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Fanelli: "In Basilicata, tecnologie e infrastrutture per fronteggiare l'emergenza idrica nei campi"

Un tavolo regionale di monotiraggio permanente tra istituzioni e Organizzazioni professionali di categoria.
didascalia.

Il tavolo di monitoraggio permanente per l'emergenza idrica della Basilicata. La foto è stata scattata il 27 febbraio 2020, prima delle norme sul distanziamento sociale.

Data:29 May 2020

L'inverno siccitoso ci presenta il conto, e alla vigilia dell'estate la Basilicata si prepara a dover gestire una nuova emergenza, questa volta per la scarsità di acqua irrigare le colture. Per fare il punto su quanto stiano facendo le istituzioni in Basilicata, la Redazione di AGRIFOGLIO ha intervistato l'Assessore regionale per le Politiche agricole e forestali, Francesco FANELLI. 

 

Assessore, come ogni anno il problema siccità preoccupa gli agricoltori. Presso il dipartimento avete instituito un tavolo di monitoraggio permanente per l’emergenza idrica per fronteggiare le situazioni. Come state operando?

A fine febbraio abbiamo fatto un primo incontro operativo tra i rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole e il Consorzio di bonifica della Basilicata, per cercare soluzioni per assicurare l’erogazione dell’acqua agli agricoltori e fronteggiare il lungo periodo di siccità. Si tratta di una sorta di cabina di regia per monitorare costantemente l’andamento del livello dell’acqua nelle nostre dighe. Inoltre, l’obiettivo del tavolo è quello di trovare soluzioni non solo nell’immediato, ma anche programmare nel medio e lungo termine una risorsa preziosa per le campagne e che, solo con un uso razionale e ottimizzato, ci consentirà di non andare in affanno. Stiamo mettendo in essere azioni per un piano irriguo rispondenti ai fabbisogni delle nostre imprese.

Quali sono le esigenze nelle nostre campagne?

Sono 24 mila, secondo i dati della passata stagione, gli ettari messi a coltura dislocati su 4 macro aree, di cui 15 mila quelli arborei. Per quest’anno le maggiori criticità riguardano gli schemi del Sinni e dell’Ofanto in relazione ai quali, nonostante i minori accumuli negli invasi, si conta di poter assicurare alle colture i volumi necessari per assicurare i normali cicli produttivi. Per sopperire ad eventuali situazioni emergenziali il Consorzio ha riattivato diversi impianti di soccorso e con l’ufficio Ciclo delle acque è stata definita una procedura veloce per autorizzare i prelievi di acqua dai canali di bonifica da parte degli agricoltori, i quali dovranno rivolgere istanza al Consorzio.

Avete simulato a metà febbraio 3 situazioni. Rispetto a un regime ordinario, questa che fase è?

Le precipitazioni del mese di aprile hanno scongiurato gli scenari più problematici e, con una oculata turnazione, speriamo di non avere difficoltà. C’è da dire che, dai controlli che sta eseguendo il Consorzio, sta emergendo anche una non trascurabile evasione che spesso fa sballare la programmazione con conseguente insufficienza delle portate e delle pressioni il cui deficit spesso manda in tilt gli impianti. A tal proposito, rivolgo un invito accorato agli agricoltori di dichiarare al Consorzio le superfici effettivamente irrigate e, non solo per una questione economica, ma soprattutto per consentire all’Ente di poter programmare al meglio le assegnazioni. In periodi di carenza di risorsa, oltre ad una migliore utilizzazione, è fondamentale una corretta programmazione che si basa sul possesso di dati esatti sugli ettari che hanno bisogno di irrigazione e sulle tipologie di colture. Per contrastare il fenomeno, il Consorzio oltre ad aver digitalizzato il territorio e gli impianti, si è anche dotato di un drone per i controlli, con il quale si stanno ottenendo buoni risultati.

Le maggiori richieste e problematicità, infatti, giungono proprio dall’area di Montalbano Jonico. Con un incontro ad hoc avete cercato di trovare soluzioni. Quali?

Abbiamo raccolto le legittime istanze pervenute dal comune di Montalbano. Rispetto ai 550 litri/secondo dell’anno scorso attinti dalla presa 4, è stata aumentata la portata a 780 l/s. Tuttavia, sebbene i volumi di acqua erogati sono maggiori di quelli erogati nello stesso periodo del 2019, si rende necessaria anche in quell’area la turnazione in quanto i prelievi simultanei e soprattutto le legittime preoccupazioni dovute allo stato dell’invaso di Monte Cotugno, spingono gli utenti ad irrigare quotidianamente e tale pratica, indipendentemente dalle portate alla presa, manda in crisi gli impianti. Ad ogni modo, il Consorzio, proprio per andare incontro alle esigenze ha assicurato la piena disponibilità a valutare ipotesi di rimodulazione della turnazione ascoltando anche i suggerimenti degli operatori agricoli, peraltro già coinvolti, per rendere più calzante alle esigenze il servizio irriguo e preservare le produzioni.

La tecnologia che potrà aiutare a gestire la risorsa e il servizio irriguo.

E’ operativa la piattaforma digitale sul SITO DEL CONSORZIO, e un’app dedicata con la mappatura di schemi, invasi e vasche. Con l’App Segnalazioni, alla quale si può accedere tanto con l’apposita app scaricabile dal sito del Consorzio, che dallo stesso sito web del Consorzio, chiunque potrà segnalare perdite di acqua e scoppi e potrà seguire la gestione da parte del Consorzio della segnalazione. Il sistema, poi, prevede anche la segnalazione del disservizio agli utenti interessati con aggiornamenti sui tempi di intervento e di rispristino del servizio stesso. Il sistema permetterà di ridurre le perdite stimate che attualmente si stima possano aggirarsi intorno al 25/30 per cento. Sempre sul sito web del Consorzio si potranno effettuare anche altre segnalazioni, quali abusi, sprechi e così via, in relazione alle quali viene garantito l’anonimato. Infine, sempre per ottimizzare le erogazioni alle esigenze contingenti dei territori si sta lavorando ad un protocollo sulle manovre per migliorare ulteriormente e standardizzare il coordinamento tra gli enti e le modalità di comunicazione.

Nel medio e lungo periodo quali azioni avete preventivato per evitare continue situazioni di emergenza?

C’è da dire che ereditiamo una situazione del passato non semplice da gestire. Per ovviare alle criticità infrastrutturali sugli schemi idrici, la Giunta ha approvato una delibera per avviare i lavori di adeguamento della diga di Monte Cotugno che consentiranno di aumentare la capacità d’invaso, attualmente limitata dall’Ufficio Dighe del Ministero delle Infrastrutture a 285 milioni di mc lordi a fronte di una capacità di massimo invaso di 480.


Ci sono già altri interventi infrastrutturali cantierizzati? Quali sono e a quanto ammontano i lavori?

Per quanto riguarda il Consorzio di Bonifica della Basilicata oltre al Distretto G, finanziato per 80,7 milioni, per il quale la Giunta Regionale è in procinto di approvare il nuovo quadro economico da trasmettere al Cipe per la reiterazione della pubblica utilità, propedeutica all’inizio dei lavori già contrattualizzati, sono di prossimo avvio i lavori del c.d. BAS03, anch’essi già contrattualizzati, finanziati per 31,8 milioni e che consentiranno di neutralizzare le perdite all’adduttore di San Giuliano con conseguente incremento degli accumuli nell’omonimo invaso. Sono, invece, in fase di appalto lavori di ristrutturazione di reti ed impianti e forniture di gruppi di consegna per complessivi 45,5 milioni. E' in procinto di essere avviata la gara per il completamento dei lavori sulla diga di Marsico Nuovo, finanziati per 4,5 milioni, e sono in fase di progettazione altri interventi finanziati per oltre 5 milioni sulle dighe del Lampeggiano, di San Giuliano e di Gannano. Infine, il Consorzio ha ultimato un progetto esecutivo di 10 milioni da candidare nell’ambito del bando Fsc pubblicato dal Mipaaf.

E per finire ci sono novità sulla Diga di Abate Alonia, conosciuta comunemente come Rendina?

Sono in fase di ultimazione le indagini geotecniche, geofisiche e di laboratorio, rallentate dal Covid e si spera di conoscere al più presto l’esito dello studio affidato al dipartimento di ingegneria dell’Università di Perugia. Naturalmente, dal risultato dello studio dipendono le sorti dell’invaso che - è inutile sottolinearlo - è a dir poco vitale per l’intera economia agricola della zona dell’Alto Bradano.

 

Agrifoglio n. 95 -  

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