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L’emergenza coronavirus rallenta i mercati e le filiere agroalimentari

Consumi più bassi fanno scendere la domanda di alcuni prodotti, anche se per il momento in Italia i mercati tengono
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Data:22 Apr 2020

La dinamica innescata dall’emergenza Coronavirus in Italia ed in tutto il mondo, porta conseguenze anche sui listini dei beni delle materie prime agricole ed alimentari, come racconta l’analisi di Borsa merci Telematica Italiana (BMTI). La BMTI è la società del Sistema camerale italiano per la regolazione, lo sviluppo e la trasparenza del mercato e per la diffusione dei prezzi e dell’informazione economica che fa capo al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Tra le materie prime agricole, i timori di un netto rallentamento della domanda mondiale stanno colpendo in particolare i semi oleosi, con forti ribassi della soia sulle principali piazze internazionali, compresa l’Italia. Ma gli scambi si confermano limitati anche per il riso, mentre si registrano i primi timori legati alle difficoltà di approvvigionamento di mais dall’estero, e rimane statico il mercato dei grani di base, con domanda limitata ed incertezza sull’andamento futuro della domanda. In rialzo i prezzi della carne di maiale e di coniglio, con la chiusura forzata dei ristoranti che pesa invece sui prezzi di seppie, calamari, acciughe, gambero rosa, mazzancolle, in calo, con surplus di offerta e domanda limitata. Arrivano poi sul mercato, con prezzi in crescita, i prodotti della primavera, come i carciofi, gli asparagi e le fragole.

A preoccupare, visti i forti cali di prezzo, è invece il settore lattiero-caseario, con i primi segnali di crisi, accolti con preoccupazione da parte dei produttori. Questione sollevata da Cia-Agricoltori Italiani, che spiega come i caseifici inizino a rallentare le lavorazioni e a chiedere agli allevatori di diminuire la produzione, a causa soprattutto della chiusura delle mense e dei canali bar e ristorazione, diretta conseguenza delle nuove misure di contenimento, chiedendo alle aziende italiane di disdire i contratti con l’estero e di acquistare dagli allevatori italiani, così come ai cittadini di acquistare latte fresco italiano. Restando in tema, il Consorzio del Parmigiano Reggiano, per salvaguardare la produzione dei suoi 330 caseifici, ha rivolto al Ministero delle Politiche Agricole ed alla Ue la richiesta di “una deroga al disciplinare, come previsto da legge 1151/2012 che regola le Dop in caso di emergenze sanitarie, per consentire maggiore flessibilità ai tempi e vincoli di lavorazione al fine di evitare la chiusura di caseifici e allevamenti”. Anche in virtù di sempre maggiori criticità che riguardano la disponibilità di organico dovuta al crescere dei contagi, che ha portato il Consorzio alla creazione di una banca dati di casari in pensione ed ex addetti alla produzione che possono essere richiamati dai caseifici in difficoltà.

All'indomani delle misure restrittive adottate dal Governo italiano in risposta all'epidemia di Covid-19, l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) ha tempestivamente avviato un monitoraggio delle filiere agroalimentari, analizzando l'evoluzione delle principali variabili dei mercati nelle diverse fasi di scambio (origine, ingrosso e dettaglio). Il rapporto è articolato in un'analisi dei trend dei consumi delle famiglie italiane, un'analisi di dettaglio sulla situazione di mercato e dei prezzi di tutte le filiere agroalimentari e riporta i primi risultati di un'indagine ad hoc sviluppata in questi giorni su un panel di imprese agricole e alimentari. L'analisi restituisce l'immagine di un settore che, con l'eccezione rappresentate dal florovivaismo e dalla pesca, risente meno della situazione di crisi e, pure nella necessità di affrontare numerose criticità, è ancora sotto controllo in termini di tenuta e capacità di garantire l'approvvigionamento dei mercati finali. Tuttavia, la veloce evoluzione del contesto, anche a livello internazionale, potrebbe rapidamente mutare gli scenari in cui stanno operando i settori.

Già rispetto alle prime settimane di crisi analizzate nel Rapporto, la situazione complessiva è mutata in maniera anche radicale. La progressiva chiusura del canale Horeca, non solo a livello nazionale ma anche internazionale, ad esempio, ha sottratto un canale di sbocco importantissimo per i prodotti di posizionamento alto e medio-alto (per esempio vino o formaggi) e che assorbe percentuali rilevanti dei flussi complessivi di export.

In prospettiva potrebbero poi palesarsi ulteriori difficoltà. Nelle imprese comincia a essere problematica la carenza di manodopera, a cui si aggiungono criticità a livello di logistica e trasporti. Inoltre la paventata chiusura delle frontiere di alcuni Paesi esteri potrebbe causare problemi per l'approvvigionamento di materie prime da trasformare o di prodotti finiti per il quale il nostro Paese non è autosufficiente.

Agrifoglio n. 94 -  

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Autori
Giovanni Martemucci

FPA Roma