La ricchezza di produzioni tipiche e tradizionali in particolare nelle aree interne della Basilicata, è sicuramente un rilevante punto di forza dell’agricoltura lucana. Si tratta di colture, di allevamenti, di prodotti che richiamano gli antichi sapori della civiltà contadina e che caratterizzano il “nostro” paesaggio agrario.

In realtà si tratta di percorsi produttivi e culturali che si sono tramandati nel tempo e che ci consentono di ripercorrere l’evoluzione del mondo rurale lucano, al punto che molte produzioni tipiche sono patrimonio culturale ed elemento di identità locale.

Queste produzioni, però, sono tuttora caratterizzate da rilevanti elementi di fragilità tra le quali si segnala il loro limitato peso economico e l’assenza di un collegamento con le realtà agroalimentari lucane. Queste ultime sono costituite da una miriade di piccole e medie imprese di trasformazione (caseifici, salumifici ecc.) diffuse su tutto il territorio, ma con scarsi collegamenti proprio con il settore primario lucano (l’approvvigionamento delle materie prime avviene prevalentemente fuori regione).

Gli stessi prodotti tutelati da marchi, riconosciuti dall’Unione Europea o volontari, non sempre hanno prodotto un valore aggiunto per tutti gli attori delle filiere, in quanto non si è costruito un sistema produttivo in grado di rendere economicamente sostenibile la produzione certificata.

L’attività dell’Alsia nel periodo di riferimento porrà la necessaria attenzione al collegamento tra le imprese agroalimentari e agroindustriali con il settore primario, e alla definizione di modelli produttivi capaci di trasformare la presenza di marchi in opportunità di sviluppo, anche attraverso la partecipazione a processi di progettazione integrata di filiera e di territorio e ogni forma di programmazione negoziata.

Saranno avviate inoltre tutte le azioni utili affinché le aziende agricole colgano le opportunità offerte dalla legge 18 agosto 2015, n. 141 in tema di agricoltura sociale.