A Latronico la terza edizione del "Cece ribelle PAT"

Il recupero del seme antico si deve al lavoro di selezione e caratterizzazione svolto dall'Alsia

Il cece ribelle di Latronico

Il cece ribelle di Latronico

Data : 02 September 2020

Si terrà il domenica 6 settembre, nel piazzale della Scuola media di Latronico (PZ), la terza edizione del “Cece ribelle PAT”, l’evento che celebra questo gustoso Prodotto Agroalimentare Tradizionale. Appartenente alla specie Cicer arietinum L., questa particolare varietà di cece - su segnalazione dell’ALSIA (l’Agenzia lucana di sviluppo e innovazione in agricoltura alla Regione Basilicata) - è stata riconosciuta dal Ministero della Politiche agricole alimentari e forestali tra i Prodotti agroalimentari tradizionali (PAT), come evidenziato nell’ultimo aggiornamento dell’elenco nazionale del 20 febbraio 2020.

Per l’occasione, alle ore 18, si terrà un seminario sull'identità del patrimonio agroalimentare e artigianale di Latronico, a cui interverrà il direttore dell’ALSIA Aniello Crescenzi. Al dibattito, che sarà moderato dal giornalista Fabio Falabella, tra i relatori anche il sindaco di Latronico Fausto De Maria, Domenico Cerbino dell’Alsia Pollino di Rotonda, Rudy Marranchelli vice presidente nazionale Agia, la nutrizionista Antonella Catenacci, la chef Rosanna De Carlo, Paola Gioia, esperta di marketing territoriale, sviluppo locale e progettazione di filiere agroalimentari sostenibili, il presidente del Gal Franco Muscolino e il presidente di Confartigianato Basilicata Antonio Miele.

Nel corso della manifestazione saranno assegnate le targhe De.Co (il marchio che certifica i prodotti agroalimentari a denominazione comunale d'origine) alle aziende: Agrocarne Agromonte di Latronico (paniere dei salumi); Biosinni di Calda di Latronico (cece ribelle); Azienda Agricola Zootecnica Ruth Palagano Contrada Pargo di Latronico (formaggi ovi-caprini); Azienda Agricola di Buglione Antonio & Co. Contrada Perosa di Latronico (cece ribelle); Mulino Cantisani Gino Agromonte di Latronico (farina di ceci); Associazione Il Tassello (puntino ad ago di Latronico); LAP di Pecoraro Egidio Latronico (pietra di Latronico); L’Antico Sapore del Grano di Gioia Donata di Contrada Varrazzo Latronico (biscotto ad otto).

Nel rispetto delle norme per il contenimento della diffusione del Covid, è prevista anche l’esposizione e la degustazione dei prodotti tipici locali. La serata sarà allietata dalla musica popolare tradizionale de "I suoni del Pollino".

“Si tratta di una iniziativa- ha spiegato Rosita La Banca, assessore alle Attività produttive del Comune di Latronico-  voluta per favorire e implementare il turismo di identità, particolarmente importante per la salvaguardia e lo sviluppo del territorio dei centri sotto i cinquemila abitanti, anche nella nostra regione. Il nostro obiettivo è diffondere e far conoscere ai lucani e a coloro che visitano la Basilicata pratiche artigianali e prodotti dell’enogastronomia tradizionale ancora conservati e custoditi alle nostre latitudini”.

Ma il vero protagonista della giornata sarà il cece ribelle, una varietà locale che è riuscita ad attraversare i secoli, entrando a far parte della cultura gastronomica della comunità di Latronico.

Il recupero del seme antico è avvenuto grazie al lavoro di selezione e caratterizzazione dell'Azienda ALSIA “Pollino” di Rotonda (PZ), che ha dato vita ad un progetto, portato avanti da imprenditori agricoli, pensionati e casalinghe, che sono i veri  “custodi” del cece di Latronico.  Dai racconti degli anziani del paese è emerso che già in epoca pre-unitaria nell'area Sud di Basilicata esistevano dei campi coltivati di ceci, che venivano utilizzati dai briganti, nascosti sulle montagne per ricavarne farina da utilizzare per la pasta e il pane. Da qui anche il nome di cece “ribelle”, dove l'aggettivo “ribelle” è proprio legato al concetto di resilienza, alla capacità di riemergere nonostante le avversità.

Attualmente sono ben dodici i campi coltivati con questa specifica varietà di cece: un modo per far conoscere questo prodotto tipico e sensibilizzare i giovani all’agricoltura, affinché restino in Basilicata, immaginando per sé e le proprie famiglie un futuro nella terra d’origine.

M. Agata