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Fanelli, le filiere un modello efficace per far fronte alle situazioni di crisi

L'agricoltura lucana ai tempi del Covid19: nostra intervista all'Assessore regionale alle Politiche agricole e forestali
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Francesco Fanelli, assessore della Regione Basilicata alle Politiche agricole e forestali.

Data:27 Apr 2020

L'emergenza sanitaria in atto, oltre a provocare lutti e sofferenze, ha prodotto non poche ripercussioni su molti comparti produttivi. Per fare il punto su quanto accaduto in Basilicata, e su quanto messo in atto per fronteggiare la difficile situazione, la Redazione di AGRIFOGLIO ha intervistato l'Assessore regionale per le Politiche agricole e forestali, Francesco FANELLI.  

Assessore, in questa emergenza, l’agricoltura è stata tra i pochi settori produttivi attivi, ma non sono mancate le criticità.

La filiera agricola e agroalimentare in questa fase epidemiologica non si è mai fermata, diventando centrale, strategica e di sostegno alla tenuta del sistema Italia. Ha così garantito un bene di prima necessità e l’approvvigionamento di cibo da portare sulle nostre tavole. La catena del lavoro non sì è interrotta nemmeno per un giorno, ma le criticità e i problemi vengono segnalati di continuo, aggiungendosi a quelli consolidatisi nel tempo e di carattere ordinario. Il problema maggiore si è verificato con la chiusura della rete Horeca che coinvolge ristoranti, bar, hotel, oltre a un crollo della richiesta di prodotti sui mercati esteri. Noi abbiamo istituito prontamente presso il Dipartimento regionale Politiche agricole e forestali un tavolo crisi permanente con le organizzazioni datoriali, e di volta in volta ci siamo confrontati con gli organismi di rappresentanza del settore per definire interventi possibili. Ad esempio, siamo intervenuti in modo tempestivo con un provvedimento per fronteggiare la crisi del settore lattiero-caseario.

Qual è il provvedimento specifico adottato?

L’intervento prevede un aiuto straordinario e immediato agli allevatori di animali da latte che hanno subito notevoli danni economici per il mancato ritiro del latte alla stalla stimato in regione intorno agli 800-1000 q.li al giorno, dovuto sia alla difficoltà dei caseifici di vendere i prodotti trasformati e sia alla riduzione del consumo di latte fresco nelle catene di ristorazione, mense e bar che, dopo le misure restrittive imposte dal Governo, hanno dovuto sospendere le attività. L’aiuto verrà corrisposto sulla base della riduzione di fatturato subita. Le domande di aiuto dovranno essere presentate entro il prossimo 31 maggio e la richiesta può essere inoltrata direttamente dall’allevatore in modalità on-line.

Per la fragolicoltura, invece quali sono le maggiori difficoltà?

Ho avanzato alla Ministra alcune proposte operative sollecitate dalle organizzazioni di produttori per trovare soluzioni fattibili per fronteggiare la contrazione della domanda dei prodotti ortofrutticoli e il crollo dei prezzi. Un primo problema è legato alla manodopera stagionale. Un primo passo lo abbiamo fatto con la sottoscrizione dell’accordo con le organizzazioni datoriali per assicurare livelli di sicurezza nei luoghi di lavoro, ma ci si aspetta dal Ministero una decisa azione rivolta a risolvere questo problema che investe tutto il territorio nazionale. L’altro aspetto riguarda la commercializzazione, soprattutto sui mercati esteri. Abbiamo chiesto alla Ministra di aprire un confronto con la grande distribuzione per portare sugli scaffali dei supermercati i prodotti delle nostre aziende agricole e zootecniche che sono sicuri, tracciati e di qualità per evitare che i raccolti non vengano ritirati e che non venga garantita la giusta retribuzione a chi ha fatto investimenti onerosi.

In linea generale, come avete proceduto nel dare risposte causate dall’emergenza sanitaria?

Sull’ordinario, il lavoro degli uffici si è concentrato sullo snellimento delle procedure e degli adempimenti burocratici, dando risposte immediate e veloci alle richieste che, in modo specifico, sono pervenute dai singoli operatori. Sullo straordinario, ci stiamo impegnando nel reperire risorse aggiuntive per dare liquidità alle aziende. 

Quali sono le proposte che come assessori dell’agricoltura avete portato al tavolo nazionale?

Personalmente ho avanzato la richiesta di innalzare la percentuale di anticipo dal 50 al 70 per cento per le misure strutturali del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020. Nel documento, inoltre, è stato chiesto l’incremento dal 50 al 70 per cento dell’anticipo degli aiuti della Domanda unica PAC 2020, e dal 75 all’85 per cento dell’anticipo per le misure a superficie del PSR 2014-2020; una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse comunitarie relative al PSR 2014-2020, per poter effettuare una riprogrammazione in coro, così da poter fronteggiare le nuove emergenze dettate dalla pandemia; l’attivazione degli ammortizzatori sociali in deroga per i dipendenti delle imprese agricole e del settore dell’agriturismo, sia a tempo determinato che indeterminato; la sospensione dei versamenti fiscali e del pagamento delle rate dei mutui bancari e dei relativi interessi e successiva rateizzazione degli importi dovuti; misure di ristoro per le aziende, come quelle agrituristiche, che stanno già subendo disdette di prenotazioni. Tra le altre misure agricole, una generale sburocratizzazione e semplificazione normativa.  

Quali sono le maggiori richieste avanzate da parte delle organizzazioni agricole?

Misure per assicurare maggiore liquidità alle imprese agricole, velocità nelle procedure di sostegno agli investimenti per ripartire più competitivi e flessibilità delle scadenze nelle procedure.

Le filiere agricole in questi momenti di crisi diventano una soluzione vincente per contrastare le speculazioni dal campo alla tavola e la concorrenza sleale?

Le filiere rappresentano una modalità organizzativa che riteniamo essenziale per migliorare i processi interni e contrastare quelli esterni. L’obiettivo è quello di garantire la giusta remunerazione tra i diversi attori. All’esterno diventano scudo verso fenomeni di possibile speculazione, in quanto capaci di attivare forme virtuose di auto regolamentazione. Tutto ciò in una visione di filiera produttiva che rappresenta una delle modalità organizzative più efficaci per fronteggiare momenti di crisi in generale e migliorare la capacità produttiva di trasformazione e commercializzazione. Crediamo fortemente nella competitività e forza delle filiere, tanto che abbiamo provveduto a reperire risorse per finanziare per tutti i progetti che, inizialmente, sono risultati ammessi ma non finanziabili per carenza di risorse.

Per garantire la sicurezza dei lavoratori nei campi avete promosso un importante accordo sottoscritto con le organizzazioni datoriali. Di cosa si tratta?

Prima la salute degli operai, poi la produzione, garantendo adeguati livelli di protezione a chi presta la propria opera. Nel documento sottoscritto tra organizzazioni datoriali e sindacali sono elencati tutte le accortezze per assicurare le migliori condizioni di lavoro in termini di sicurezza e salubrità durante le operazioni di raccolta intensiva.

Assessore per fronteggiare la mancanza di manodopera stagionale nei campi, alcune organizzazioni agricole hanno attivato piattaforme on-line per incrociare domanda e offerta. Voi cosa pensate di fare?

Sono iniziative apprezzabili,sia Jobincountry di Coldiretti, sia Agrijob di Confagricoltura, e sia “Lavora con agricoltori italiani” della Cia, per far incontrare domanda e offerta e che stanno dando importanti risultati. Stiamo valutando se attivare una piattaforma regionale per inserire i dati delle imprese e quelle delle persone in cerca di lavoro.

Per sostenere le aziende avete promosso come Dipartimento la campagna “Compra lucano. Mangi sano e dai una mano”.

L’iniziativa nasce dall’esigenza di dare un aiuto concreto alle imprese agricole e zootecniche, invitando i consumatori ad acquistare prodotti made in Basilicata, sostenendo così il reddito delle nostre aziende in una sorta di economia solidale. Mettendo nel carrello della spesa prodotti del ricco paniere agroalimentare lucano abbiamo oltretutto la garanzia di mangiare cibi sani, certificati e simbolo dell’identità dei nostri territori. L’agroalimentare lucano è un patrimonio di qualità da tutelare.