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Agricoltura multifunzionale, pratiche sostenibili a vantaggio di imprenditori e cittadini

Non bastano però organizzazione e contabilità aziendale: occorre affrontare altre dimensioni della creazione del lavoro.
didascalia.

Scolaresca in fattoria.

Data:12 Oct 2021

L’agricoltura multifunzionale (AM) comprende un ventaglio ampio di opportunità che un imprenditore agricolo può cogliere per rispondere ai bisogni della società. Si tratta di pratiche agricole sostenibili i cui effetti positivi per la comunità vengono riconosciuti e valorizzati dai cittadini.

La parola multifunzionalità applicata all’agricoltura significa capacità del settore primario di produrre beni e servizi secondari, di varia natura, congiuntamente alla produzione di cibo.

Questa capacità dell’agricoltura di produrre beni e servizi materiali e immateriali, di mercato e non, si manifesta con l’esercizio di una molteplicità di funzioni: funzioni produttive (sostenibilità della produzione alimentare; sicurezza degli approvvigionamenti alimentari; salubrità e qualità degli alimenti; benessere degli animali; generatività delle risorse naturali e culturali, produzione di energia); funzioni sociali (generatività di modelli innovativi di welfare; rivitalizzazione delle aree rurali; recupero e reinvenzione del patrimonio culturale, linguistico, artistico delle campagne); funzioni territoriali (cura del paesaggio; tutela della biodiversità); funzioni ambientali (neutralità climatica; generatività dell’economia circolare, recupero della fertilità del suolo).

L’idea di multifunzionalità va tenuta ben distinta da altri due concetti: diversificazione delle attività agricole e pluriattività dell’azienda agricola. La diversificazione è un allargamento del ventaglio della produzione di beni e servizi con l’obiettivo di diversificare il reddito e sottrarsi a fattori di rischio, mentre la pluriattività è riferita alla composizione degli impegni lavorativi della impresa-famiglia e alla combinazione di attività aziendali ed extra-aziendali.

Pertanto, ci possono essere attività di AM che non rientrano nelle attività di diversificazione (ad esempio: l’inserimento socio-lavorativo di persone svantaggiate) e attività extra-aziendali che si combinano con attività di AM (ad esempio: la sistemazione di parchi e giardini).

Per avere un’idea della vasta gamma di opportunità nell’ambito dell’AM, basta prendere a riferimento l’elenco delle cosiddette attività connesse con l’azienda inserito nel questionario distribuito per il 7° Censimento generale dell’agricoltura, svoltosi nell’estate 2021. In testa abbiamo l’agricoltura sociale, la fattoria didattica, l’agriturismo e l’artigianato. Si passa poi alla prima lavorazione di prodotti agricoli e alla trasformazione dei prodotti vegetali e animali. Successivamente c’è la produzione di energia rinnovabile: eolica, biomassa, solare, idro-energia. Poi si indica la lavorazione e il taglio del legno. Quindi l’acquacoltura. Seguono le attività agricole e non per conto terzi utilizzando mezzi di produzione dell’azienda, i servizi per l’allevamento, la sistemazione di parchi e giardini, la silvicoltura, la produzione di mangimi completi e complementari. Ovviamente, nel questionario compilato dagli agricoltori era previsto lo spazio per inserire altre attività non considerate nell’elenco. Si tratta, infatti, di pratiche agricole in continua evoluzione che vengono inventate e sperimentate man mano che emergono nuove tecnologie e nuovi bisogni sociali.

Le pratiche di AM sono frutto di percorsi aziendali che prevedono generalmente tappe graduali: riconversioni colturali, riordini fondiari, restauro di fabbricati rurali, realizzazione di spazi per la vendita diretta e di laboratori per la trasformazione e il confezionamento di prodotti, avvio dell’ospitalità e a traino della ristorazione (o viceversa), investimenti in energie rinnovabili, apertura di canali di comunicazione via web (sito e poi i social), creazione di relazioni e partnership, interazioni e reti territoriali.

Gli agricoltori diventano operatori di AM praticando quell’autodisciplina per acquisire costanza, ingegnosità, conoscenza del contesto, capacità di inventare un’idea e pilotarla verso il successo. Ma non basta combinare imprenditorialità, organizzazione e contabilità aziendale. Occorre affrontare le dimensioni psicologiche, antropologiche, sociologiche, sociali, storiche, identitarie, ecc., della creazione del lavoro. L’imprenditoria non è un’erba spontanea che cresce e si espande in maniera naturale. È il risultato di processi motivazionali che vanno stimolati e di fiducia da tessere costantemente. È l’esito di una guerra gigantesca da fare tutti i santi giorni contro la mentalità e la pratica assistenzialistica, che è causa ed effetto del clientelismo, della corruzione e dell’illegalità. È ricerca continua dell’innovazione e del cambiamento che si contrappone energicamente alla semplice ripetizione della vita. È conseguimento, consolidamento e superamento di un risultato, cioè di un esito certo e misurabile di un’azione che ne convalida l’efficacia. È dinamismo, non è mai un punto d’arrivo e neppure un plafond ormai assodato su cui si può sostare e magari addormentarsi sugli allori.

Le attività di AM nascono a seguito di percorsi di formazione. E generano: a) lavoro per i familiari degli imprenditori agricoli e per i residenti e abitanti locali; b) recupero e messa a valore di terreni, edifici e case rurali e/o di intere aree (salvate dal dissesto e dall’abbandono); c) reinvenzione di cultivar e razze quasi scomparse e/o prodotti e lavorazioni dimenticate. Una volta avviate le nuove attività, bisognerà aggiornarsi con la formazione continua.

Oggi nelle campagne si è avviata una nuova rivoluzione tecnologico-scientifica: con l’agricoltura di precisione, quella dei robot, dei droni, del digitale, della blockchain, delle nuove biotecnologie. Si tratta di una “cassetta degli attrezzi” che potrebbe enormemente facilitare gli operatori di AM nel rendersi sostenibili sul piano economico, ambientale e sociale. Pertanto, il rapporto costante con i centri di ricerca è fondamentale per innovare.

I progetti di AM potranno essere finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Le misure d’interesse per l’agricoltura sono i seguenti: a) sviluppo della logistica per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo, così da ridurre l’impatto ambientale; b) parco agrisolare per la produzione di energia rinnovabile tramite l’ammodernamento dei tetti delle strutture aziendali con impianti fotovoltaici; innovazione e meccanizzazione; c) contratti di filiera necessari per ridurre l’utilizzo di fitofarmaci, antimicrobici, fertilizzanti di sintesi, potenziare l’agricoltura biologica, lottare contro la perdita di biodiversità, migliorare il benessere degli animali, migliorare la distribuzione del valore lungo le diverse fasi della catena, sviluppare la produzione di energia rinnovabile e l’efficienza energetica, garantire la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, ridurre le perdite e gli sprechi alimentari.

Inoltre, si potranno attivare gli interventi del Piano Nazionale Strategico (PAC 2023-2027) che sarà approvato dalla Commissione Europea entro il 30 giugno 2022 ed entrerà in vigore dal 1° gennaio 2023. Nel documento La definizione delle esigenze nel Piano Strategico della PAC (settembre 2021) ne sono individuate alcune che interessano gli operatori di AM: a) favorire la diversificazione del reddito delle aziende attraverso lo sviluppo di attività connesse; b) sostenere la creazione e il consolidamento di filiere locali e dei canali di vendita diretta; c) incentivare la produzione e l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili; d) creare e sostenere l’occupazione e l'inclusione sociale nelle aree rurali, rafforzando il sistema economico extragricolo attraverso la nascita di nuove imprese e favorendo diversificazione, multifunzionalità e lo sviluppo di filiere bioeconomiche.

Agrifoglio n. 105 -  

Temi
Agricoltura multifunzionale
Autori
Alfonso  Pascale

Presidente dell’Accademia della Ruralità, scrittore ed esperto di agricoltura sociale