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Oltre i soprassuoli: dal sottobosco un sostegno alle economie locali

In Italia i prodotti forestali non legnosi, di origine animale e vegetale, valgono 1,5 miliardi di euro all'anno
didascalia.

Funghi.

Data:06 Aug 2020

Maria Di Cairano Dottorato in Scienze Agrarie, Forestali e degli Alimenti.

L'articolo viene pubblicato nell'ambito della collaborazione avviata tra la rivista AGRIFOGLIO e la Scuola di Scienze Agrarie, Forestali, Alimentari e dell'Ambiente dell'Università della Basilicata.
 

Le foreste e gli altri territori forestali coprono oltre un terzo del territorio italiano, con un significativo trend di crescita negli ultimi anni.

Le funzioni principali delle foreste possono essere riassunte in: produzione del legno, produzione di prodotti non legnosi come frutti, bacche, miele e piante officinali, protezione da pericoli naturali (slavine, caduta di massi, inondazioni), miglioramento della qualità dell’aria e dell’acqua, fonte di fauna selvatica, attività ricreative (sport outdoor, giochi etc.) e conservazione del paesaggio naturale e culturale. Le foreste sono una vera e propria ricchezza, non solo per la produzione del legno, e ricoprono un ruolo strategico per le politiche ambientali e di sviluppo del nostro paese.

Le filiere produttive forestali si distinguono in filiere legnose e non legnose; queste ultime generano i cosiddetti prodotti forestali non legnosi (non-Wood Forest Products, NWFPs), definiti dalla FAO (2015) come “Beni derivati dalle foreste di origine biologica diversa dal legno”. 

I prodotti non legnosi, a loro volta, possono essere distinti in:

  1. materiali di origine vegetale, ovvero frutti di bosco, funghi, sostanze ad uso medicinale, prodotti aromatici e decorativi, essudati, materiali per produzione di coloranti e tinture, piante ornamentali, foraggi;
  2. materiale di origine animale, ovvero animali vivi, pelli, pellicce, miele, carne di selvaggina, materiale ad uso medicinale e per produzione di coloranti, altri prodotti commestibili e non.

Un’ulteriore classificazione viene fatta sulla base del loro impiego o meno per l’alimentazione umana.

All’interno dei materiali di origine vegetale rientrano quelli che comunemente chiamiamo prodotti del sottobosco, ossia i frutti commestibili ottenuti da piante arboree, arbusti e altri vegetali che crescono nei boschi.

Normativa nazionale e regionale

A livello normativo italiano i “prodotti forestali spontanei non legnosi”, sono definiti all’interno del Testo Unico in materie di Foreste e Filiere Forestali (TUFF), D.Lgs. 3 aprile 2018 n.34, e indicano “tutti i prodotti di origine biologica ad uso alimentare e ad uso non alimentare, derivati dalla foresta o da altri terreni boscati e da singoli alberi, escluso il legno in ogni sua forma”; l’inserimento di questi prodotti all’interno della normativa ne denota la loro rilevanza. All’interno del medesimo testo viene specificata la competenza regionale sulla regolamentazione della raccolta di questi prodotti (art. 11, comma 2: i diritti di uso civico di raccolta dei prodotti forestali spontanei non legnosi sono equiparati alla raccolta occasionale non commerciale, qualora non diversamente previsto dal singolo uso civico). In Basilicata, la legge regionale relativa alle norme in materia forestale è la L.R. del 10 novembre 1998 n. 42; nello specifico, relativamente alla raccolta dei prodotti del sottobosco, si fa riferimento alla legge regionale del 14 dicembre 1998 n. 48 inerente, però, esclusivamente alla raccolta e commercializzazione dei funghi (iter per l’autorizzazione alla raccolta, le modalità di raccolta, le zone in cui è vietata e le norme riguardo la commercializzazione). La normativa indica che è necessario essere possessori di un tesserino di idoneità, e ogni persona in possesso del suddetto può raccogliere non più di 2 kg di funghi, fatto salvo per i raccoglitori detentori di tesserino speciale a scopo di lavoro che possono raccogliere un quantitativo massimo di 10 kg. Nel testo sono riportate anche le regole per la raccolta, tutte volte alla tutela e alla salvaguardia del bosco. Per la raccolta dei tartufi la normativa regionale di riferimento è la legge regionale 35 del 27 marzo 1995. In alcune regioni, come ad esempio Campania, Toscana ed Abruzzo, viene regolamentata la raccolta di un paniere di prodotti più ampio, rispetto ai soli funghi e tartufi. Vengono infatti stabiliti dei limiti quantitativi per la raccolta di altri prodotti del sottobosco come fragole, bacche di ginepro, mirto, asparagi, more. A prescindere da quanto riportato nelle normative nazionali o regionali, è importante ricordare che la tutela dell’ambiente in cui si effettua la raccolta è fondamentale, al fine di salvaguardare l’ecosistema forestale, attraverso l’impiego di adeguati strumenti e tecniche di raccolta.

Un recente aggiornamento normativo di interesse per i raccoglitori occasionali di prodotti selvatici del bosco è l’entrata in vigore, a partire da febbraio 2019, della legge fiscale per la cessione di tali prodotti. I raccoglitori occasionali di prodotti selvatici non legnosi del bosco, come tartufi, funghi, erbe officinali e bacche avranno la possibilità di commercializzare i propri prodotti ad aziende senza che i proventi delle vendite (fino a 7000€) facciano cumulo con i redditi da persona fisica. È sufficiente versare un sostituto di imposta del valore di 100€. Il vantaggio è duplice, sia in termini di contrasto al lavoro nero che di tracciabilità alimentare.

L’importanza dei prodotti secondari del bosco

Nel corso dei decenni una serie di mutazioni dello scenario socio-economico ha conferito un ruolo sempre più centrale ai prodotti secondari del bosco, facendoli uscire dalla loro marginalità. Questo è sicuramente dovuto alla diminuzione dei prezzi dei prodotti legnosi del bosco, alla crescente richiesta di prodotti rispettosi dell’ambiente e legati alle tradizioni locali nonché alle politiche a supporto dello sviluppo rurale. Per millenni i prodotti non legnosi del bosco come nocciole, erbe, spezie, piante aromatiche e selvaggina, sono stati impiegati per l’alimentazione, la salute e pratiche culturali. Tuttavia, il loro ruolo è sempre stato sottostimato in quanto poco rappresentati nelle statistiche internazionali poiché, assai sovente, il loro uso e scambio sono confinati a settori informali. I prodotti secondari del bosco però, costituiscono la base della sussistenza in molte parti del mondo ed hanno un ruolo molto rilevante nell’alimentazione e nella nutrizione delle popolazioni, più di quanto si pensasse in passato. Questi prodotti hanno infatti da sempre garantito la cosiddetta “food security”, ovvero la sicurezza in termini di approvvigionamento alimentare. Riescono infatti a compensare la stagionalità delle altre risorse alimentari, diventando una importante fonte di sostentamento per molte piccole e medie imprese occupate nella filiera del legno. Si stima che circa il 26% dei nuclei familiari di 28 paesi europei raccolgono prodotti forestali non legnosi. In Europa, il loro valore economico è di circa 23,3 miliardi di euro annui, e in Italia intorno a 1,5 miliardi di euro. A livello europeo, i frutti di bosco risultano essere i prodotti più raccolti (20,7%), seguiti da funghi selvatici (19.7%), noci, erbe medicinali ed aromatiche e prodotti decorativi. Un dato interessante è che circa l’86,1% di questi prodotti sono utilizzati per uso personale e solo la restante parte viene venduta.

In Italia tra i prodotti forestali non legnosi più utilizzati figurano frutti e semi di piante arboree destinati ad uso alimentare, sebbene anche funghi e i tartufi rivestano una notevole rilevanza economica.

La raccolta di questi prodotti, oltre ad essere considerata come una tradizione culturale in molti Paesi, può avere anche un grande impatto sulle economie locali. A testimonianza della rilevanza che questi prodotti assumono in diversi territori e a conferma del loro radicamento nelle tradizioni culinarie popolari, si annoverano numerose sagre ed eventi a loro legati sia in Basilicata che in tutto il territorio nazionale.

La rilevanza che i prodotti non legnosi del bosco hanno ricoperto e continuano tutt’ora a ricoprire nella sussistenza e nelle economie locali, deve fungere da promemoria affinché tutti i cittadini, coinvolti e non nelle filiere forestali, attuino comportamenti virtuosi volti a preservare le ricchezze naturali che ci circondano.

Agrifoglio n. 98 -  

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Maria Di Cairano

Dottorato di Ricerca in Scienze Agrarie, Forestali ed Alimentari, Scuola di Scienze Agrarie, Forestali, Alimentari ed Ambientali – Università degli Studi della Basilicata