Per l'agricoltura l'innovazione arriva dallo spazio

Oltre il 50% delle start up legate all'uso di satelliti trovano applicazione nella Smart Agriculture

Data : 30 July 2020

La rivoluzione per il settore agricolo arriva dallo spazio. Da un primo censimento delle startup condotto dall’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano emerge che oltre il 50% delle nuove imprese operanti negli ambiti dell’innovazione spaziale ha come mercato di riferimento il settore dell'agricoltura.  Caratterizzata dalla combinazione virtuosa tra dati satellitari e le più avanzate tecnologie digitali, la Space Economy si distingue per un impatto trasversale a vari settori di riferimento e con confini ben più ampi della tradizionale Space Industry.

Le immagini satellitari possono essere abilitatori della cosiddetta Smart Agriculture, con la possibilità di avere una mappatura completa dello stato del terreno (stress idrico, carenza di azoto, presenza di organismi nocivi), il costante monitoraggio del raccolto e una minore incertezza sugli effetti di possibili momenti di siccità attraverso sistemi di gestione dell’irrigazione intelligenti. I primi progetti pilota in questo settore sono stati avviati negli ultimi anni del secolo scorso, sfruttando i satelliti ERS e SPOT che disponevano di strumenti radar in grado di fornire dati indipendenti dall’alternanza giorno/notte e dalle condizioni meteo.

In anni più recenti la disponibilità di misure è stata notevolmente ampliata con lo sviluppo del programma europeo Copernicus. Tuttavia, il mercato estremamente frammentato rende difficoltosa la diretta adozione delle specifiche tecnologie da parte dei singoli operatori del settore, spesso non a conoscenza delle opportunità rappresentante dalle nuove tecnologie e con un limitato grado di digitalizzazione: solo in Italia, l’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell’Università di Brescia ha censito 145 soluzioni di Agricoltura 4.0 che sfruttano sistemi di mobility e geolocalizzazione.

Questa situazione rende necessario una costante intermediazione da parte di consorzi e cooperative agricole, con il ruolo di aggregatori di bisogni e competenze, anche per evitare che dati e conoscenze si concentrino nelle mani di poche aziende dell’offerta, ma sia mantenuta una pluralità di attori che beneficino del valore di queste applicazioni.