Biodiversità, obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi

Molti obiettivi del Piano 2011-20 non sono stati raggiunti. La strategia della Commissione per il 2030
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Data:27 Jan 2021

Con il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici, specie quelli estremi, il territorio, soprattutto quello agricolo, è duramente provato, perché pesantemente influenzato dalla scarsa qualità ed utilizzo della risorsa acqua, dall’impoverimento della sostanza organica dei suoli, dal processo di desertificazione delle aree meridionali e da una diffusa semplificazione dell’agroecosistema. La conseguenza è l’aumento di erosione, la riduzione della capacità di resilienza agli impatti negativi, la diffusa perdita di biodiversità con conseguenti effetti negativi sui cambiamenti climatici. L’agricoltura è uno dei settori economici più esposti. Oltretutto alcune pratiche agricole e zootecniche, per le loro emissioni di anidride carbonica e di metano in atmosfera, sono diventate una delle cause dei cambiamenti climatici e, quindi, impattano negativamente sulle attività agricole stesse.

La «Carta di Siracusa per la Biodiversità», promossa dall’Italia e sottoscritta dai Paesi presenti al G8 Ambiente del 2009, aveva evidenziato le relazioni tra biodiversità, servizi ecosistemici, cambiamenti climatici e sviluppo economico.

Commentando la Giornata mondiale della biodiversità, del 22 maggio 2020, Antonio Cianciullo ha richiamato il Rapporto di Legambiente su “Biodiversità a rischio 2015”, nel quale è segnalato che “oltre un quinto delle specie è a rischio di estinzione”. Ha ricordato anche lo “scrigno dei semi perduti” della Coldiretti, presentato all’Expo di Milano, nel quale si parla della scomparsa in Italia, ormai, di tre frutti su quattro.

Il degrado e la perdita di foreste e di biodiversità sono fattori che stanno minando pericolosamente l’equilibrio della natura. È necessario, perciò, intervenire con urgenza per ripristinare il rapporto tra uomo, natura e biodiversità. Sono raccomandazioni dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), contenute nell’edizione 2020 del rapporto “Stato delle Foreste nel Mondo”. Facendo il punto sul Piano Strategico per la Biodiversità 2011-2020, ormai concluso, si constata che la maggior parte degli obiettivi, dei quali era prevista la realizzazione entro il 2020, non è stata raggiunta. Sotto l’egida della Convenzione per la diversità biologica (CBD), la comunità internazionale è determinata a riesaminare il Piano Strategico ormai concluso e a negoziare un nuovo Quadro Globale sulla Biodiversità per l'era post-2020.La Commissione europea ha già adottato una nuova Strategia per il 2030 per arrestare la perdita di biodiversità e “per riportare la natura nella nostra vita”.

La nuova Strategia propone di stabilire, tra gli altri, obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi che hanno subito danni, per il miglioramento della salute degli habitat e delle specie protette dell'UE, per la riduzionedell’inquinamento, per il rafforzamento dell’agricoltura biologica e delle altre pratiche agricole rispettose della biodiversità e per riportare gli impollinatori nei terreni agricoli. La Giornata mondiale della biodiversità, il 22 Maggio 2020, ha fatto molto riflettere sulla salute del nostro pianeta che sempre più velocemente sta disintegrando il suo patrimonio naturale di specie animali, vegetali e microrganiche. A causa dell’attività umana, la natura viene distrutta a un ritmo da cento a mille volte più veloce della media degli ultimi 10 milioni di anni. La perdita di biodiversità viene indicata fra le cause scatenanti di epidemie virali come quella del Covid-19. Secondo la più autorevole rivista scientifica mondiale, Nature, se il riscaldamento globale dovesse continuare con il ritmo attuale, entro la fine del 21esimo secolo il 73% delle specie animali e vegetali di tutto il mondo rischia l’estinzione. Sul sito web “Scienze in rete” è stato descritto lo stato di salute della biodiversità, sottolineando che la biodiversità globale continui incessantemente a diminuire. La situazione sta ulteriormente peggiorando a causa della perdita e della degradazione degli habitat, del sovrasfruttamento  delle risorse naturali, dell’inquinamento e del cambiamento climatico. L’impronta ecologica umana, negli ultimi sessant'anni, è cresciuta del 173% e oggi la capacità della Terra di rigenerarsi è del 56%. Cioè, come concludono gli autori del Living Planet Report, conservare non basta più.

Degradando la natura e alterandola al di sopra delle sue capacità di rinnovamento, ci priviamo di servizi ecosistemici essenziali quali: la qualità di aria, acqua e suolo, la protezione da fenomeni metereologici intensi, l’impollinazione. Dal 1970 a oggi 14 su 18 servizi ecosistemici sono in netto declino. In 70 anni – è detto da più fonti – è stato dissipato il 75% delle varietà vegetali che erano state selezionate dai contadini in 10 mila anni di lavoro.

Per l'agricoltura di domani è importante mantenere in vita la biodiversità agricola rara. Bisogna assolutamente salvare dall’estinzione la biodiversità del passato, tornando a coltivare, a diffondere e ad assaporare le varietà in uso nel mondo contadino. Di tali varietà è indispensabile riaffermarne e difenderne il valore, come materiale genetico e culturale irrinunciabile per le basi di una sana agricoltura naturale contemporanea. Le maggiori sfide ecologiche da affrontare si confermano l’erosione della biodiversità e il cambiamento climatico. La soluzione – affermava Vandana Shiva in uno dei colloqui internazionali di Laboratorio Expo, cui ha partecipato a Milano nel 2015 - può trovarsi in un modello di agricoltura ecologica basata sulla biodiversità. L'agricoltura ecologica è più resiliente ai cambiamenti climatici. C’è, insomma, necessità del cambio di paradigma, come auspica Carlo Petrini, scrivendo su la Repubblica del 21 ottobre scorso “L’abito Nuovo del Contadino”. Di recente è stato raggiunto a Bruxelles un accordo di carattere politico sulla struttura della nuova PAC, il cui periodo di riferimento inizierà dal 2023. L’accordo può far presagire molti cambiamenti, anche di carattere epocale, in direzione di un investimento nella transizione ecologica con misure di una politica agricola comune in direzione della sostenibilità e della biodiversità, nonché del cambiamento del vecchio paradigma basato sulla produzione in termini di quantità anziché di qualità.

Peccato che, notizia sconfortante recente, il “Parlamento europeo vota una Pac che demolisce il Green Deal”. Scriveva un comunicato stampa Slow Food: “Una sconfitta per la biodiversità, per il clima e per gli agricoltori virtuosi quella decretata venerdì 23 ottobre dal voto del Parlamento europeo, che in seduta plenaria ha confermato la demolizione della proposta di riforma della Politica Agricola Comune (Pac) della Commissione europea”.

Agrifoglio n. 101 - Gennaio-Febbraio 

Temi
Biodiversità
Autori
Annibale Formica

Presidente Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare dell'Area Sud del Pollino