A causa delle sua posizione geografica, delle particolari condizioni orografiche e climatiche e della sua storia, la Basilicata risulta essere uno scrigno di biodiversità vegetale ed animale agricola difficilmente paragonabile con altre regioni.

Questa ricchezza è associata a unità di paesaggio che includono piccole aziende agricole, campi semi-abbandonati, orti, giardini, margini dei boschi e macchie.

La marginalità dei territori rispetto alle aree interessate dalla specializzazione produttiva e la produzione per l’autoconsumo hanno favorito la persistenza di antiche varietà di fruttiferi, di cereali e di ortaggi.

Anche se molto utile, è irrealistico pensare di salvaguardare tutta questa biodiversità utilizzando solo gli incentivi diretti della politica di sostegno rurale previsti dalla UE.

La messa in pratica della direttiva 2008/62/EC che prevede deroghe per la commercializzazione di razze locali nei comprensori in cui si sono evolute, così pure l’agricoltura biologica (reg. 834/2007), la designazione delle produzioni agricole tradizionali PAT (reg. 509/2006) ed il riconoscimento di marchi di origine geografica (reg. 508/2006) hanno favorito e devono favorire la conservazione di alcune importanti componenti della biodiversità domesticata.

Ma non tutte le varietà, gli ecotipi e le popolazioni domesticate possono seguire, a causa delle proprie e peculiari proprietà, i percorsi virtuosi della valorizzazione. E’ necessario in questi casi mettere in sicurezza questo inestimabile patrimonio genetico aumentando gli attuali siti di conservazione ed organizzando e sostenendo una moderna e consapevole rete di custodi delle biodiversità in grado di riprodurre, innovare e valorizzare la biodiversità, anche con il supporto delle Agenzie Locali di Sviluppo Agricolo.

Sono necessaire innovazioni tecnologiche volte al supporto dell’agricoltura su piccola scala, non solo nelle fasi produttive, ma anche per quelle della trasformazione (micro impianti aziendali di trasformazione).

L’attività dell’Alsia nel periodo di riferimento sarà da una parte incentrata nella gestione di attività istituzionali quali la gestione dei repertori delle varietà e dei siti di conservazione (artt. 3 e 5 della L.R. 26/2008), in coerenza con la normativa nazionale e regionale e, dall’altra, nella tutela del vastissimo patrimonio genetico agricolo autoctono tramite azioni d’individuazione, di raccolta, di caratterizzazione e di conservazione, oltre che di valorizzazione delle varietà più interessanti e promettenti.