Focus

Impianto a micro portata di erogazione: gli errori da evitare

Una buona progettazione alla base di una efficace ed efficiente pratica irrigua. I consigli degli esperti ALSIA
didascalia.

Impianto di irrigazione a goccia in una piantagione di Kiwi .

Data:14 May 2020

Gli impianti a micro portata di erogazione, comunemente chiamati a goccia, comportano molti vantaggi, primo fra tutti quello di rendere razionale ed efficiente l'utilizzo dell'acqua irrigua. Spesse volte però si commettono errori strutturali e/o comportamentali che determinano insuccessi e vanificano i principi base del metodo irriguo.

Quando si deve realizzare un impianto irriguo è necessario conoscere:

  • la tessitura del terreno e le sue costanti idrologiche (C.I.M, C.C., P.A., A.D. etc.);
  • il fabbisogno idrico della coltura, specie nei periodi di maggiore esigenza;
  • modalità di erogazione dell’acqua consortile (turno o domanda).

Il terreno agrario può essere paragonato ad una spugna per cui, superata una certa quantità di acqua, quella in esubero percola negli strati più profondi e non si rende disponibile alla coltura. Ne deriva che il volume irriguo medio di un’adacquata deve essere compreso tra i 100 e i 300 mc/ha, a seconda se si tratti di un terreno prevalentemente sabbioso o argilloso.

Affinché l’efficienza di un impianto irriguo a micro portata di erogazione sia superiore al 90%, è necessario che vengano rispettate alcune condizioni che elenchiamo di seguito:

  1. Premesso che l’irrigazione a goccia localizza la distribuzione dell'acqua in aree circoscritte in prossimità del gocciolatore, bisogna evitare:
    • la percolazione profonda e, quindi, l’eccessiva erogazione di volumi di acqua su una limitata superficie di terreno;
    • che il volume del terreno bagnato sia troppo grande rispetto allo sviluppo delle radici. 
  2. La scelta del gocciolatore o spruzzatore e della loro portata devono essere calcolate in relazione a:
    • capacità di utilizzo e assorbimento della pianta;
    • quantità di acqua immagazzinabile nel terreno esplorato dalle radici (capacità di campo).

      In particolare si consiglia di scegliere erogatori dotati di un coefficiente di variazione della portata inferiore al 5%, in grado di distribuire volumi irrigui molto omogenei ad ogni pianta, nonché di verificare le reali caratteristiche di portata ed autocompensazione rispetto a quelle dichiarate dal costruttore. Il volume di terreno bagnato da ogni gocciolatore è molto limitato nei terreni sciolti e sabbiosi ed è maggiore in quelli argillosi. Quindi, nei terreni sabbiosi è opportuno irrigare con frequenza elevata e con piccole portate per consentire alla pianta di assorbire l'acqua necessaria ed evitare i fenomeni di percolazione. Nel caso di terreni molto sciolti, la frequenza di bagnatura può anche essere giornaliera, dipende dall’evapotraspirazione del giorno precedente. Nel caso di turni lunghi e/o in condizioni in cui occorrono un elevato numero di gocciolatori, si possono utilizzare microirrigatori a spruzzo, in grado di aumentare notevolmente l'area bagnata.

  3. Numero e posizione degli erogatori. In caso di giovani impianti arborei, gli erogatori vanno posti vicino alla pianta (circa 50 cm dal tronco) e può essere sufficiente un irrigatore per pianta. Quando l’impianto arboreo diventa adulto, gli erogatori devono essere aumentati e posti in prossimità della proiezione della chioma, ossia nella zona dove la pianta tende a concentrare l’apparato radicale assorbente. Spesso si commette l’errore sul numero dei gocciolatori e della loro distanza sulla linea gocciolante. Nei terreni argillosi il volume di terreno bagnato da ogni gocciolatore è maggiore, garantendo quindi una maggiore quantità di acqua per l'apparato radicale e minori rischi di perdita per percolazione. Al contrario, in terreni sciolti, c'è il rischio di apportare volumi irrigui troppo abbondanti (con conseguenti perdite di acqua e nutrienti per percolazione) e/o turni troppo lunghi (con conseguente carenza idrica). Oggi sono disponibili dei DSS (decision support system) che arrivano alla scelta di una posizione degli erogatori sia modulare e sia geometrica rispetto alle piante, partendo dalla conoscenza del tipo di terreno e della distanza delle piante sulla fila e tra i filari.

  4. Uniformità di portata nell’appezzamento. E’ buona norma usare sempre gocciolatori autocompensanti, specie se ci sono variazioni di pendenze nell’appezzamento. Per mantenere un'elevata uniformità di erogazione fra i gocciolatori è bene scegliere dispositivi di qualità, eseguire una corretta progettazione e dimensionamento dell'impianto con particolare attenzione alla manutenzione dello stesso per evitare eventuali occlusioni ai gocciolatori. Differenze di quantità di acqua erogata dai gocciolatori generano una disformità vegetativa e produttiva con danni ancor più rilevanti nel caso della fertirrigazione.

  5. Calcolo e verifica della pluviometria oraria, per ottenere la migliore efficienza nell’uso dell’acqua e temporizzare l’intervento irriguo.

  6. Diametro dell’ala microirrigua e diametro della condotta di testata. Per giungere al corretto dimensionamento del diametro delle tubazioni in PE e PVC, è necessario basarsi sulle caratteristiche idrauliche dell’erogatore prescelto. Il vincolo di progetto deve essere la portata dell’ultimo erogatore (non inferiore al 95% della portata del primo), non trascurando di ipotizzare l’uso di condotte a diverso diametro sulla medesima linea adduttrice.

  7.  Scelta e dimensionamento del filtro. Per quanto riguarda la scelta del filtro, oltre a dimensionare l’intensità del filtraggio in base al tipo di acqua disponibile ed al tipo di erogatore usato, si può ipotizzare un accoppiamento tra i vari tipi di filtri, necessari per portare l’acqua al livello di pulizia desiderato.

  8.  Automazione dell’impianto. Nei moderni impianti è talvolta necessario automatizzare il funzionamento prevedendo l’installazione di una centralina elettronica alimentata a batteria o dalla rete elettrica che consenta l’accensione, la programmazione e lo spegnimento dell’impianto irriguo anche a distanza.

In definitiva, in base a quanto precisato, ne deriva che è necessario rivolgersi a professionisti per la progettazione e realizzazione di impianti irrigui moderni ed efficienti. In rete si trovano alcuni siti che mettono a disposizione gratuitamente dei programmi di calcolo che consentono agli utenti di orientarsi verso l’adozione di impianti dotati di buone caratteristiche qualitative e di elevata omogeneità di distribuzione, tra cui quello del Consorzio di Bonifica del Canale Romagnolo.

Agrifoglio n. 95 -  

Temi
Autori
Emanuele Scalcione

Alsia

Pietro Dichio

Alsia

Giuseppe Fabrizio

Alsia