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Il bilancio fitosanitario della vite ad uva da tavola in Basilicata nel triennio 2020-2022

Nonostante i piccoli numeri, la regione è terza nella produzione dopo Puglia e Sicilia. Prevalgono le varietà tardive
didascalia.

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Data:14 Sep 2022

La vite ad uva da tavola coltivata in Basilicata si concentra quasi esclusivamente nel Metapontino, in continuità con il Tarantino jonico con il quale condivide le principali caratteristiche climatiche. Dopo una fase di forte espansione dei tendoni coltivati prevalentemente con la varietà Italia, la viticoltura da tavola lucana ha subito una forte contrazione, tanto che nel 2021 si contavano non più di 475 ettari. Nonostante i piccoli numeri, la Basilicata resta la terza regione produttrice di uva da tavola dietro la Puglia e la Sicilia che hanno diverse migliaia di ettari investiti.

In Basilicata prevalgono le produzioni tardive (70%) con circa il 30% in gestione biologica. Le varietà prevalenti sono seedless (es. Sugraone, Crimson, Thompson) mentre persistono vecchi impianti di uva con semi (Vittoria, Italia, Red Globe).

La coltivazione a tendone la rende particolarmente sensibile ad eventi meteo di forte intensità, come le grandinate che si sono verificate nel luglio del 2020 e le “bombe d’acqua” che si sono succedute in giugno e novembre dello stesso anno, ragion per cui solitamente le viti sono coperte con reti antigrandine.

Per la coltivazione quasi “in serra”, la vite da tavola non presenta molte avversità parassitarie che richiedono interventi di controllo (sono 17 quelle considerate dal disciplinare regionale di difesa integrata della Basilicata per il 2022).

La peronospora (Plasmopara viticola) resta un pericoloso patogeno soprattutto in coltura non coperta e richiede strategie di intervento con trattamenti cautelativi nelle fasi di maggior suscettività. Il modello previsionale in uso in Basilicata aiuta a seguire l’evoluzione del ciclo della malattia e a posizionare i trattamenti con maggior efficacia. È da rilevare che il controllo della peronospora è stato più problematico nel 2020 per le condizioni climatiche primaverili più favorevoli alle infezioni. Nei tendoni è importante controllare la ventilazione per evitare condensa (acqua liquida). Va segnalata, infine, per le colture in biologico, una maggiore difficoltà di controllo delle infezioni secondarie che possono interessare i tralci che fuoriescono dalle coperture e che possono fungere da serbatoi di inoculo.

Per l’oidio (Uncinula necator) il clima umido che si crea in serra può favorirne l’infezione, e il controllo è impostato soprattutto nell’evitare il verificarsi di infezioni primarie. Anche per questo patogeno, il modello previsionale gestito dall’ALSIA aiuta a fornire informazioni utili per aumentare l’efficacia dei trattamenti. Nel 2021, rispetto agli altri due anni considerati, le condizioni climatiche primaverili-estive sono state più favorevoli alle infezioni secondarie. In difesa integrata si registra un interesse crescente per l’uso di prodotti (anche biologici) per interventi “precoci” che possano aggredire direttamente il micelio svernante.

Lo zolfo si conferma un efficace prodotto, non solo per le colture in biologico, ma il suo uso è limitato a causa dalla sua aggressività sulle colture. In convenzionale la disponibilità di prodotti fitosanitari antioidici con diverso meccanismo di azione è buona, mentre in biologico è più limitata con un conseguente rischio di «calendarizzazione» dei trattamenti.

Nel 2021, il clima autunnale umido e piovoso per molti giorni è stato favorevole allo sviluppo di infezioni fungine, con sviluppo di botrite (Botrytis cinerea) e di marciumi acidi, confermando che, in condizioni predisponenti e lesioni, il controllo della muffa grigia è problematico per le varietà tardive.

La tignoletta della vite (Lobesia botrana) è controllata con buoni risultati con la confusione sessuale, agevolata dove la coltura è coperta, tanto che in alcuni vigneti dove per diversi anni non sono stati usati insetticidi hanno preso piede insetti “secondari” che erano sufficientemente controllati dai trattamenti contro la lobesia (es cocciniglie cotonose).

Utile per i posizionamenti dei trattamenti (quelli ovicidi in particolare) il modello previsionale gestito dall’ALSIA (valido esclusivamente per le colture non coperte). Come per altri insetti, il modello evidenzia che i cicli e le generazioni possono variare anche di molti giorni da un anno all’altro, confermando la dannosità e scarsa efficacia dei trattamenti “a calendario”. Il secondo volo nel 2021, ad esempio, ha avuto un ritardo di quasi un mese rispetto all’anno precedente.

Un parassita da seguire con attenzione è la tignoletta rigata (Cryptoblabes gnidiella), un fitofago in grado di dare danni apparentemente molto simili a quella della lobesia con la quale può quindi essere confusa. Osservazioni condotte nel 2020 in vigneti da vino in confusione sessuale e senza trattamenti insetticidi da qualche anno, hanno confermato la presenza di tignoletta rigata e la sua potenziale dannosità. Per questo l’insetto è attualmente rientrato tra le specie seguite dalla rete di monitoraggio fitosanitario dell’ALSIA. C. gnidiella è attratta dalla melata e per questo è più spesso presente dove ci sono colonie di planococco (P. ficus, P. citri). Entrambe le specie di planococco sono state rilevate in alcuni vigneti coperti dove non si è intervenuti con trattamenti insetticidi per più anni, sebbene tenda a prevalere P. ficus, anche in areali dove è forte la presenza di agrumi. Per un buon controllo dei planococchi è importante intervenire sui primi focolai di infestazione, con scortecciamento dei tronchi (su cui tendono a svernare) e trattamenti localizzati.

Tra i fitofagi di più recente introduzione, è da qualche anno che il polifago aleurodide Aleurocanthus spiniferus si è diffuso in Basilicata, interessando soprattutto piante isolate e non trattate. Le osservazioni su agrumi e vite sono però in aumento, imponendo attenzione per evitare che si insedi e si diffonda nel vigneto. In genere i prodotti insetticidi registrati su vite contro insetti succhiatori come gli aleurodidi hanno buona efficacia.

Tra i fitofagi che occasionalmente possono interessare l’uva da tavola con danni non trascurabili c’è la mosca mediterranea (Ceratitis capitata) di cui occasionalmente si accertano infestazioni sulle bacche. Nel 2021 accertata la presenza su partite di Autumn creesp e nel 2021 registrato un considerevole numero di catture anche vigneti coperti, ma con una bassa percentuale di bacche danneggiate.

La drosofila dei piccoli frutti (Drosophila suzukii) è presente in tutto l’areale di coltivazione dell’uva da tavola e molto temuta per la dannosità potenziale, poiché tende ad ovideporre su frutta matura con infestazioni difficilmente evidenziabili che si manifestano in fase di commercializzazione con notevoli danni a tutta la partita, anche in presenza di pochi frutti infetti. Nel 2020 e 2021, comunque, non si sono registrate criticità per questo fitofago.

 

I dati utilizzati dall’autore per l’articolo sono stati parzialmente presentati nel corso de “Il Bilancio Fitosanitario dell’Uva da tavola 2020 – 2021” e raccolti con il contributo dei tecnici Antonio Buccoliero, Mario Costanza, Giovanni Lacertosa, Nicola Liuzzi, Giuseppe Malvasi, Carmelo Mennone, Camilla Nigro, Emanuele Scalcione, Michele Troiano, che si ringraziano.

Agrifoglio n. 110 -  

Temi
SeDI
Autori
Arturo Caponero

Responsabile Servizi Difesa Integrata, ALSIA

Felice Vizzielli

ALSIA