la qualità del prodotto per la maggiore insorgenza di fisiopatie, come il ‘colpo di sole’, favorita da un eccessivo riscaldamento della superficie dei frutti. Tali condizioni si possono creare più facilmente negli ambienti caldo-aridi del Sud Italia. La coltivazione di questa nuova tipologia di pianta – aggiunge – anche se è cominciata da tempo, non fornisce ancora dati sufficienti per dire quanto potrà adattarsi ai nostri ambienti”.

Secondo i ricercatori statunitensi del Cold Spring Harbor Laboratory, il meccanismo che consente alla pianta di offrire al consumatore un prodotto in poco tempo si deve all'azione su due geni: il Self Pruning (Sp) e l'SP5G, che rendono più rapido lo sviluppo della pianta e la fioritura e riducono, contestualmente, le dimensioni dei frutti.

Secondo alcune dichiarazioni di Lippman, si tratta di un nuovo approccio relativo all’agricoltura con il quale si può fare a meno di grandi volumi di substrato di coltivazione o anche di elevate dosi di fertilizzanti che possono poi inquinare fiumi e corsi d’acqua. “Si tratta di ricerche che alla lunga potrebbero risultare interessanti – prosegue Vincenzo Candido - ma dobbiamo ricordare che nelle nostre aree le condizioni pedo-climatiche giocano un ruolo fondamentale nel garantire produzioni di pomodoro di alta qualità. E' utile condurre ulteriori ricerche, ma vanno tenuti in considerazione anche altri aspetti e, in particolare, l’impatto che i genotipi di nuova costituzione possono avere sulla conservazione della biodiversità orticola del nostro territorio, che sicuramente deve essere valorizzata anche in un contesto di orticoltura urbana”. 

Se l'agricoltura urbana è già da tempo la nuova declinazione del rapporto fra uomo e natura, diventa necessario però comprendere fin dove si può arrivare per evitare un impatto troppo duro sull'ambiente che merita rispetto e tutela.

 

Agrifoglio n. 96 -  

Temi
Ricerca e Innovazione
Autori
Antonella  Ciervo

FPA srl